BpVi e Vicenza Calcio, dàlli all’untore (populista)

Due esempi che provano come non bisognerebbe tacciare i critici di disfattismo. Perchè poi la fiducia “obbligata” si paga

Per spiegare il fallimento della Banca Popolare di Vicenza, Giuliano Zoso chiarisce in due righe, qui su VVox, tutto quello che c’è da chiarire. Scrive: «Un’intera comunità si è lasciata abbacinare, ipnotizzare, cloroformizzare, plagiare per vent’anni senza opporre alcuna resistenza, anzi disprezzando quei pochi che osavano disubbidire».  Non solo Zoso ha ragione, ma ci sta raccontando cosa abbiamo sbagliato ben oltre la Banca Popolare. Ci dice dove sbagliamo (e forse sbaglieremo ancora) anche sul calcio, sulla politica, sulla vita di ogni giorno.

Penso soprattutto al Vicenza Calcio, che da decenni vive la stessa situazione. Ma anche alla politica locale e nazionale, a tutte le scelte che accettiamo plagiati e cloroformizzati, risvegliandoci solo per dar contro a chi critica: guai se ti lamenti infatti, perché “sei un populista”, “troppo facile criticare”, “gli altri sono peggio” e vai con stupidaggini e banalità.

Sarebbe il caso di cambiare atteggiamento, che ne dite? La Popolare ha ladrato in modo indegno proprio a causa di questo modo di pensare. Ci siamo bevuti di tutto, fino a non farci più caso: prese in giro, supponenza, atteggiamenti vergognosi, parole al vento da gentaglia che, in altre epoche, avremmo preso a calci nel sedere. In migliaia hanno aperto il conto e investito nella Popolare con la stessa stupidità con cui gli appassionati di calcio hanno fatto l’abbonamento e pagato il biglietto ogni domenica. La stessa con cui accettiamo le scelte di una politica che ormai decide a tavolino tutto, dal prossimo sindaco al prossimo presidente del Consiglio.

Le uniche reazioni scattano solo se provi a criticare: “La Popolare è la nostra banca, la banca del territorio! Troppo facile criticare, bisogna sostenerla! Il Vicenza è la nostra squadra, non essere il solito bastian contrario! Il partito è il nostro partito, gli altri sono peggio!” E vai, a oltranza e testa bassa. Tutte cazzate ovviamente. L’unico atteggiamento sensato è ragionare al contrario. Proprio perché voglio bene alla mia banca (squadra, città, forza politica…), pretendo che sia migliore delle altre. Punto e a capo. Pretendo chiarezza e trasparenza. Voglio che mi si parli chiaro e mi si dica la verità. Perché è dalle persone di cui mi fido che pretendo di più.

La Popolare e il Vicenza calcio ci hanno preso in giro e sono falliti per gli stessi motivi: non solo e non tanto per la cialtroneria dei padroni, ma per la cialtroneria di noi tutti. Di chi ha scelto di fidarsi delle migliaia di pompini autocelebrativi che hanno preso il posto di analisi vere e critiche feroci. Le avessimo pretese, avremmo dovuto rispondere nell’unico modo possibile: chiudere i conti con largo anticipo e chiudere con biglietti e abbonamenti con largo anticipo. Doloroso, ma saggio. Così li avremmo costretti a cambiare. La nostra è stata una fiducia criminale, altro che “il bene della città e della squadra”. Li abbiamo nutriti noi, con conti correnti, abbonamenti, fiducia e speranze. Senza i nostri soldi, non avrebbero fatto un passo.

Quando, tra poche settimane, i nuovi e vecchi incravattati del Vicenza Calcio (e della politica, e delle banche, e di tutto quello che volete) cominceranno a chiederci fiducia promettendo aria nuova e idee nuove, ragionateci bene prima di fidarvi di nuovo. E non fatevi spaventare dal loro ricatto peggiore, il “senza di noi morte e fallimento”. Perché con questa gente morte e fallimento arrivano lo stesso, solo più lentamente e dolorosamente. Non serve essere geni: basta stare un po’ attenti. Anche solo guardando le facce che hanno, le cravatte, le parole che usano, la voce, i movimenti. Vi pare che fosse così difficile capire che da personaggi così è meglio stare alla massima distanza?

(Ph. Walldevil.com)