Inchiesta BpVi su Consob, sequestri a Milano

La procura di Vicenza non potrà più chiedere il sequestro dei beni degli indagati nell’inchiesta su Banca Popolare di Vicenza. Questo, scrive Diego Neri a pagina 10 del Giornale di Vicenza, il risultato del trasferimento a Milano del maxitroncone dell’indagine su BpVi relativo all’ipotesi di reato di ostacolo alla vigilanza della Consob. Solo i magistrati lombardi potranno quindi predisporre l’eventuale sequestro con un aggravio in ordine di tempi soprattutto nel caso in cui il giudice di Milano dovesse dichiararsi a sua volta non competente. In quest’ultimo caso la decisione sui sigilli spetterebbe quindi alla Cassazione.

La trasmissione del faldone a Milano è stata decisa dal giudice Barbara Maria Trenti, sollecitata dalla procura berica a decidere in merito ad alcune misure cautelari. Secondo il giudice la procura vicentina era incompetente sui sequestri in quanto il reato di ostacolo alla vigilanza in relazione all’aumento di capitale 2014, sarebbe stato commesso a Milano con l’acquisto di azioni da parte di società quotate in Borsa. Da quel reato, secondo il giudice, discenderebbero anche le altre imputazioni, di qui l’incompetenza vicentina a procedere. Intanto il tribunale di Vicenza precisa che l’inchiesta su BpVi si avvia alla conclusione: il lavoro dei magistrati continua sia in merito all’ipotesi di aggiotaggio sia a quella di ostacolo alla vigilanza, per attività diverse rispetto a quelle della Consob, ovvero su Banca d’Italia. La procura lombarda infine ha precisato che intende occuparsi solamente dello stralcio che le è stato affidato.

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