2 giugno, Usb: «lavorare non è obbligatorio»

Raniero Germano, segretario vicentino del sindacato USB, torna ad attaccare le aperture festive. Germano fa presente che «è la stessa corte di Cassazione che ha stabilito che nelle festività civili e religiose ogni dipendente può legittimamente astenersi dal lavoro, con la sola eccezione dei servizi essenziali (come nei trasporti o nella sanità). A seguito di questa pronuncia vari tribunali si sono pronunciati, l’ultimo in questi giorni a Firenze, proprio su causa intentata da USB. Secondo il giudice, “per l’eventuale prestazione lavorativa l’azienda deve trovare un accordo con il dipendente stesso”. Niente straordinari, se non autorizzati dal lavoratore. Allo stesso tempo, il riposo festivo “è un diritto di cui le organizzazioni sindacali in sede di accordi collettivi non possono disporre, in assenza di uno specifico mandato ad esse conferito dal lavoratore”. Non può imporlo il capo, non può imporlo il sindacato: la scelta di lavorare nelle giornate festive dovrebbe essere solo del lavoratore».

«Anche nel Veneto – continua la nota del sindacalista – prosegue la campagna contro la liberalizzazione degli orari di apertura di negozi e centri commerciali. Per il sindacato USB il lavoro nei giorni festivi rende impossibile la vita sociale e familiare dei lavoratori, tra l’altro sempre più precari. Con la lotta al lavoro festivo intendiamo rimettere al centro il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori alle feste, ad un salario e ad un lavoro all’insegna della dignità».
In conclusione, Germano rivolge un appello alla politica: «perché Zaia e Donazzan, che si sono espressi per una riduzione delle aperture festive, non convocano le parti e riducono drasticamente le aperture festive limitandole a luoghi turistici o per eventi particolari e dichiarando intoccabili quelle stabilite dalla Cassazione?».

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