Padova, Bressa (Pd): «Giordani e Lorenzoni, schema a due punte»

Il segretario cittadino vede in positivo la divisione del centrosinistra: «voto disgiunto? Non è un dramma»

A Padova l’aria si sta scaldando. Oltre al tasso d’umidità, è quello della campagna elettorale per il nuovo sindaco (e il rinnovo del consiglio comunale) che si è alzato. Finalmente, verrebbe da dire. Anche se (quasi) tutto procede secondo copione: la sinistra divisa (Pd e moderati con Sergio Giordani, quella più radicale con Arturo Lorenzoni), il centrodestra compatto sull’uscente leghista Massimo Bitonci, il M5S in solitaria, qualche civico che tenta di capitalizzare il più possibile al primo turno. Antonio Bressa, classe 1984, da segretario cittadino del Partito Democratico è impegnatissimo per far vincere Giordani. Il cui stato di salute è stata, purtroppo, la grande sorpresa. Forse l’unica.

Detto con tutto il rispetto per la persona, l’ischemia del vostro candidato sindaco è stato un colpo di scena che ha cambiato la prospettiva. E che come effetto sta dando risalto anche al Pd, con lei e il segretario provinciale Massimo Bettin: probabilmente non sareste così tanto in prima fila se Giordani fosse in forma al 100%. Questa riproposizione del partito, in tempi di civismo spinto, potrebbe danneggiarvi, o no?
E’ evidente che la maggior parte dell’attenzione si è catalizzata su Sergio: ad ogni occasione, la prima domanda che ci fanno tutti è come sta. La sua popolarità non ne ha risentito, anzi. La presenza del Pd c’è, sulla base del programma che abbiamo per Padova. Credo che sia emersa più la coalizione, con le sei liste che la compongono, che non il fatto di parlare in pubblico come “delegati” di Giordani. In questo contesto sì, il Pd emerge con le sue figure più conosciute.

Secondo il sondaggio di Quorum commissionato dal vostro partito, Lorenzoni ha fiducia al 46%, più di Giordani (45%) e di Bitonci (39%). Avete paura del voto disgiunto, con vostri elettori che magari votano Lorenzoni, perché avrebbero voluto le primarie e perché, specie la vostra ala più a sinistra, si sentono rappresentati più da una figura come la sua che da quella di Giordani?
Penso che sia comunque un fatto positivo che Lorenzoni goda di ampia popolarità. Ma bisogna anche parlare di quanto sono conosciuti i candidati, e Giordani, per la sua storia e per il fatto di essere considerato come principale alternativa a Bitonci, è molto conosciuto in città. Quanto al voto disgiunto, è un fatto fisiologico. Se qualche voto nostro va a Lorenzoni, non ci fasciamo la testa.

Resta il fatto che il centrosinistra padovano non riesce a presentarsi unito. Sembra il remake del 2014, e questa volta non avete fatto neppure le primarie di coalizione.
Bisogna partire dal contesto nazionale, dove si trovano una sinistra più tradizionale e la nostra progettualità, basata su due punti: un candidato civico trasversale unico, e l’unione delle forze riformiste e responsabili contro i populisti. Lorenzoni non si è riconosciuto in questo schema. Così ne abbiamo fatto partire uno a due punte.

Per la verità lo schema di gioco, ammesso che ci sia, vede una Coalizione Civica di Lorenzoni che voleva scegliere con primarie di tutto il centrosinistra il candidato unico, e voi non avete voluto farle svolgere. Si dice per paura che Giordani le perdesse.
No, non per paura, ma perchè non erano necessarie per il progetto di un candidato sindaco civico e alleanze responsabili, per preservarlo e non snaturarlo. E sta funzionando: entrambe le spinte servono.

Veniamo ai temi. Bitonci ribadisce: l’ospedale si farà a est. Voi siete per il nuovo su vecchio, come Lorenzoni. Siete anche per lo stop a nuove edificazioni. Siete per forme di democrazia diretta come il referendum consultivo annuale e l’informativa civile (strizzando l’occhio pure all’elettorato grillino). Cos’è che vi distingue nel merito da Coalizione Civica? Il tema della sicurezza?
Sul nuovo ospedale non è proprio esatto che la pensiamo uguale: Lorenzoni è per ristrutturare l’attuale sede, noi siamo per costruire uno spazio per qualcosa di nuovo, nel senso di creare una realtà di eccellenza. Sulla sicurezza, l’approccio in realtà è simile, declinato in repressione e prevenzione (eventi culturali, commercio, ecc). Ma i presidi di polizia locali vanno mantenuti e potenziati. Un’altra differenza è sui servizi pubblici: noi rivogliamo il mercato, loro sono per il pubblico e basta.

Le leggo una dichiarazione di Maurizio Saia, che come noto è di destra-destra e sostiene Giordani, in cui l’ex assessore alla sicurezza di Bitonci attacca quest’ultimo sulla questione dei nomadi: «Ci sono stati nomadi fermati senza patente che hanno chiamato il comando dei vigili e sono stati lasciati andare. Bitonci non gli ha dato solo le case, per loro c’è la deregulation». Ma non era una delle poche misure positive, quella sui nomadi, vista da uno di centrosinistra?
La soluzione di Bitonci non ha coinvolto i cittadini, che dall’oggi al domani si sono ritrovati con gli sfollati accanto a casa propria. E’ nel modo di gestire, che Bitonci ha sbagliato.

Se doveste perdere per la seconda volta consecutiva, come dirigenti del Pd vi dimetterete?
Non prendo neanche in considerazione l’ipotesi. Quella di perdere, dico.