Siti Unesco della Serenissima, forti veneziani esclusi

Icomos, il braccio destro dell’Unesco che si occupa di verificare le candidature di accesso al marchio dei siti archeologici, ha escluso dalla lista dei forti candidati a diventare il sito Unesco delle “Opere di difesa veneziane tra XV e XVII secolo”, una serie di opere della Serenissima. Come scrive il Corriere del Veneto nell’edizione di Venezia a pagina 10, sono state bocciate le candidature dell’Arsenale, di Forte Sant’Andrea (in foto) e i dei due Ottagoni di Alberoni e Poveglia. Inoltre, non sono mai stati candidati dalla giunta veneziana per timore di una loro esclusione, il Forte di San Felice a Chioggia (con le sue mura alla moderna inclinate di 45 gradi per ridurre l’impatto delle artiglierie, un’invenzione della Repubblica di Venezia) e i forti realizzati dalla Serenissima in Grecia, Albania, Slovenia e Cipro.

Motivo di quella che sembra una paradossale decisione o al più un pasticcio, è la condizione di degrado in cui secondo Icomos versano i forti. Secondo gli ispettori infatti, tutte le opere bocciate versano in precarie condizioni di conservazione che ne pregiudicano l’accesso e la fruibilità. Alla fine dei 15 siti proposti (Bergamo, Peschiera, Venezia, Palmanova, le croate Zara, Sebenico, Lesina, Curzla, nel Montenegro Castelnuovo e Cattaro e Dulcigno) solo 11 sono stati accettati. Intanto si muove l’Istituto Italiano dei Castelli che lancia un appello: «chiediamo alle istituzioni culturali e pubbliche ad aprire un dibattito sul tema, noi siamo disponibili a collaborare. Sosteniamo la candidatura delle fortezze come un unicum di cui Venezia rappresenta origine ed essenza».

(ph: wikipedia.org)

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