«Inchiesta BpVi, ex magistrati vicentini inerti»

«Per quanto riguarda l’indagine sulla Popolare (…) la procura di Vicenza si ritrova a lottare contro fortissimi pregiudizi. C’è troppa sfiducia nei confronti della magistratura e questo accentua le tensioni». Così, intervistato da Andrea Priante sul Corriere del Veneto a pagina 2, il procuratore generale Antonino Condorelli commenta il trasferimento di una parte dell’indagine su Banca Popolare di Vicenza alla procura di Milano.

«È chiaro che questo disastro della Popolare affonda le radici in quegli anni, e che la procura di Vicenza non riuscì a fare la sua parte, almeno non fino in fondo, nel controllo di legalità sull’amministrazione della Banca e anche sull’operato degli stessi organi di vigilanza – argomenta Condorelli -. Quel che non sappiamo è se tutto ciò avvenne perché c’erano delle opacità,  chiamiamole delle “incrostazioni”, all’interno della magistratura, oppure se sia dovuto soltanto a una mancanza di attenzione. Insomma, a distanza di tanto tempo e col pensionamento degli interessati, è impossibile stabilire, quanto meno sul piano disciplinare, se il mancato intervento tempestivo da parte degli investigatori fu fatto “in buona fede” o meno. Di certo, il risultato è che i bravi colleghi che oggi stanno indagando, ancora subiscono gli effetti dell’oggettiva inerzia di chi li ha preceduti».

 

 

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