Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini: i 4 populismi

Siamo sfortunati oppure questi personaggi rappresentano ciò che siamo?

Al solo parlare di elezioni anticipate la borsa va giù e lo spread si impenna. Ma i nostri quattro grandi partiti, Pd, Grillo, Berlusconi e Salvini sono in agitazione orgasmica. Si stanno mettendo d’accordo su una legge elettorale chiamata tedesca, che di quella tedesca ha solo la clausola di sbarramento al 5%, norma che fino all’altro giorno era vista come liberticida.

In Europa corre lo spettro del populismo. Noi in casa ne abbiamo un campionario. A intensità variabile. Salvini, con la sua faccia di ghisa disinvoltamente portata sopra le felpe, propone l’uscita dall’euro e una tassazione generalizzata al 15%. Chiamare la croce verde sarebbe un’opera di misericordia.

Grillo, nomen omen, cambia idee con frequenza infragiornaliera, per cui è anche difficile fotografarle. Siccome da anticlericale è diventato francescano, e qualche babbeo dei nostri vescovi ci sta pure cascando, allora propone il reddito di cittadinanza e, bontà sua, vuole portarci a votare se vogliamo o no rimanere nell’euro, che solo un annuncio del genere ci porta lo spread a 500 punti base.

Berlusconi, in gara per il podio nel festival delle idee strampalate, ha proposto per l’Italia due monete. Riusciamo a fatica a rimanere in una, dovremmo reggerne due. Meglio che allevi agnellini con la sua amica Brambilla.

Renzi, teoricamente, dovrebbe essere il più saggio e prudente. Ha governato fino all’altro ieri, oggi governa un suo uomo. No che è fremebondo. Ha l’ossessione di tornare a Palazzo Chigi. Aver visto a Taormina i Grandi senza il grandicello gli deve aver fatto ingoiare scatole di Malox Plus. Ergo, vuole tornare al governo il prima possibile. A chi gli fa notare che votare giusto nel bel mezzo della discussione della manovra finanziaria potrebbe avere effetti disastrosi risponde, non so se ingenuo, incosciente o solo figlio di b.d.: «Non saranno i mercati a decidere cosa faremo ma il Presidente della Repubblica, seguendo le norma costituzionali». E già qua siamo a un distillato di grillismo puro, se solo Grillo sapesse che esiste una Costituzione.

Non solo, aggiunge anche: «L’importante è che il governo – qualunque esso sia – ottenga buoni risultati da Bruxelles». Cioè non quello che faremo noi, ma quello che ci regalerà Bruxelles. E qui siamo già oltre Grillo, siamo a un concentrato di Crocetta, De Luca ed Emiliano con una spruzzatina di De Magistris. Questi qui a dire sempre: ci deve pensare Roma. Renzi a dire: ci pensi l’Europa.

Fuori dal recinto di questi quattro troviamo la Camusso e la cosa si complica ulteriormente. Tutte le categorie economiche, di ogni stazza e colore, ci dicono che aver abolito i voucher, invece che gli abusi, è stato un drammatico errore. Il governo, scansato il referendum, vuole introdurne una versione aggiornata e a prova di altro referendum. La Camusso dà i numeri e minaccia sfracelli.

Confindustria, che da anni predica a destra e a manca le virtù del privato contro i vizi del pubblico, scopriamo che ha gestito il suo giornale, il prestigioso Sole-24 Ore, che neanche una municipalizzata di Trapani, sperando che i trapanesi non si offendano per il confronto.

Mi domando: siamo sfortunati? Abbiamo una classe politico-sindacale-imprenditoriale che non ci meritiamo? Oppure noi italiani siamo fedelmente rappresentati – che meglio non si potrebbe? Credo nella seconda ipotesi. Siamo noi che siamo fatti così. Siamo noi, alla fine, che vogliamo che politici, sindacalisti e imprenditori associati facciano quello che fanno. Se non lo facessero, non li voteremmo. Siccome, poi, quello che vogliamo porta il Paese allo sfascio, andiamo alla ricerca dei capri espiatori, per salvarci la coscienza e sentirci innocenti.

E corriamo a votare Grillo e Salvini, non mandiamo a quel paese Berlusconi e ci guardiamo bene dal ricordare a Renzi che, inseguendo Grillo, gli porta voti. E mentre noi giochiamo con i talk show, i capitali fuggono e la troika è lì che aspetta il momento.

(Ph: liberoquotidiano.it)