Venezia, il parroco di Torcello contro il patriarca: «non mollerò mai»

Chiese vuote trasformate in luoghi d’arte, don Fornezza si ribella: «è solo per fini economici, celebrerò messa anche con un solo fedele»

Sempre meno abitanti, sempre meno fondi, sempre meno fedeli. Risultato: chiese vuote. Il caso della parrocchia di Vignole a Venezia è solo la punta dell’iceberg, come scriveva il Corriere della Sera il 23 aprile scorso. Il patriarca Francesco Moraglia si è detto orientato a riconvertire i luoghi di culto verso altri usi, rispetto alla tradizionale messa: mostre, spettacoli teatrali e musicali, biblioteche. Ma c’è chi non ci sta. Come  Ettore Fornezza, parroco di Torcello, una manciata di fedeli: «finché ci sarò difenderò quel sottile filo di fede che rimane qui. Se lascio, Torcello morirà anche spiritualmente». A volte, si trova a celebrare la messa senza un fedele alcuno. «Ma non ho intenzione di mollare», dice con orgoglio, «sono qua da 10 anni e ho un dovere da assolvere. Queste persone hanno bisogno della fede e finché ci sarà anche un solo credente che bussa alla porta della chiesa, io celebrerò». Qualche soluzione da proporre lui l’avrebbe: «un’idea potrebbe essere affidare le chiese ai catecumenali. Vivono in comunità con tante stanze dove dicono la messa il sabato sera. A volte celebrano nei magazzini. Se i superiori andassero da queste persone, loro, avrebbero anche le risorse per gestirle e tenerle aperte».

Perché allora non affidarle a loro?
Perché c’è sempre più interesse a fare economia. Preferiscono darle alla Biennale, atto che a mio avviso rovina la spiritualità delle chiese.

Sappiamo che conservare un edificio storico è una spesa che diventa molto gravosa quando si tratta di edifici di valore anche artistico come per le chiese. Perché non riqualificarle, quindi?
Appunto! Ma c’è modo e modo. Chiese-musei già ce ne sono, ma va tenuta a mente quanto Venezia sia una città particolare. Ponti! Come fanno gli anziani a fare 4 ponti per andare a messa altrove? Venezia è piena di anziani dagli 80 anni in su. I miei superiori non capiscono la situazione. Date la possibilità a questi poveri veci di andare a messa dove sono nati e cresciuti; dove si sentono a casa! I ponti sono stati costruiti per unire le persone, non per obbligarle ad andare a messa in altre chiese. Per non parlare della pioggia. Qui si scivola, sono caduto pure io uscendo di casa.

Qual è secondo lei lo scopo della soluzione ideata da Moraglia?
Puro fine economico.

Il fenomeno dello spopolamento delle chiese, comunque, è osservabile un po’ dappertutto. Non è opportuno che la Chiesa, in questo caso il Patriarcato veneziano, si ponga il problema di come fronteggiarlo?
Senz’altro, ma non bisogna fare le cose tanto per fare o, peggio, frettolosamente. Un esempio: abbiamo fatto un libro per i veneziani e i turisti che troppo spesso vengono a visitare Torcello e si fanno propinare un sacco di favolette. Con questo libriccino raccontiamo la storia di queste fantastiche isolette. Anzi, porto un altro esempio: Cipriani ha comprato le isole abbandonate e ci ha piantato ben 18000 piante di carciofi. Carciofi che abbiamo già assaggiato alla presentazione del libro. Non è l’iniziativa privata ad essere errata, quanto il fine che anima tali iniziative.

Se le venisse imposta la chiusura e lei si mantenesse saldo nella sua posizione questo cosa implicherebbe nel suo rapporto con il patriarca?
Non accetterei. Per quanto riguarda i nostri rapporti, sono già molto rigidi. Non mi saluta nemmeno.

Restando in tema, non potrebbe essere una mossa interessante per riavvicinare i fedeli?
In tutti questi anni ho capito che bisogna dare il giusto esempio alle persone. Se gli si dà esempi mondani allora li rifiutano e si allontanano. E quello che vogliono fare a mio avviso è sbagliato. Sono diventato prete a 36 anni, prima ho conosciuto le cose del mondo e poi dei preti e penso di poter riconoscere cosa è giusto e cosa non lo è.

La Chiesa è dotata di beni e fondi molto ingenti. Perché non dedicarli alle comunità in difficoltà?
Lo so pure io e sono d’accordo. Si dovrebbero dedicare a queste comunità che hanno un rapporto con la fede, ma purtroppo ci sono giochi di potere che vanno al di là del vero dovere della Chiesa. Fanno speculazioni sulla fede. Per me, la vecchietta che dona un centesimo vale più di un milione pagato dai signori X per sposarsi. Stiamo parlando di abbandono civile e amministrativo. Non interessa a nessuno, basti pensare alle manutenzioni, nessuno viene a farle.

Lei afferma che se le Chiese chiudessero la gente perderebbe la fede. La provoco: che senso ha tenere aperte chiese magari affollate da gente senza fede?
Bisogna capire perché certe chiese sono piene. Ma vuote è sempre sbagliato, e piene solo per profitto è anche peggio. Per quanto riguarda le isole, posso dire che alle persone basta venire a messa, ne hanno bisogno e finché ci sarò, difenderò la loro spiritualità.

C’è un messaggio che vorrebbe trasmettere fuori fuori da Torcello?
È grazie a Papa Luciani, di cui sono stato assistente per ben 9 anni, se oggi sono qui. Mi ha insegnato ad essere prete, quando tacere e quando parlare e in questo momento penso a cosa direbbe lui e da lui traggo ispirazione. Perché in 9 anni ho imparato la fedeltà; è per fedeltà che assolvo il mio compito, la mia responsabilità. A volte bisogna andare contro i propri superiori ed è quello che sto facendo. Cipriani coltiva carciofi, io la fede!

Crede che il caso-limite di Torcello possa essere un esempio?
Lo è, perché presente nella vita delle persone. La Chiesa dovrebbe tornare ad essere parte della quotidianità dei suoi fedeli e non occuparsi di affari. Sembra che si parli solo di economia; che sia più importante fare cassa, ma io non ci sto.