Assopopolari: «soluzione spagnola auspicabile, ma è praticabile?»

Pubblichiamo il comunicato di Francesco Celotto, consigliere dell’Associazione Soci Banche Popolari

In Spagna si muovono meglio di noi sul fronte bancario. In poche ore hanno risolto la crisi del Banco Popular che rischiava di essere molto pericolosa per il sistema finanziario iberico. Il Banco Santander, il più grande istituto di credito spagnolo, ha acquisito la banca impegnandosi a iniettare 7 miliardi a titolo di aumento di capitale.
Mi chiedo se non sarebbe possibile applicare questa soluzione alle nostre ex popolari. Il Santander non è una istituzione di carità. Se ha proceduto all’acquisto è perché lo trova profittevole per aumentare la massa gestita e la propria posizione sul mercato nonostante il portafoglio creditizio del Banco Popular sia assai deteriorato.
Perché allora Banca Intesa o Unicredit o altri primari istituti italiani non acquistano Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza? In fin dei conti operano su una area del paese ancora economicamente florida e hanno ancora impieghi per oltre 40 miliardi. Eppure nessuno le vuole. Il problema sta forse nel pessimo rapporto tra costi e ricavi che è estremamente penalizzante (si viaggia sul 100-110%) causato soprattutto da un esorbitante costo del lavoro.

Il banco Popular ricordo che ha un cost-income del 46,74%. Nessuno, neppure per un euro vuole accollarsi due banche che generano perdite costanti, con una reputazione sottozero e una costante fuga dei depositi. Oltretutto il buon Viola non ha neppure approntato una bozza di piano industriale per le due banche fuse. Difficile in un simile contesto che si trovino compratori. Il problema degli esuberi e della chiusura degli sportelli va affrontato subito senza ulteriori ritardi. Il nostro paese ha da questo punto di vista un grosso ritardo: abbiamo ancora 49 sportelli ogni 100.000 abitanti contro i 14 dei tedeschi. Oltre ad avere ancora più di 600 banche e 300.000 dipendenti. Troppi. In Spagna già da tempo hanno ridotto questi numeri. In Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza ci sono oggi gli stessi dipendenti del 2010. È ora di procedere celermente a dei tagli per salvare le due banche. Una soluzione alla spagnola sarebbe auspicabile in modo da non rischiare di bruciare ulteriore denaro pubblico per fare l’aumento di capitale precauzionale. Sempre che si tagli il personale di almeno il 50%.

(Ph. Expansiòn)