Lo sboariniano Bacciga: «Verona esca dallo Spraar»

L’esponente della civica Battiti per la linea dura sui migranti. Ma per il rilancio della qualità della vita s’ispira… al beat

Nato e cresciuto a Verona, Andrea Bàcciga, detto Barzi, è uno dei volti giovani del raggruppamento di centrodestra che fa riferimento al candidato sindaco Federico Sboarina. Classe 1981, avvocato specializzato in diritto penale, alle elezioni municipali in programma a Verona domenica 11 giugno corre per un posto da consigliere comunale con una lista civica «ispirata ai valori del centrodestra» denominata “Battiti – Verona domani”. Già ai primi anni 2000 tentò tra le file di Forza Nuova (poi abbandonata nel 2006) un approdo al consiglio provinciale: «fu un buon risultato anche se non riuscimmo a superale la soglia di sbarramento».

E’ dichiaratamente di destra: «So che non mancano coloro i quali parlano di sinistra e destra come due categorie superate, ma i valori come quello della famiglia, dell’identità, del diritto dei nostri figli a crescere con un padre ed una madre non mutano». Fan di Jack Kerouac, secondo lui Verona «farebbe bene a ricordarsi di essere stata una delle patrie della musica beat negli anni Settanta, il che dovrebbe essere un punto di partenza per ridare slancio ad attività culturali, concerti, teatro, iniziative enogastronomiche che non siano per forza legate al turismo. Perché se mi si dice che per la musica a Verona c’è la lirica dell’Arena che è un fenomeno eminentemente turistico allora siamo freschi. Quando in gennaio uno esce il lunedì sera alle otto e trova tutto chiuso – aggiunge il candidato – mi viene un po’ da ridere. Perché se poi dobbiamo parlare di turismo che ne sarà del visitatore spagnolo che cena non prima delle nove?».

Parlando di Sboarina, spiega di «essere legato a due aspetti particolari della sua discesa in campo: uno è strettamente programmatico e riguarda la grande attenzione ai temi della sicurezza: non si capisce perché un anziano o una donna non possano passare di sera vicino alla stazione senza sentirsi in ansia. In questo senso concordo con il leader della nostra coalizione sulla necessità di aumentare la vigilanza, fermo restando che c’è un governo che nei fatti stimola l’ingresso massiccio di migranti. Quando poi vedo il candidato a sindaco Pd  Orietta Salemi che si porta in città il ministro degli Interni Marco Minniti e ci propina la necessità di aumentare integrazione, cioè immigrazione, e sicurezza, trasecolo. Perché è come curare un alcolista mandandolo al pub. Ad ogni modo le forze, le lobby e gli interessi che ci sono dietro questo disegno di migrazione imposta li conosciamo. Sappiamo che il Comune da solo non potrà fare più di tanto. Tuttavia se Verona uscisse dal circuito dei comuni aderenti allo Spraar, ovvero il sistema di protezione dei richiedenti asilo, allora già sarebbe un primo passo. Gli episodi di criminalità che coinvolgono i migranti sono all’ordine del giorno e se nel carcere di Verona gli stranieri superano il 70% vorrà pur dire qualcosa».

Nel parlare del decennio del sindaco uscente Flavio Tosi, un tempo rampollo di una Lega intransigente e poi folgorato sulla strada di un centrismo moderato, Bacciga non ha un atteggiamento interamente liquidatorio: «Pur non avendolo mai votato alcune sue scelte come quella di allontanare i venditori ambulanti da via Mazzini mi hanno visto favorevole. Poi Tosi viste le difficoltà in cui versava la Lega prima dell’arrivo del segretario federale Matteo Salvini, ha ben pensato di puntare molto sulla possibilità di divenire il Matteo Renzi del centrodestra italiano. Ma la sua idea si è scontrata contro la ripresa di quota della Lega». Contemporaneamente l’amministrazione andava incontro ad una serie di scandali di non poco conto: da quello delle partecipate sino all’arresto dell’ex assessore all’urbanistica Vito Giacino che già con una condanna in primo e secondo grado deve affrontare le incognite della Cassazione con il rischio d’un aggravio della pena. Incognite cui fanno da corredo le ultime rivelazioni de L’Espresso sulle manovre che lo stesso Tosi avrebbe messo in atto per tentare di rendere più difficile la vita a Alessandro Leardini, il grande accusatore di Giacino. Parlare di quest’ultimo significa parlare anche della querelle dei cosiddetti scatti rubati che in momenti diversi hanno ritratto insieme lo stesso Giacino, Tosi e la senatrice ex leghista Patrizia Bisinella, compagna di Tosi e candidata sotto l’egida del primo cittadino uscente alla carica di sindaco. «Premesso che i veronesi probabilmente in questo momento sono più interessati ai marciapiedi da sistemare, ai servizi sociali da potenziare, ai drammi della Fondazione Arena, al traffico che va in tilt a causa delle eccessive aperture di centri commerciali specie a Verona sud a scapito delle botteghe di vicinato e dei negozi storici, va comunque detto che non si capisce bene quali siano gli illeciti di cui straparla Tosi sulla stampa giacché si tratta di scatti che ritraggono un sindaco uscente, un candidato sindaco e un ex assessore invischiato in una storia poco edificante. Mi spieghino dov’è il reato».

E se si parla di querelle non può nemmeno mancare quella relativa alle dure critiche patite da Tosi per bocca del suo ex braccio destro, l’avvocato Fabio Salvadori. Che accusa l’attuale capo dell’esecutivo municipale di averlo mobbizzato al punto di dirsi pronto ad avviare un contenzioso in tribunale. «Non conosco nel dettaglio la natura di quel contenzioso – spiega Bacciga – tuttavia conoscendo lo scrupolo professionale del collega, se quest’ultimo avvierà una causa avrà i suoi buoni motivi. Quanto poi alla dura critica mossa da Salvadori sempre a Tosi dico che è dettata dalla parabola assunta dal capo dell’esecutivo cittadino negli ultimi anni: sempre più interessato al suo futuro e sempre meno proiettato sui problemi dei veronesi».

Sboarina è dato favorito per il ballottaggio. In questo caso ci potrebbero essere accordi con altri concorrenti? Magari con Filippo Grigolini e il suo Popolo della Famiglia?O con Verona Pulita di Michele Croce? «Se Sboarina approda al secondo turno è chiaro che spetta a lui ogni discorso su eventuali intese. Quello che posso dire è che ci sono alcune liste che per ragioni di storia politica è più facile eventualmente provare a fare un ragionamento. Nomi assolutamente non ne faccio. Aggiungo poi che se Sboarina e Salemi approderanno al secondo turno e se Tosi invitasse i suoi a appoggiare Salemi, la vedo dura che la parte più a destra del gruppo tosiano segua il suo consiglio. Certo è che non mi piace l’idea di un ballottaggio in cui le parti decidono di fare accordi tipo manuale Cencelli e non invece sui programmi. Spero che questo sia ben chiaro in una campagna elettorale incominciata decisamente sotto tono e fattasi ben più scoppiettante sul finire».