Verona, Bertucco: «idee nette a sinistra, Pd ambiguo»

Il candidato sindaco di “Verona in comune”: «al ballottaggio confronto sui temi». Di Tosi salva solo «la gestione dei servizi sociali». E sul caso Giacino: «non poteva fare tutto da solo»

Michele Bertucco è stato nel consiglio comunale di Verona in quest’ultimo mandato il capogruppo del Partito Democratico, per poi rompere per divergenze di linea politica: lui, che viene da Legambiente ed è di sinistra-sinistra, non aveva molto a che fare con la dirigenza renziana. Da candidato sindaco della civica “Verona in comune” (e di una lista che ha financo la parola “sinistra” nel nome), sa bene che il capoluogo scaligero è una città storicamente moderata che guarda a destra, e quindi che si muove in uno spazio di nicchia. Di qui la diatriba con il suo ex partito, che ha fatto intendere che il voto a lui, anzichè a Orietta Salemi, è in sostanza “inutile”, nell’ottica di far massa contro lo sfidante favorito nel centrodestra, Federico Sboarina. «L’argomento del “voto utile”», puntualizza lui, «è stato utilizzato da esponenti del Pd. Ma è una logica sbagliata, si dovrebbero votare le idee. A me piace fare politica non sugli slogan, ma sugli atti. Mentre fra i consiglieri comunali veronesi c’è ancora chi, dopo cinque anni, non sa la differenza fra una delibera di giunta e una di consiglio».

D’accordo, ma anche ammesso che al ballottaggio ci vada lei o più presumibilmente la Salemi, dovrete comunque tornare a parlavi.
Siamo gli unici che nel programma abbiamo inserito un capitolo sulle alleanze, in cui diciamo no a qualsiasi alleanza con chi ha gestito la città negli ultimi dieci anni, e per il resto si deve fare un confronto sui temi. A me sembra che questo delle alleanze sia più un problema del Pd, che non ha vouto fare le primarie di coalizione.

E quali sono le differenze nei contenuti, col Pd?
Sul traforo il Pd apre a possibilità che non sono la soluzione. Oggi il Comune è nelle condizioni di fare molta fatica a escutere la fidejussione, bisognerà ripartire da zero. Ma è inutile, e non lo dico io, lo dicono gli studi di traffico. Bisognerebbe invece puntare a raddoppiare la percentuale di veronesi che usano i trasporti pubblici, che oggi è solo il 9%. Sulla Fondazione Arena, il Pd non ha una linea chiara sul progetto di privatizzazione proposto dall’avvocato Lambertini, forse perchè inizialmente era stato dato fra i papabili come suo candidato sindaco. Poi per me è fondamentale valorizzare il ruolo delle circoscrizioni: e per loro? Sulla copertura dell’Arena, poi, il Pd locale è stato chiaro, ma il ministro Franceschini no.

Lei ha definito il Pat, il piano urbanistico della città, «taroccato». Perchè?
Abbiamo verificato che il Comune di Verona cresce magicamente di superficie, e cresce nelle superfici agricole che non sono agricole. In pratica, così, l’indice di edificabilità è stato raddoppiato. L’assessore non può cavarsela dicendo che non se ne sono accorti.

Il filobus è su un binario morto. Che fare ora?
Si sono persi anni per l’incapacità dell’assessore Corsi, oggi candidato con Sboarina. Se non si potrà tornare indietro, bisogna far sì che il tracciato sia al 100% su corsie preferenziali, altrimenti non è conveniente per gli utenti.

La Fondazione Arena è gravata dal debito. Come uscire dalla crisi?
Proseguendo sulla strada dell’attuale sovrintendente Polo, che rappresenta la dimostrazione che quando si mettono a lavorare persone competenti, le cose funzionano. Gli unici che finora hanno pagato sono stati i dipendenti. Io ho chiesto che venga fatta un’azione di responsabilità contro chi ha gestito la fondazione, almeno da quando è cominciata la “finanza creativa” sui bilanci con Arena Extra. Quanto al corpo di ballo, perchè non considerare una collaborazione con la Fenice?

Ma c’è qualcosa che salva, del decennio tosiano?
I servizi sociali sono stati gestiti nello stesso modo in cui lo erano col centrosinistra.

Che giudizio dà sul Tosi politico, invece?
Tosi ha capito che con posizioni di destra radicale non vai oltre una certa percentuale, forse questo gliel’ha fatto capire il portavoce Bolis, che lo ha “civilizzato”.

Lei ha chiesto quale ruolo ha avuto Tosi, presidente della società autostradale Brescia-Padova, nell’inchiesta sugli appalti della ex controllata Serenissima in Albania. Ha avuto risposta?
No. Tosi era nel cda di A4 Holding, oggi controllata da Abertis. La Serenissima era a sua volta una controllata che rischia il fallimento e che ha licenziato dipendenti. Sarebbe utile che chiarisse.

Lei ha stigmatizzato come un caso etico gli incontri fra Tosi e la sua compagna, e candidata sindaco, Patrizia Bisinella, con l’ex vicesindaco condannato per corruzione, Vito Giacino, ripresi in alcune foto pubblicate su una pagina Facebook. Non è più un caso derubricabile come autolesionismo politico?
Anzitutto sono foto legittime, perchè ritraggono personaggi pubblici in luoghi pubblici. Diciamo che Tosi ne ha fatto un caso più grande di quel che è, reagendo come ha fatto. Nel frattempo c’è stata una sentenza della Cassazione che ha aggravato la posizione giudiziaria di Giacino. Io dico che Tosi e la Bisinella dovrebbero evitare frequentazioni di persone condannate per reati. E poi bisogna tenere presente che Giacino non poteva fare tutto da solo, l’urbanistica è un settore complesso, invece c’è questa tendenza a minimizzare… L’esposto che feci al tempo era un mio obbligo civico.

Quanto influenzano la politica veronese i poteri forti locali, Cariverona e Banco Popolare (oggi Banco-Bpm)?
I poteri forti si mostrano sempre col contagocce, la loro influenza è magari poco visibile come per il Banco, ma ci sono. Cariverona ha influito molto, nel bilancio sociale come nella cultura. Tosi all’inizio era barricadiero, poi con l’ex presidente Biasi ha creato un rapporto molto stretto. Alcuni finanziamenti hanno avuto poco senso, troppo “a spot”. Vedremo che destinazione avrà la sua ex direzione generale e altri edifici in centro, oggi destinati solo a uffici: non potranno restare vuoti per sempre.