Amministrative 2017, moderazione e usato sicuro: è Veneto doc

Continuità, candidati conosciuti e voto autorassicurante. A Padova vittoria morale di Lorenzoni, a Verona il Pd uccellato da lady Tosi

La notizia non è tanto che il Movimento 5 Stelle, anche in Veneto, va abbondantemente in bianco, eccezion fatta per Sarego nel Vicentino, il primo Comune da loro espugnato che resta al sindaco grillino Roberto Castiglion, con il 41,8% (sotto i quindicimila abitanti vince chi raccoglie più voti, senza ballottaggio). Che i pentastellati difettino drammaticamente di personale politico adeguato, ancor più a livello locale, non è infatti una novità, e dunque non risultano credibili (a Thiene sono crollati al 9,5%, a Belluno sotto il 4%, ad Abano, cittadina dello scandalo Luca Claudio, non pervenuti). In elezioni comunali, infatti, a fare la differenza è la persona, non l’appartenenza di partito. E infatti a Mira, altro Comune governato dal M5S, la scelta dell’uscente Alvise Maniero di non ricandidarsi li ha fatti sprofondare, consegnando il secondo turno al centrodestra brugnariano e al centrosinistra del giovane Marco Dori. A Verona già meglio: Alessandro Gennari, buon consigliere di circoscrizione, ha strappato un dignitoso 9,5%, mentre Simone Borile a Padova si è fermato ad un deludente 5%. Quest’ultimo rappresenta un po’ la cartina di tornasole dell’impreparazione della classe dirigente grillina: la settimana scorsa, intervistato da questo quotidiano online, a domanda su dove sarebbe meglio collocare il nuovo ospedale (tema cruciale, questo della localizzazione, che, tanto per dire, ha fatto cadere l’ex sindaco Massimo Bitonci) ha risposto serafico che importante non è stabilire ora dove, importante è procedere. Sic.

Molto meno banali i risultati di Patrizia Bisinella a Verona e Arturo Lorenzoni a Padova. Nel capoluogo scaligero, sia pur di un soffio, la candidata non veronese, ma erede politica del decennio del suo fidanzato Flavio Tosi, sfiderà al secondo turno Federico Sboarina sostenuto dal centrodestra (meno i dissidenti forzisti riuniti attorno ai fratelli Giorgetti). Un successo, contando la campagna piuttosto dura contro di lei. Evidentemente, Tosi in questi anni di potere ha messo radici in città. Brutto colpo invece per il Pd, che vede eliminata dal gioco Orietta Salemi, e che ora potrebbe essere tentato dall’appoggio alla Bisinella. Così facendo, confermerebbe tutte le voci e i sospetti di inciucismo sotto banco coi tosiani che costituiscono l’accusa principale ai Dem veronesi. I quali ora considereranno il nemico numero uno quel loro ex capogruppo Michele Bertucco che con un fastidioso 4,6% ha in pratica “fatto fuori” la Salemi.

I padovani, invece, si sono svegliati scoprendo quanto ancora conti la sinistra nella loro città, o meglio quanto pesi la diffidenza verso candidati di centrosinistra troppo moderati. Il professor Lorenzoni, infatti, è il vero vincitore, quanto meno morale, di questa prima tornata: 22% è una cifra più che lusinghiera, che costringe Sergio Giordani e la sua coalizione formata da Pd e forze centriste e di destra (Ncd, Foresta, Saia) a bussare alla sua porta col cappello in mano. Bitonci, infatti, parte da un 40% tondo, e solo se Giordani riuscirà a riequilibrarsi a sinistra, creando un clima e magari un accordo di “fronte popolare” contro il nemico leghista, potrà conquistare voti di Lorenzoni. Ma rischiando di perderne sul fianco destro. Una posizione alquanto scomoda.

Interessante il caso di Thiene nel Vicentino: a vincere, anzi a stravincere col 54% umiliando il leghista Attilio Schneck è stato il sindaco in carica, Giovanni Casarotto. Potenza di un vecchio e amabile democristiano, che ha avuto gioco facile contro un ex sindaco della Lega originaria, ormai bollito. L’usato sicuro va bene, l’usato usurato no. Da sottolineare anche la situazione di Belluno, dove Jacopo Massaro rischia di restare sindaco partendo da un formidabile 46%, contro una truppa di avversari molto divisa, e con grama figura rimediata dal suo ex partito, il Pd, che ha racimolato meno del 10%.

E infatti è proprio il Partito Democratico a uscirne complessivamente peggio, rispetto alle aspettative, quanto meno a Padova e Verona, i due centri maggiori. Scomparsa persino dalla percezione Forza Italia, che si conferma in crisi nera. Il centrodestra, infatti, può dirsi sì contento, ma politicamente a poter fregiarsi della soddisfazione è la Lega, non certo quel che rimane del partito berlusconiano. In conclusione, queste amministrative hanno confermato un Veneto che sui territori premia il candidato conosciuto e che rassicura nelle proprie convinzioni, penalizzando i minori e gli outsider. E’ il Veneto di sempre, insomma, nel bene e nel male. Pan e polenta: concretezza da una parte, chiusura alle novità dall’altra.

(ph: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mamaliga_right.jpg)