Castiglion, sindaco M5S di Sarego: «paghiamo il correre da soli»

Il primo a vestire la fascia tricolore per i 5 Stelle, oggi confermato alle urne lancia un appello ai suoi: «lavorare sulla formazione nei territori»

Cinque anni fa Roberto Castiglion fu il primo sindaco a 5 Stelle d’Italia, nel suo piccolo Comune di Sarego, in provincia di Vicenza. Cinque anni dopo è stato l’unico grillino confermato al suo posto, sfiorando il 42% davanti alle sfidanti Nadia Fochesato e Fabiola Ceretta, rispettivamente col 37,5 e 20,6%. «Sapevamo di aver lavorato bene ma non potevamo prevedere questo risultato» fa sapere Castiglion (al centro della foto col vicepresidente della Camera Luigi di Maio).

Sembra evidente che gli elettori l’hanno premiata come amministratore, più che come appartenente al M5S. Quali sono, secondo lei, gli atti della sua amministrazione che hanno pagato di più? La battaglia sui Pfas ha avuto un ruolo?
No, non direi assolutamente che l’azione dell’amministrazione sia stata premiata più dell’appartenenza al nostro movimento. La nostra condotta sui temi locali e la battaglia politica, che anche sui Pfas, che i vertici veneti e nazionali del Cinque Stelle hanno condotto costantemente, sono ben andate di pari passo.

Ma sul piano comunale che cosa ha giocato di più?
Oltre alla questione Pfas, che rimane un tema aperto, io credo che i residenti ci abbiano dato credito per la pazienza e l’attenzione al territorio e all’ambiente dimostrata nella redazione del Piano regolatore, il Pat. Poi abbiamo dimezzato l’esposizione finanziaria del comune. Non sono questioni da poco. Non a caso nel 2012 toccammo quota 35%. Ieri abbiamo aumentato i voti.

Nel resto del Veneto il M5S però non va altrettanto bene. Anzi va molto male. A Verona tocca quota 9,5%. A Padova, città sulla quale si riponevano molte speranze, si raggiunge uno striminzito 5,2%. Nel Veneziano, dove di recente avevano conquistato Chioggia, perdono Mira, dove nemmeno vanno al ballottaggio. A Thiene nel Vicentino, dove non hanno governato, perdono pure la leadership “di primo partito”, segno che nemmeno all’opposizione hanno convinto. A Villaverla, sempre nel Vicentino, dove avevano un consigliere, non si sono nemmeno ripresentati. A Belluno le cose non vanno meglio. Ma che è successo? Quali sono le cause di questo risultato?
Le cause sono molteplici.

Ovvero?
Siamo un movimento nato da poco. Non è stato ancora maturato quel bagaglio diffuso d’esperienza nonché un numero sufficiente di attivisti con un bagaglio tale da potere essere presenti compiutamente su tutto il territorio.

Ma a a questo punto non è arrivato il momento che il M5S decida che cosa fare da grande? Non pensa che debba fare formazione e selezione della classe dirigente, e non solo chiamare come consulenti gli esperti?
Occorre precisare una cosa: nel Movimento formazione e selezione non sono la stessa cosa. La formazione è cominciata grazie alla piattaforma Russeau. È una piattaforma elettronica cui si affiancano cicli di formazione dal vero. Il lavoro prosegue costante. C’è e ovviamente tanta strada da fare.

Sì, ma secondo lei può bastare?
Ovviamente no. Bisogna lavorare più sui territori. Di più, chi ha maturato le prime esperienze amministrative deve condividere ancor più quanto appreso. Diverso però è il discorso della selezione.

Sarebbe a dire?
Quest’ultima avviene attraverso strumenti precisi, i voti on-line, le comunarie, le parlamentarie, che sono regola assodata per il nostro funzionamento interno. Mi scusi, c’è poi una considerazione sul piano più generale che sfugge spesso dai radar dell’informazione.

Di che si tratta?
Una delle caratteristiche intrinseche del M5S è che si presenta sempre da solo. Questo ti dà riconoscibilità presso l’opinione pubblica. Però permette ai partiti, che spesso si mascherano dietro liste civiche di facciata, di fare accordi e accordicchi che a livello elettorale possono pure pagare bene, sia chiaro.

Ne consegue che…?
Che tendenzialmente il M5S o si afferma bene o arretra.

Cambierà la sua squadra?
Questo tema sarà oggetto di discussione nelle prossime ore.

E quali saranno le sfide per i prossimi cinque anni a Sarego?
La più dura rimane quella ecologica. Dobbiamo batterci per ottenere nuove fonti di approvvigionamento idrico a causa della contaminazione da Pfas che ha investito il Veneto centrale. Non è che dell’acqua puoi fare a meno, così per qualche mese. Ovviamente ci sono altri fronti ambientali. Poi c’è la redazione del piano degli interventi, ovvero la traduzione in pratica dei principi elaborati nel Pat. Ma in questo caso la strada è meno difficoltosa.