L’Europa approfitti del pasticcio all’inglese

Dopo la batosta per la premier May, ora nei negoziati sulla Brexit è l’Ue ad avere il coltello dalla parte del manico

Gli elettori inglesi ha espresso il risultato più imprevisto da decenni. Tutti si aspettavano che il Labour di Corbyn ne sarebbe uscito danneggiato o totalmente distrutto. Invece a finire umiliata è stata Theresa May la cui carriera politica è chiaramente terminata.

Cosa significa aritmeticamente il nuovo parlamento per la Brexit e per le future relazioni tra Regno Unito e Europa? La verità è che nessuno lo sa. Ma una cosa è certa: la situazione corrente fornisce un’opportunità inimmaginabile fino a pochi giorni fa sia per l’Unione sia per il Regno Unito. L’Unione deve organizzarsi affinché questa opportunità non vada dispersa.

Fino alla settimana scorsa, la domanda dominante era: “Cosa sta davvero cercando di ottenere il UK dai negoziati per la Brexit?” Ora la domanda risulta capovolta ed è: “Cosa dovrebbe ottenere l’Unione dai negoziati?” Come s’è visto, nulla è prevedibile o impossibile di questi tempi. La UE dovrebbe perciò trovare una linea chiara e condivisa su cosa intende perseguire: un Regno Unito che abbandona l’Unione, il mercato unico e l’unione doganale? Oppure un Regno Unito che rimane un membro a tutti gli effetti dell’Unione? Data la situazione attuale non si può escludere nessuna di queste opzioni.

Il Regno Unito avrà un governo instabile fino alle prossime elezioni – che potrebbe esserci tra qualche settimana, mese o anni. May potrebbe essere rimpiazzata tra i sei mesi o un anno. Il governo può sopravvivere solo con il sostegno (ma senza una coalizione formale) del Partito Unionista nordirlandese (DUP) che ha solo dieci seggi e che è tradizionalmente poco collaborativo. Il DUP sostiene la Brexit, ma preferirebbe restare nell’unione doganale per evitare di creare un confine rigido con l’Eire. Fieramente leale al Regno Unito, il DUP è anche contrario a ogni aggiustamento che crei una sorta di autonomia dell’Irlanda del Nord con il resto dell’UK.

Il Partito Conservatore stesso è una coalizione di interessi multipli che vanno da una fazione fortemente pro-Unione Europea a un’altra ossessivamente contraria. Non parliamo poi della parte scozzese del partito (dodici seggi tolti al partito nazionalista) che è decisamente favorevole a restare nell’Unione. Lo stesso si può dire per il Labour a eccezione di alcuni suoi membri radicalmente contrari all’Unione. D’altro lato poi ci sono sia il Partito Nazionalista Scozzese (35 seggi) e i Liberali Democratici (12) appassionatamente europeisti. Per tutto questo nel Parlamento britannico non c’è alcun precedente di collaborazione tra partiti. Con questa frammentazione, è assolutamente impossibile prevedere quale maggioranza parlamentare stipulerà l’accordo con la UE. Infine, al di là delle alchimie parlamentari quel che veramente conta è il sentire pubblico per quanto difficile da decifrare.

Allora, cosa dovrebbe fare l’Unione Europea? Il primo compito sarebbe di raggiungere un consenso su cosa vuole davvero ottenere. Se si assume che i suoi stati membri vogliano che la Gran Bretagna rimanga un membro a pieno diritto o soltanto nel mercato unico, la UE dovrebbe cercare di indirizzare il debole Parlamento britannico in questa direzione. Quel che conta, al di là delle noiose tecnicalità e dei tempi dei negoziati è creare e nutrire un ambiente nel Regno Unito che sostenga l’obiettivo desiderato. Il breve governo di May è stato un vero disastro, irragionevole e aggressivo. Non ha fatto nulla per ingraziarsi i partner europei.

Occorre scegliere con attenzione chi farà le dichiarazioni ufficiali sulle relazioni Regno Unito-Unione Europea. Individui aggressivi o esageratamente federalisti vanno messi a tacere. Persone ragionevoli dovrebbero iniziare l’offensiva della simpatia. Gli Stati Membri dell’Unione che hanno strette relazioni con il Regno Unito o che hanno una relazione conflittuale con l’Unione potrebbero fare valere la loro influenza. Tra questi l’Italia. Dopo le elezioni tedesche (e forse italiane) di autunno dovrebbe iniziare una discussione sul futuro dell’Unione Europea. Se queste discussioni si volgono verso un assetto più flessibile, pragmatico e decentralizzato, anziché verso un’Europa centralista del dirigismo sopranazionale, questo rinforzerebbe il sostegno britannico per un’Europa riformata.

Un Regno Unito parte dell’Unione o strettamente collegato a essa sarebbe favorevole a entrambe le parti. Tra le varie lezioni apprese da queste elezioni è chiaro come l’Unione Europea non stia in cima alle preoccupazioni dei cittadini d’Oltre Manica i quali sono molto più attenti alle cose di casa quali l’assistenza sanitaria, la sicurezza, l’istruzione eccetera. Questa situazione di instabilità britannica è un’opportunità per l’Unione Europea da cogliere al più presto.

Joe Zammit-Lucia
Autore di “The Death of Liberal Democracy?”
Traduzione di Corrado Poli

(Ph: press24.net)