Padova, l’accordo: Giordani sindaco, vice e due assessori per Lorenzoni

Le prime indiscrezioni sul ticket al ballottaggio. Nell’intesa anche gli ex bitonciani di centrodestra che hanno appoggiato il candidato del Pd

Alleanza al ballottaggio, Giordani sindaco, Lorenzoni vice più due assessori con deleghe di peso, e attenzione a non mortificare l’ala moderata di una coalizione che guarda al cosiddetto schema Venezia ai tempi del sindaco Orsoni, ovvero quel patto allargato che va dalla sinistra più a sinistra al centrodestra moderato. Dovrebbe essere questa l’architettura di una intesa imbastita fra ieri sera e questo pomeriggio dopo il primo turno a Padova.

I giorni da qui al 25 giugn,o data del ballottaggio, vedranno scontrarsi il leghista Massimo Bitonci e Sergio Giordani (Pd, Ncd, ex bitonciani di destra). A vincere, almeno sul piano morale, e comunque a ottenere un risultato che ora gli dà un’importanza decisiva, è stato Arturo Lorenzoni di Coalizione Civica, che con il suo 22% ha reso di fatto obbligato un abboccamento con il raggruppamento moderato capitanato dall’imprenditore Giordani fermo al 29%.

Nel 2014 Bitonci e alleati toccarono quota 51700 voti. Domenica la squadra del sindaco uscente ne ha raccolti 38.800. Sono cifre da tarare perché è aumentato il numero di chi non è andato ai seggi e al contempo non è semplice confrontare i numeri di una coalizione in cui alcuni attori stavano col centrodestra e oggi con Giordani. Se invece si sommano i voti di Giordani e di Lorenzoni, la vittoria di questo fronte eterogeneo appare assai probabile: fermo restando però che a votare ci vanno le persone e non i numeri con tutto ciò che ne consegue in termini di previsioni.

Il nodo a questo punto è tattico-politico. I moderati che fanno riferimento a Antonio Foresta e Barbara Degani, raccolti attorno ad “Area civica con Giordani”, avrebbero dato già la loro disponibilità di massima. Ma chiedono di non essere messi al margine in una coalizione che a palazzo Moroni avrà una maggioranza di 20 seggi, con 8 occupati dai civici di Lorenzoni: i quali quindi avranno in mano l’interruttore per staccare la corrente se gli accordi tra le parti dovessero divenire indigeribili per la sinistra.

A questo punto bisognerà interpretare bene le parole di Lorenzoni che non più tardi di ieri al Mattino online aveva dichiarato: «C’è una parte della sua coalizione che ha preso veramente una manciata di voti: credo che questa componente non ostacolerà l’accordo che possiamo trovare io e Sergio, pesa qualche frazione di per cento e a questo punto è fuori dai giochi». Una stoccata alla compagine della Degani (e di Maurizio Saia, l’ex assessore di Bitonci che viene da An, visto come fumo negli occhi dall’ala più a sinistra della compagine di Lorenzoni) leggibile in due modi: mettere le mani avanti per limitare le pretese della galassia centrista in termini di assessorati o di programma, oppure un messaggio allo stesso Giordani affinché identifichi nei civici il partner forte nella coalizione di governo. La situazione è ancora in divenire, ma dalle indiscrezioni uscite dal quartier generale di Lorenzoni pare che siano usciti segnali rassicuranti anche per i moderati: a patto che le loro pretese non eccedano il peso maturato alle urne.

In questo senso la riunione prevista stasera dagli animatori di Coalizione Civica sarà dirimente per capire se l’alleanza asimmetrica che ha già preso corpo tra centro, centrosinistra e sinistra, vivrà o se si abbatterà sullo scoglio delle differenti vedute, anche fra le varie anime della sinistra della città del Santo. Più facile prevedere che il collante, alla fine, sarà il riflesso pavloviano del “fronte rosso”, o meglio “rosè”, contro il “pericolo populista” rappresentato da Bitonci.