Coalizione Civica, l’esempio di Padova per l’Italia

Il risultato di Lorenzoni è straordinario: dalla morte dei partiti all’alternativa del civismo, verso la sfida del governo

Le ultime elezioni amministrative hanno radicalizzato delle tendenze note della postdemocrazia. Marco Revelli ha brillantemente parlato, parafrasando Beckett, di finale di partito. Il 70% delle liste erano civiche, del resto la sostituzione dei partiti con i leader e delle visioni del mondo, i progetti e i valori con il marketing non può che creare questo potente senso di disorientamento e sfiducia.

A Padova però è successo qualcosa di straordinario che, non a caso, sta occupato il centro del dibattito nazionale. Per la prima volta negli ultimi anni una lista che attinge ai valori della sinistra (partecipazione, inclusione, sostenibilità e uguaglianza), in una città di una certa dimensione, è riuscita a rompere il muro della marginalità e a guadagnare il 23% dei voti.

Coalizione Civica nasce da un appello di Padova 2020 (lista presentatasi con discreto successo alle amministrative del 2014) al quale rispondono Rifondazione, Sinistra italiana, Possibile, alcuni ex pd e Mpd. La forza di questo progetto sta nella volontà di tenere la barra dritta sui valori, ma rimodularli con un linguaggio più fresco e, soprattutto, nel progettare nuove modalità di partecipazione. Centrale è la capacità di non pensarsi come mera testimonianza ma come forza che mira ad incidere profondamente nella realtà. Per questo Coalizione civica costituisce già un punto di riferimento e una speranza per chi crede nella necessità, in questi tempi di spoliticizzazione, di ripopolare l’agorà.

Gli italiani sono ormai stufi della vecchia politica, dove tutto si decide nelle piccole stanze. Si tratta di ripensare gli stili della militanza, di riorganizzare forme di azione politica che siano realmente partecipate. Questa volta però non sono solo chiacchiere. Coalizione Civica ha 1847 iscritti e l’assemblea è sovrana. Quando le persone sentono di contare si riaccende un entusiasmo che contamina: quello che la filosofa ungherese Agnes Heller definiva epicureismo attivo, la gioia della cittadinanza che si fa partecipe. Il cantiere politico si apre alle istanze dei quartieri e ai movimenti. Alle assemblee partecipano dalle 300 alle 500 persone, molte volte chi arriva all’ultimo momento è costretto a rimanere fuori.

Si costruisce un Coordinamento Politico infarcito di donne e uomini, molti dei quali giovani, determinati e avulsi dai soliti meccanismi da ceto politico. I ragazzi di Padova 2020, colti e motivati, costruiscono una campagna sul web veramente efficace. Allo stesso tempo le piazze con Lorenzoni sono sempre piene, si colorano di arancione. Tutto deve passare per l’assemblea, che alle primarie ha eletto un candidato sindaco, il quale però rimane vincolato al mandato collettivo. Altro che leaderizzazione! L’appello della coalizione esprime una visione chiara della città: stop al consumo di suolo, aumento delle risorse al sociale, modalità sempre più partecipate per costruire scelte condivise. Per questo l’Italia guarda a Coalizione Civica, come ad una speranza per la sinistra di ritornare a contare, di recuperare uno spazio che sia significativo.

Sei mesi di lavoro bastano per convincere il 23% dei Padovani. Chissà con qualche mese in più! Adesso però viene il bello: si deve decidere se andare a trattare o meno un accordo di governo con la coalizione che sostiene Giordani. Perché questo sia possibile è necessario giungere in breve tempo ad un programma condiviso e manifesto. Del resto pensare di avere degli amministratori che provengono dalle liste che sostenevano Lorenzoni al governo della città farebbe ben sperare per Padova. Dopo la decadenza dello sceriffo, si potrebbe vigilare contro il partito trasversale degli interessi, pensare di ricostruire il nuovo ospedale nell’attuale sedime contro logiche spartitorie e il project financing, rilanciare culturalmente una città che merita di più, imporre progetti più progressisti per la città. E magari “piegare” tutta la nuova amministrazione a perché le scelte provengano da processi partecipati e in grado di stimolare cittadinanza attiva. Del resto con questo risultato elettorale Coalizione Civica non sarebbe minoranza, ma una protagonista della futura amministrazione.

Dall’altra parte l’alleanza con un Pd sempre più spostato a destra, che ha preferito a Coalizione Civica l’ex fascista Saia e l’ex sindaco Giustina Destro, non è cosa facile da spiegare ai propri elettori. Bisognerà essere pragmatici, ma anche pretendere una convergenza sul programma e sulle future modalità di gestione del potere. La cosa bella è che non sceglieranno tre funzionari chiusi in una stanza, ma tutti gli iscritti.

Ph: coalizionecivicapadova.it