«Holding pubblica e soci risarciti»: l’altro piano dei comitati

Il consulente delle associazioni: «lo spettro del bail in agitato secondo logiche imperscrutabili»

«Come è possibile pensare di ridare vigore a Veneto Banca e soprattutto alla Popolare di Vicenza se oltre che ai quattro-cinque miliardi che vengono invocati a ogni piè sospinto non pensiamo ad un piano industriale che sia degno d’una banca che fa la banca?». Fabio Lugano è l’analista finanziario indipendente di origini bolognesi, che due giorni fa a Vicenza nella sede della associazione “Noi che credevamo nella BpVi” ha illustrato un progetto per il salvataggio ed il rilancio delle due ex popolari venete, in un incontro in cui erano presenti molte anime del movimento degli ex soci, da don Enrico Torta a Elena Bertorelli. Per Lugano il colpo d’ala che potrebbe portare l’istituto berico a tornare ad essere competitivo (ma per molti aspetti il discorso è simile per Veneto Banca) si chiama holding a partecipazione pubblica «nel quale il ruolo di azionista di peso lo avrebbe lo Stato in una con altri soggetti affini come le regioni, gli enti locali, i fondi interbancari ed altri eventuali soggetti privati: anche se lo Stato dovrebbe comunque detenere una quota attorno al 90%, cui si affianca quella dei piccoli risparmiatori che entrano pure loro nell’azionariato».

Ma dov’è la novità di una proposta che a qualcuno ha ricordato l’Iri, e si inserisce nella scia dei classici salvataggi a spese pubbliche? «La vera novità, almeno sul piano del ristoro nei confronti degli azionisti gabbati dalla grande svalutazione di un paio di anni fa – puntualizza Lugano – è che a stretto giro agli stessi azionisti, un esercito di 113mila persone, verrebbe corrisposto un risarcimento». Da somministrare in più forme: «La prima è quella di uno strumento che ricordi i mini assegni degli anni ‘70». All’epoca le banche per fare fronte a problemi di liquidità in parte simili a quelli dei nostri giorni e per non incappare nel divieto di emettere moneta (al tempo prerogativa di Bankitalia, oggi della Bce) stamparono e immisero sul mercato una quantità elevatissima di mini-assegni circolari, normalmente accettati per molte forme di pagamento, che supplirono al credit crunch originato dalla crisi.

L’altro strumento ipotizzato da Lugano, influenzato dal pensiero dell’economista Paolo Savona, è quello della «moneta complementare», valuta di scambio utilizzabile sul mercato affiancando quella di corso normale. In Italia lo strumento non è molto conosciuto e comincia a fare capolino solo adesso, ma in Paesi come la Svizzera o la Francia, in ambiti circoscritti, è utilizzato da prima della Seconda Guerra Mondiale. La terza ipotesi, «la più futuribile», è quella di supportare i risparmiatori colpiti dal rovescio con somme in valuta virtuale, o criptovaluta, come i bitcoin.

Alla base di tutto però c’è l’idea di base di mettere a disposizione l’equivalente di un paio abbondante di miliardi di euro che, garantiti dallo Stato, «avrebbero un doppio effetto benefico: quello di ridare ossigeno a una economia veneta sulla via dell’asfissia e soprattutto quello di ricostruire il patrimonio di fiducia verso BpVi. Perché non si capisce a che titolo il management della banca chieda allo Stato quattro miliardi per salvarla se poi l’andazzo rimane lo stesso e se tra qualche mese ci troviamo a stare nuovamente da capo e dodici». Quel che manca è la discontinuità: «se non cambia il management e se non ci si affida a nuovi vertici apicali dalla notevole integrità etica pronti a dare corpo a un piano industriale degno di questo nome, non si riuscirà mai a ottenere il vero obiettivo. Che è quello di una banca efficiente che non sia assillata immediatamente dalla necessità di fare utili costi quel che costi e che punti nel medio termine a rimanere in equilibrio con le sue forze».

Resta una possibile obiezione di fondo: alla fine, paga il contribuente. «Io direi proprio di no – spiega Lugano – anzitutto perché se un eventuale vertice aziendale risana l’istituto e usa la calma che la holding pubblica garantisce nella gestione, ci sarebbe la possibilità di sistemare tutta la partita dei crediti non performanti, che nessuno ancora è riuscito a pesare in modo congruo, e appresso si rilancerebbe l’istituto. A quel punto i danari utilizzati dallo Stato potrebbero essere resi al mittente, le quote azionarie potrebbero essere dismesse e lo Stato stesso, vendendo di fatto la holding che controlla la banca, ci guadagnerebbe anche un po’. Ciò che non è accettabile è che l’attuale proprietario di BpVi, ovvero il fondo Atlante, agiti lo spauracchio del fallimento o quello del bail-in ricattando la collettività e dicendole o cacci quattro miliardi o mando tutto all’aria. Comportamento inaccettabile anche perché l’attuale management, come il precedente, che cosa ha fatto sino ad ora, oltre agli annunci, per far ripartire la BpVi?».

Il bail in, pur respinto dal ministro Pier Carlo Padoan, sembra tuttavia un rischio concreto, imminente. Per l’analista dei comitati tale scenario non è così come lo si dipinge: «Vorrei capire di che cosa stiamo parlando poiché nel caso della BpVi, gli obbligazionisti sono comunque garantiti dallo Stato, i conti correnti sono a zero e che gli azionisti sono già stati azzerati grazie alla gestione dell’era Zonin. La logica per cui si continuano a chiedere questi 4 miliardi mi è imperscrutabile. La verità è che nella pancia della banca nessuno ci ha guardato ancora sul serio. Non è escluso che qualcuno manovri perché questa opacità rimanga. Ed è chiaro che nelle carte dell’inchiesta penale c’è la risposta a molti enigmi. Ma al momento la procura non mi pare esprima le competenze adatte per gestire un fascicolo come quello. Certo è che quando le partite ancora opache salteranno fuori, e salteranno fuori nel processo penale o in quello civile, allora ne vedremo delle belle. Tuttavia sarà troppo tardi per rimediare a quel poco o a quel tanto cui si può ancora rimediare. In questo senso una banca in mano ad una holding con le caratteristiche da noi suggerite sarebbe ben altra cosa dal controllo esercitato da Atlante».