Corruzione a Venezia, Cherchi: «costola del Mose»

«Quello che emerge è la punta dell’iceberg di un humus corruttivo diffuso». Così il nuovo procuratore di Venezia Bruno Cherchi (in foto). Come scrive Roberta De Rossi su La Nuova di oggi, a pagina 4, Cherchi ribadisce l’emergenza corruzione in Veneto: «corruzione, accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione di segreto d’ufficio: reati gravi che colpiscono alti funzionari dello Stato e dell’Agenzia delle entrate, ufficiali della Guardia di Finanza, della commissione tributaria preposti al controllo e alla sicurezza dei cittadini e invece pronti a falsare il rapporto tra stato e cittadini in cambio di soldi, oggetti preziosi, raccomandazioni, assunzioni di parenti. La gravità di questo sistema è che si tratta di funzionari che avevano effettiva possibilità di incidere. C’è un modus operandi tacito, comune ai diversi soggetti: sembra che le contestazioni siano solo singoli episodi un contesto criminogeno più articolato».

«L’inchiesta è una costola dell’indagine Mose», precisa il procuratore. E il comandante provinciale Alberto Reda, che ha lavorato su entrambe le inchieste insieme al pm Ancillotto, aggiunge: «nelle intercettazioni sono emersi strani rapporti tra imprenditori, funzionari, ufficiali e va sottolineata la volontà di approfondire. Queste cose non dovrebbero accadere, ma l’attività di contrasto continua. E’ la più importante indagine sulla corruzione in Veneto che abbiamo fatto dopo l’inchiesta Mose, negli ultimi anni. Una malattia che abbiamo individuato e curato in tempo»

(PH: https://twitter.com/Super_Partes_)

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