«Sicurezza e lavoro per giovani, noi ingegneri contro la deregulation»

Lucente, presidente Ordine di Vicenza: «i ribassi nelle tariffe significano qualità scadente». E sul rischio sismico: «informare i cittadini»

Vi ricordate le “lenzuolate” liberalizzatrici di Pierluigi Bersani quando era ministro dell’industria? Ci sono categorie che le pagano tuttora. Un esempio sono gli ingegneri. «Oggi c’è un po’ di ascolto nel governo, ma l’abbassamento delle tariffe» causato dal mercato libero «avvantaggia chi non ha etica professionale e danneggia l’utente finale». Pietro Paolo Lucente, presidente uscente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Vicenza (2280 iscritti, fra una settimana il terzo e ultimo turno di elezioni interne), pur nella soddisfazione per la sede nuova di zecca in zona Cattane, non nasconde i problemi che devono affrontare lui e i suoi colleghi nel Paese.

Com’è cambiato il suo mestiere da quando ha cominciato lei?
Sono ingegnere dal 1989, iscritto all’Ordine nel 1992. Si è evoluto tantissimo: prima si considerava solo l’ingegneria civile, poi, soprattutto qui, ha preso piede quella industriale e soprattutto gestionale, con l’apertura della facoltà universitaria a Vicenza. Io, invece, sono ingegnere elettrico. Per rispondere alla sua domanda, sì, è cambiato molto, come sempre cambia e migliora il mondo scientifico. Prendiamo le norme sismiche: ora i calcoli sono molto più complessi di vent’anni fa.

Ecco, prendiamo l’argomento rischio sismico: quanto fondate sono le accuse post-terremoti sulla prevenzione?
Rispetto al passato, grazie a pacchetti software riusciamo a dare risultati più certi, ma sottolineo che una volta l’ingegnere lavorava con il regolo, e come si sa ci sono edifici antichi che sono resistiti ai crolli. Il punto è un altro: alcuni palazzi crollati erano stati progettati da figure non specializzate. E aggiungiamoci che ci sono state leggi e sentenze della Cassazione in contraddizione fra loro, riguardo le competenze di tecnici non laureati. Su questo non c’è ancora chiarezza definitiva.

Lei parla dei geometri. Ma stando alla sua categoria, cosa fare contro il pericolo di terremoti?
Io dico che bisognerebbe chiamarli prima, gli ingegneri, e non dopo. Nel 2014 è uscito questo dato: dal 1968 al 2012, i costi delle conseguenze sismiche sono stati di 121 miliardi di euro. Il problema della prevenzione è culturale: il cittadino deve capire che la propria abitazione dev’essere messa in sicurezza. Noi come Ordine vicentino abbiamo proposto al Comune incontri informativi nei quartieri, per diffondere questa consapevolezza.

Vogliamo ricordare il grado di rischio della zona?
Il Vicentino, a parte tre Comuni in classe 2 (rischio molto elevato), è in classe 3. In Veneto la classe 2 riguarda l’area del Bellunese e gran parte del Trevigiano.

E quanto alla responsabilità politica?
Fino a quindici anni fa il Genio Civile controllava in profondità titoli e documenti sulle costruzioni coi cementi armati, poi il controllo è passato ai Comuni nel nome della semplificazione. Nei Comuni però il dirigente è di solito un tecnico diplomato equiparato all’ingegnere.

Ma che non è un ingegnere.
Esatto. Invece c’è bisogno di persone qualificate e libere moralmente e intellettualmente.

A proposito: si sente in giro la voce per cui nei Ctu, le perizie tecniche richieste dai giudici nei procedimenti giudiziari, circolino sempre gli stessi nomi. Che mi dice a tal proposito?
Ho seguito molto di persone questo aspetto, dico invece che la rotazione c’è: per le esecuzioni immobiliari è operativo un software automatico. In generale, e parlo della sezione civile, c’è un tetto del 10%, oltre al quale un singolo professionista non può andare. Sottolineo inoltre che il tribunale di Vicenza coinvolge molto gli Ordini come il nostro.

Per un giovane che volesse diventare ingegnere senza fare la fame, com’è la situazione di accesso alla categoria?
Con il 3+2 all’università (l’ordinamento che prevede tre anni di base più due di specializzazione, ndr) e il fatto che alle superiori le materie più tecniche siano state ridotte, non è più come ai miei tempi. Ma ingegneri di qualità ne vengono sfornati. Dopodichè hanno due strade: o la libera professione dopo l’esame di Stato, o diventare dipendente. Da noi non c’è il tirocinio. Oggi è più penalizzato chi vuole intraprendere la prima, vista la crisi dell’edilizia di questi anni, mentre ha tenuto l’ingegneria industriale. Il dramma è nella sciagurata gara al ribasso delle tariffe. I migliori ingegneri europei godono di tariffari approvati dallo Stato, come in Germania o in Inghilterra. Questo permette di garantire standard di qualità. La deregulation e l’apertura al mercato si risolvono in un danno per i cittadini: tariffe troppo basse significano lavori scadenti.