Il vescovo Zenti: «corruzione, Verona non è pulita»

Intervista esclusiva al monsignore: «la Lega in Veneto non è Salvini, è Zaia». Ius soli? «Sì, se “governato”. Ma Europa responsabile per migrazioni». I banchieri dei crac? «Criminali»

Monsignor Giuseppe Zenti ci tiene, alla sua veronesità. Il vescovo di Verona è nato nel 1947 a San Martino Buon Albergo, come dire lì dietro, e oggi è uno di quegli esponenti della gerarchia che partecipa alla vita civile e politica attivamente, senza peli sulla lingua: scrive ogni domenica, rilascia dichiarazioni e interviste, dice la sua sull’attualità. Fino a intervenire a piedi giunti nel dibattito elettorale, chiedendo al sindaco che uscirà dal ballottaggio del 25 giugno l’istituzione di un assessorato alla Famiglia. E’ insomma un vescovo interventista.

Monsignore, partiamo dal Vangelo, secondo cui Cristo è negli ultimi, nei più deboli, nei sofferenti. Chi sono gli ultimi nella società di oggi, che lei ha più volte definito una «giungla»?
Gesù Cristo è presente in tutti gli uomini, per l’Incarnazione. Ma vive una particolare presenza in coloro che sono più dimenticati, negli “scarti”, per usare un termine di Papa Francesco. Allora ecco i rifugiati, scartati dall’umanità; le famiglie disperate, che non arrivano alla fine del mese o quelle che hanno da custodire figli con disabilità, soprattutto quella psichica, mentale, che rende impossibile la vita della famiglia, a cui la politica non dedica attenzione. E poi i giovani che non hanno uno scopo nella vita, persi nella grande illusione della Rete: cercano relazioni, ma vivono nei social, una fonte di compagnia che illude ed espone al rischio di incontri nefasti con sconosciuti. Infine gli anziani soli che vivono con una pensione minima.

Secondo quanto Lei ha scritto di recente (L’Arena, 17 maggio) «la prima virtù sociale… è il senso dell’accoglienza». Condivide la posizione favorevole allo ius soli, che ha fatto polemizzare la Lega con la Cei? E condivide quanto detto dal segretario generale, Nunzio Galantino, con tutta evidenza polemizzando con il Movimento 5 Stelle ( («la politica partitica negli ultimi tempi sta spesso inseguendo l’antipolitica, ma i problemi si risolvono solo con la buona politica» e «il Papa certamente non sta aiutando l’antipolitica»)?
Io distinguo sempre molto nettamente tra Salvini e la nostra Lega. La Lega del Veneto, nella sua maggioranza, nel suo insieme, non è Salvini. E’ molto più moderata ed è giusto che la gente lo sappia.

Quindi la Lega in Veneto, secondo lei, sarebbe più rappresentata da uno Zaia?
In questo senso Zaia rappresenta la Lega del Veneto. E non va sottovalutata la cosa. Perché qui, in Veneto, non c’è né omofobia né xenofobia. Ci si pone il problema effettivamente di come aiutare, di che cosa fare anche per i nostri, per le famiglie in stato di disperazione. Ad esempio, io condivido in pieno lo stile della Caritas, che non vuole mai ammassamenti di rifugiati, ma piccoli gruppi che possono essere seguiti anche dalla popolazione. I campi profughi sono disumani. Per noi l’ideale è accogliere una, due, quattro famiglie per paese, non di più. Abbiamo anche una struttura che ne accoglie una ventina, ma sempre in condizioni che si possano instaurare relazioni, legami.

Ma allo jus soli è favorevole o no?
Sulla questione dello jus soli dico che è un diritto, ma basta che sia governato. Perché uno potrebbe anche obiettare che con lo jus soli gli stranieri arrivano qua per mettere su famiglia e ottenere la cittadinanza. Il problema va governato, non subìto. E tra l’altro ho l’impressione che la questione sia stata collocata in un brutto momento: non si può trattare questo argomento a ridosso delle elezioni, per ottenere consensi. Questi sono argomenti che vanno trattati nei periodi di maggiore tranquillità. Quindi sono favorevole, ma la cosa va governata. Il politico deve governare queste situazioni, non trasformarle in incendi o fuochi d’artificio. Sono pienamente d’accordo con Nunzio Galantino. Qui, a livello locale, finalmente si chiarisca che la Lega Veneta è rappresentata da Zaia, o anche dai leghisti di Verona, che conosco bene, che non sono identificabili con le posizioni e le sparate di Salvini. Sono dei moderati e attenti al sociale vero.

Lei è intervenuto nel dibattito politico per il ballottaggio elettorale a Verona parlando di «buonsenso» contro «disagio e povertà», sottolineando che decideranno i veronesi «in piena libertà», proponendo l’istituzione di un assessorato alla famiglia e auspicando un’amministrazione «incorruttibile». Crede che i veronesi possano non decidere in condizioni di libertà, o che vi sia o vi sia stato il rischio di corruzione? Inoltre, un Comune, a parte nella gestione degli asili, in che modo può dare un valore aggiunto in una politica per le famiglie?
Innanzitutto, nel mio intervento, che è uscito prima nel nostro settimanale diocesano Verona Fedele e che poi è stato diffuso anche negli altri quotidiani, ho voluto precisare che in una tornata elettorale di carattere amministrativo la politica nazionale deve restare fuori! Noi veronesi siamo capaci da soli di determinare il nostro futuro. Io stesso sono veronese. Io parlo anche da cittadino, autoctono: gli altri non ci devono entrare. Fatta questa precisazione, dicevo che la politica, per essere tale, sotto il profilo amministrativo, deve concentrare la sua attenzione sulle fragilità. Le situazioni di famiglie disastrate, dei disabili, del bullismo, la situazione di sofferenza interiore di famiglie dissestate, divise, di figli che non si sentono amati, hanno delle ripercussioni spaventose e devastanti. In questo senso un assessorato alla famiglia mi pare che sarebbe la cosa migliore. Che le famiglie sappiano che l’amministrazione è dalla loro parte e possono fare affidamento sull’amministratore, pur con i poteri limitati che ha. Perché, se è vero che le amministrazioni hanno poteri limitati, è anche una cosa vergognosa che proprio il sociale e le fasce deboli siano sempre le più penalizzate nei tagli di bilancio. Questa è una vergogna ed è antidemocratico. A partire dallo Stato e a partire dall’Europa, intendiamoci. C’è una specie di dominio dell’Europa sul nostro Stato e dello stato sulle Regioni, a scapito dei più poveri, dei diseredati, del sociale più fragile: questa è iniquità, non c’è altro da dire.

Perché ha voluto sottolineare l’aspetto della corruttibilità a Verona?
Primo perché siamo in un mondo corrotto, secondo perché siamo in un’Italia che non è incorrotta, terzo perché siamo in una Verona che non può dirsi nel suo insieme del tutto incorrotta.

Fa riferimento agli episodi di infiltrazione mafiosa?
Anche a quello. Ci sentiamo di non essere del tutto puliti. Chi governa deve essere pulito, in tutti i sensi, e mai scalfibile, trasparente.

Ma Verona ha mancato da questo punto di vista, in questi anni?
Diciamo che non mi sento del tutto tranquillo. Non posso dire: tutto bello, tutto trasparente, tutto limpido. C’è qualcosa che mi lascia perplesso, non sereno. Ma torno alla domanda: lei parlava degli asili. Nel Veneto la stragrande maggioranza di scuole dell’infanzia sono gestite da istituzioni cattoliche. Se di punto in bianco noi come Chiesa decidessimo di chiuderle, per mancanza di sostegni l’amministrazione del Veneto andrebbe in default. Immediatamente. Allora, da parte della Regione, da parte dei Comuni, dovrebbero esserci l’accordo di sostenere efficacemente queste nostre scuole. Non per arricchirle: non sono profit. Quindi, proprio perché sono un grossissimo sostegno anche all’economia della Regione, siano sostenute quel tanto che basta da non farle chiudere. Serve una sorta di censimento mirato. Non è più il tempo dei finanziamenti a pioggia. Ha senso valutare le condizioni delle singole scuole, e per ognuna stabilire l’aiuto necessario per non chiudere.

Lei ovviamente è consapevole che questo tema è delicato perché i contrari invocano la Costituzione là dove dice, all’articolo 33, di diritto all’educazione privata “senza oneri per lo Stato”.
Sono ideologi passati, di un’ideologia ottocentesca, superata. Che in Europa non trova corrispondenze. Non si può parlare ancora di privilegi per la scuola privata. Ormai è privata solo nel diritto di sopravvivere.

Cosa pensa di quei personaggi che hanno sempre fatto sfoggio di ossequio religioso, e magari hanno sulla coscienza sofferenze, per esempio di chi ha perso tutto in crac bancari, specie anziani?
Questo fenomeno non è soltanto di adesso. Ricordo bene alla fine degli anni Novanta i crac di allora, quelli dei bond argentini per esempio. Sono veri e propri atti vandalici. Questi istituti, che ieri e oggi hanno approfittato dell’ingenuità delle persone anziane o inesperte, questi personaggi che hanno fatto vedere l’eldorado negli investimenti prospettati, sono veramente dei delinquenti, dei criminali. Questo dal punto di vista civile.

E dal punto di vista religioso?
Se parliamo di dirigenti coinvolti in queste cose, che si fossero dichiarati cristiani, quelli erano cristiani all’anagrafe, ma non di fatto. C’è differenza: io posso dichiararmi cristiano, ma poi non esserlo affatto. La giustizia fa parte di un dovere sacrosanto. E questo, non solo di un cristiano, ma di ogni cittadino. Questo a meno che loro stessi non si siano trovati invischiati loro malgrado. Allora bisogna andare a vedere i “cervelli”.

Lei ha detto che, riguardo al calo di ordinazioni, «a Verona non si può parlare ancora di emergenza, la nostra diocesi può fare affidamento su molte risorse. Quello che si perde in quantità, lo si recupera in qualità» (18 aprile, Corriere Veneto). Ma c’è anche il calo di giovani nelle parrocchie, e perfino di pellegrini a Lourdes. Lei sposa l’idea di una Chiesa orgogliosamente minoritaria, che però punti a ricristianizzare l’immaginario e il senso comune contro il laicismo? Ma come si concilia questo con il nuovo corso di papa Francesco, che rivaluta Lutero, fa aperture alla modernità nella dottrina, si mostra conciliante su molti temi?
Papa Francesco sta lanciando una Chiesa che non misconosce i raggi di luce che esistono, non accentua le zone d’ombra o i contrasti, ma preferisce la via del dialogo, del tenersi per mano, perché è l’unica che può portare a un progresso. E’ allora una Chiesa minoritaria? No, perché, a livello di cristianesimo, coloro che sono battezzati sono Chiesa. C’è una confusione di fondo, che porta a identificare il cristiano con chi pratica. Siamo sicuri che chi pratica la vita della Chiesa, la liturgia per intenderci, sia veramente un cristiano e non solo un cristiano all’anagrafe? Noi come Diocesi siamo fiduciosi perchè miriamo a formare alcuni, che ne siano predisposti, a diventare responsabili anche di coloro che di fatto vivono la ferialità con i suoi impegni. Abbiamo almeno una decina di questi percorsi differenziati formativi. E’ quello che abbiamo definito il “cantiere” delle unità pastorali. Per dati statistici sappiamo che una zona, che oggi ha circa 10 preti, tra dieci anni avrà 6 preti e tra 20 anni ne avrà 4. Ma possiamo dire che sotto un certo numero di preti, la Diocesi non andrà mai. Vediamo che più c’è attenzione alla formazione alta dei laici, più emergono poi anche le vocazioni. Con questo metodo e con la formazione si predispone un terreno favorevole anche a nuove vocazioni al presbiterato. Questa è la nostra strategia. Nessun prete avrà più parrocchie da gestire da solo: ci saranno comunità di preti, che potranno gestire anche fino a sette, otto parrocchie, ma non da soli. Con i preti, ed ecco l’altra azione, ci sarà anche un consiglio pastorale delle unità pastorali fatto da laici e religiosi. Con questo processo vogliamo mettere in sicurezza il futuro della nostra Diocesi.

Quando l’anno scorso fu sgozzato il sacerdote Jacque Hamel in Francia, lei puntò il dito contro il laicismo della società francese. Più che il laicismo, il problema non è forse il nichilismo, il non credere più in niente che poi porta ad abbracciare l’opposto, il fondamentalismo?
Il virus dell’Isis è il fondamentalismo, anti-civile per sua natura. Non si può pensare che un giovane venga talmente indottrinato da essere certo di entrare materialmente nel mondo dell’aldilà con le famose ragazze a disposizione, quando si tratta di una fantasia così banale. Cioè: che il Corano ne parli è una cosa, che la realtà sia questa, è tutt’altra cosa. Manca una ermeneutica seria del Corano, che va interpretato. Anche il Vangelo parla dell’aldilà, del Regno dei Cieli con l’immagine di un banchetto, ma non ci troveremo un banchetto, l’immagine indica la felicità espressa dal banchetto. Attenzione, è uno dei pericoli che abbiamo corso anche noi come cattolici, il fondamentalismo era presenta anche da noi. Per fortuna c’è stata tutta l’innovazione data dall’esegesi, dall’ermeneutica, che hanno portato a chiedersi il senso delle parole. Però questi fondamentalisti sono stati sollecitati dall’ingiuria nei confronti di Maometto, fatta da Charlie Hebdo con le sue vignette. Quella famosa provocazione originaria deve essere riconosciuta come la vera causa scatenante del fatto, dell’uccisione di padre Jacque Hamel. Ci dev’essere sempre rispetto per le convinzioni altrui. Io non posso permettermi di banalizzare, ad esempio, la circoncisione, o certi divieti alimentari. Ci sia rispetto.

All’atto pratico, che cosa vuol dire rispetto?
Conosco un’azienda di giardinaggio con numerosi dipendenti del Marocco. Il titolare rispetta i loro momenti di preghiera, e l’organizzazione del lavoro non ne risente per niente. In questo capirsi, ognuno dà il meglio di sé. Ci sono delle persone, nessuna persona può essere maltrattata. Nell’immigrazione, l’accoglienza è un dovere. Un dovere civico. Però c’è da fare un discorso sulla responsabilità dell’Europa. Diceva san Daniele Comboni: salvare l’Africa con l’Africa. Il neocolonialismo è anche peggiore del primo colonialismo. La grande conquista dell’Africa da parte di Europa, Cina e America ha portato ad uno sfruttamento insopportabile. E gli africani scappano da una terra che è la loro madre. Nella guerra in Siria, per esempio, l’Europa c’entra eccome, è colpevole. Allora perché gli stati dell’Europa non sostengono le imprese che possono piantarsi là per sostenere l’Africa? E’ ora che l’Africa sia restituita agli africani.

Scusi, ma non vede il pericolo così di alimentare ancora gli interessi economici occidentali che hanno rovinato quelle popolazioni?
Purtroppo manca l’Onu, che è stata crioconservata. Oggi occorrerebbe l’Onu che seguisse le imprese. Purtroppo è stata bloccata.

(ha collaborato Alessio Mannino)

Ph: parrocchiabovolone.it