«Io, tifoso del Vicenza picchiato solo perché nero»

Parla il trentenne aggredito alla festa della curva sud: «a farmi più male dei pugni è il razzismo»

«Me la sono vista davvero brutta». Thomas Mulugheta sceglie di parlare con nome e cognome. 30enne di origini eritree ma nato a Padova e da sempre residente a Vicenza, nella notte tra sabato 17 giugno e domenica 18 giugno, Thomas è stato aggredito allo stadio vicentino Menti, durante la Festa della Curva Sud. «Sono arrivato verso mezzanotte insieme alla mia ragazza e ad alcuni amici ultrà», racconta. «Abbiamo preso una birra all’ingresso, dopodiché siamo saliti in curva, che era aperta a tutti». Prima di riuscire a finire la birra, però, «sono arrivate alcune persone che al grido “negro di merda” mi hanno colpito da dietro. Spintoni, calci, pugni e sputi. All’inizio erano una decina, mi hanno riferito. Io ero di spalle e ho visto poco o niente. Vedevo solo i pugni».

La voce di Thomas trema ancora mentre ripercorre quegli attimi di terrore. Ha la faccia gonfia, un occhio nero e la gamba dolorante. La prognosi del medico è di una settimana, ma il trauma emotivo è anche peggiore del dolore fisico. «I miei amici hanno preso le mie difese e sono stati colpiti anche loro. Anche la mia ragazza ha ricevuto alcuni pugni in testa, ha degli ematomi sulle braccia e sulla schiena». L’identità degli aggressori resta da accertare: «andrò in questura a sporgere denuncia contro ignoti. Non so dire chi siano. Mi hanno spinto giù dagli scalini, verso l’uscita della curva. Mi sono girato un attimo e ne ho contati una trentina, ma mi è stato detto che a rincorrermi erano molti di più, forse un centinaio. Io non ho visto, sono scappato senza voltarmi. Se fossi caduto a terra non so che fine avrei fatto. Per fortuna all’uscita ho trovato altri amici ultrà che si sono messi in mezzo e mi hanno detto “Tommy, scappa!”. Sono corso fuori dallo stadio, scalzo, fino all’argine del Bacchiglione».

«Mi ero tolto le scarpe per stare più comodo», continua, «quando poi mi ha raggiunto, la mia ragazza me ne ha riportata una sola, perché l’altra era stata lanciata nel fiume». In mezzo al marasma, non si è vista «l’ombra di una pattuglia, non c’era nessun tipo di sicurezza» e il linciaggio è stato evitato solo dai «ragazzi della curva che hanno fatto da muro e mi hanno protetto. Li ringrazierò sempre. Conosco molti di loro e anche se allo stadio sono stato una volta sola nella vita, quando gioca il Lane guardiamo spesso le partite al bar insieme». In questi giorni ha ricevuto tanti messaggi di solidarietà: «ho capito di non essere solo». Finora la società del Vicenza Calcio non ha rilasciato dichiarazioni sull’accaduto. «Essere aggredito solo perché nero fa male più delle botte in sé –  è l’amaro commento finale di Mulugheta – siamo nel 2017, dispiace vedere che c‘è ancora così tanta ignoranza. Perché di questo si tratta: il razzismo è ignoranza».

(ph. Tuttocurve.com)