Ascom: «centri commerciali come banche: si cannibalizzano»

Il presidente di Ascom-Confcommercio Treviso, Renato Salvadori, nel corso dell’assemblea annuale con i dirigenti tenutasi mercoledì 21 giugno, è intervenuto sul tema della diffusione dei centri commerciali in provincia. Come scrive il Corriere del Veneto nell’edizione di Treviso, Salvadori accusa la grande distribuzione di snaturare l’identità di una terra fatta di piccole e medie imprese e di calpestare e fagocitare le piccole realtà economiche. Ma il presidente di Ascom riflette anche su un altra dicotomia: quella «grande contro grande alla ricerca di un equilibrio di mercato ormai tramontato, e soprattutto moderno contro statico, nuovo contro vecchio», spiega.

«Conosciamo bene la situazione del centro commerciale di Conegliano, il Conè, che va come va. Ma adesso a San Fior, a un tiro di fionda, se ne apre uno nuovo. Qual è la logica? – si chiede Salvadori – C’è l’investimento urbanistico, certo, l’occupazione, ma ormai molti fanno fatturato con gli sconti di fine anno. Stiamo ripercorrendo a grandi passi quello che è successo con le banche». «Anni fa – argomenta il presidente Ascom – , ogni spazio diventava uno sportello, era un numero insostenibile in una nazione a forte trazione manifatturiera. Ora gli sportelli vengono chiusi e molti di quei dipendenti rimarranno a casa. Lo stesso sta accadendo oggi con la grande distribuzione, che nella nostra provincia ha un tasso di copertura di quasi due volte la media delle altre». Con tanti centri commerciali un o vicino all’altro «il territorio guadagna in traffico e movimentazioni, ma non so quanto in termini di qualità della vita», conclude Salvadori.