Liste civiche, così si riverginano i partiti

Il disamore per i politici cresce sempre più. Ma è colpa anche dell’elettore poco attento

Nella nostra epoca sembra che i partiti politici siano diventati la sentina di ogni vizio. Oddio, qualche motivo per pensarlo c’è. Tuttavia sarebbe bene, come per ogni cosa, distinguere quello da tenere e quello da gettare. La funzione di un partito, come da dizionario, è la seguente: “associazione tra una parte di cittadini di uno Stato che ha lo scopo, sulla base di una comune ideologia, di delineare gli indirizzi di politica generale dello Stato e di tradurli in atti di governo mediante i propri rappresentanti negli organi legislativi ed esecutivi previsti dagli ordinamenti costituzionali. In uno Stato democratico i partiti politici sono associazioni libere e pluralistiche

Nella pratica cosa hanno fatto queste associazioni? Hanno riunito persone che la pensavano allo stesso modo sulle questioni politiche. Ma nemmeno questo è del tutto vero. Nella Dc, ad esempio, c’erano idee che andavano da una sinistra robusta fino ad una destra pronunciata. Lo stare insieme derivava soprattutto dal fatto che in quel partito si gestiva potere e non poco. Oggi i partiti hanno differenti obiettivi. Quelli più grossi ambiscono al potere e alla sua gestione. Quelli più piccoli, avrebbero la stessa meta, ma non avendo le forze per farlo, cercano di raggranellare un po’ di seguito per giocarsi il loro peso appoggiando il partito più grosso.

Quella che era la ragione primaria, l’intermediazione tra la società e le istituzioni, la ricerca, la selezione e la preparazione dei futuri candidati alle varie cariche, si è smarrita da tempo. Ora un partito serve da trampolino di lancio per chi lo gestisce ed è, forse, anche per questo che, non scegliendo più i migliori, ma quelli del giro giusto, cresce il disamore per i politici. Se l’elettore fosse attento alle persone cui dà il voto, le scelte di interesse sarebbero bocciate sonoramente. Si capirebbe allora che se proponi e smerci patacche, finirai male.

C’è poi il problema liste civiche. Se uno fosse attento alla buona politica, cercherebbe di migliorare l’azione dei partiti. Se questi non godono di fiducia, si preferisce bypassare il problema e, voilà, la lista bella e pura con la quale si riverginano le persone e si tenta il colpo. Ovviamente non è sempre così. Ci sono casi in cui, persone perbene, non vogliono farsi azzoppare da un partito che funziona male e non fa il proprio dovere istituzionale e, allora, si presentano con una lista che, pur avendo magari un sentire tipo quello del partito, non vogliono mischiarsi con riti screditati. La politica, cosa bellissima, è diventata un orpello per interessi di pochi. Esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere.