«Non sprecate il tesoro della Foresta di Giazza»

Viaggio nei boschi tra Verona, Vicenza e Trento. L’appello ai cittadini e amministratori del dirigente regionale Mezzalira: «disinformazione e allarmismo ne ostacolano la valorizzazione»

Risalendo la Val Tramigna, a nord di Soave in provincia di Verona. la terra è un incanto: una fitta trama di vigneti, uliveti frutteti di ciliegio, e seminativi – pochi – che si alternano su terrazzamenti, pendii e valli pianeggianti, dando l’impressione di un immenso orto botanico. La nostra meta è la Foresta di Giazza, uno dei patrimoni forestali gestiti dall’Agenzia Veneta per l’Innovazione del settore primario (meglio nota come “Veneto Agricoltura”). Con noi, a farci da Virgilio in scarponi da montagna, è Giustino Mezzalira, dirigente della Sezione ricerca e gestioni agroforestali.

L’EPOPEA DEI VALLIGIANI
Il nostro viaggio comincia parlando di detriti. I torrenti che dal Carega sulle Piccole Dolomiti scendono verso Verona, Trento e Vicenza, ne hanno da sempre trasportato enormi masse. Mezzalira ci parla del giovane e potente sistema idrogeologico della Val d’Illasi: «è per porre fine alle continue alluvioni e alle colate di “lava torrentizia”, cioè quando la massa di detriti trasportata dall’acqua è così cospicua, che l’alluvione si trasforma in una specie di colata lavica, nei secoli precedenti avevano varie volte devastato gli abitai della val d’Illasi, che nacque la Foresta di Giazza. Verso la fine dell’800, pochi anni dopo l’unità d’Italia, i valligiani avvertivano sempre più forte il rischio di restare vittime di alluvioni catastrofiche. Così, di loro iniziativa, decisero di comperare i terreni più a monte, allora oltre il confine con l’Impero Austro-Ungarico, per realizzarvi opere di prevenzione dalle alluvioni. Per trovare le risorse economiche necessarie per eseguire i lavori pianificati, tutti i valligiani decisero di tassarsi». La camminata si fa storica, a ritroso nel tempo, alle origini di questo luogo mozzafiato: «Con una legge del 1877 era stato istituito il Corpo Forestale dello Stato – oggi accorpato ai Carabinieri, nell’illusoria idea di risparmiare denari pubblici – un organo tecnico, operativo che agiva sul territorio. Il Corpo Forestale prese in mano l’opera e la completò con un grande progetto di “sistemazione integrale dei bacini montani” ideato dall’ingegner Borghetti. Un lavoro immenso, di immane fatica, ma anche una manna per gli abitanti del posto. In una ventina d’anni si compì una trasformazione straordinaria. Nel 1911, la Foresta di Giazza venne ufficialmente inaugurata con la visita a dorso di mulo dell’allora ministro dell’agricoltura, Nitti».

DISSESTO IDROGEOLOGICO
Un enorme e ricorrente problema dell’intero Paese, quello del dissesto idrogeologico. «I fatti vanno analizzati uno per uno – spiega Mezzalira – ci sono certamente eventi che si potrebbero evitare se non fosse per una certa arroganza, da una parte, e un’atavica ignavia dall’altra. Spesso gli uomini pensano e costruiscono le loro città come se la terra dove le piantano non fosse soggetta ad alcuna regola. Dall’altro lato, non riusciamo a capire che una gestione intelligente delle risorse naturali è una grande un’opportunità di sviluppo e di benessere sociale ed economico». Siamo di fronte più ad arroganza o a pigrizia? «Se interrompo o intubo il corso di un fiume per costruire strade o case, rischio di innescare una bomba ad orologeria che prima o dopo certamente esploderà, con perdite di vite umane, di risorse e di denaro. Questa è arroganza. Se invece lavoro su progetti che tengano conto delle peculiarità idrogeologiche di un territorio e investo diligentemente nella manutenzione ordinaria del patrimonio ambientale e forestale, evito le tragedie e genero risorse economiche (forestali) e sociali (posti di lavoro e condizioni di possibilità di vita sociale in aree montane) importanti. Questa è cura intelligente, il contrario dell’ignavia».

TESORO DA VALORIZZARE
Da quattro anni si sta portando avanti con i sindaci dei Comuni che insistono sul territorio della Foresta un progetto di gestione efficiente delle risorse forestali denominato Enerval. «Oggi, dopo 100 anni dalla sua realizzazione – racconta Mezzalira – la Foresta ha raggiunto la sua maturità. Il progetto Enerval ha come obiettivo un sistematico utilizzo del legname prodotto, tale da trasformare i costi di manutenzione in costi di produzione, da garantire un’attività di gestione e manutenzione estremamente efficace e un guadagno economico per la collettività in termini di energia e di impiego di manodopera». In pratica, non si valorizza abbastanza questo tesoro di alberi e vegetazione. «Una gestione economicamente vantaggiosa di una foresta richiede tre elementi imprescindibili: un comprensorio che fornisca una cospicua massa di legno, una domanda di legno da costruzione o da combustione e tecnologie forestali d’avanguardia per ottimizzare dal punto di vista economico e tecnico il taglio e il trasporto della materia prima. Giazza potrebbe avere già oggi tutte queste caratteristiche. La Foresta, suddivisa tra le province di Verona, Vicenza e Trento, è di circa 2000 ettari di superficie; se si aggiunge il comprensorio che la circonda, si superano i 10.000 ha, un territorio che potrebbe soddisfare completamente la domanda di energia termica delle comunità locali».

TAGLIARE GLI ALBERI? SI DEVE!
Mezzalira esprime il suo pensiero schiettamente: «Le difficoltà che incontriamo riguardano la reazione della popolazione e di certi ambientalisti incompetenti a un tipo di proposta del genere. All’origine c’è fondamentalmente una errata percezione dello stato di salute delle foreste. Associazioni varie e problemi legati al clima e all’inquinamento planetario noti a tutti, hanno fatto passare l’idea che tutte le foreste siano in pericolo. Questo può essere vero per alcune aree del pianeta, ma non è assolutamente vero per il comprensorio di Giazza e per le foreste italiane in generale». Della serie: quando i luoghi comuni “ambientalisti” possono danneggiare la conoscenza dell’ambiente. «Oggi in Italia abbiamo il doppio di superficie forestata del dopoguerra con un patrimonio di massa legnosa addirittura quadruplicato. Purtroppo, a livello di opinione pubblica, è passata l’idea che tagliare sia sbagliato. La buona gestione, invece, passa anche attraverso il taglio e l’utilizzo del legname. Da noi, oggi, l’errore è non tagliare».

BENESSERE ECONOMICO E SOCIALE
Mentre l’orologio, implacabile, purtroppo segna l’ora del ritorno, trascriviamo l’appello finale: «Noi ci siamo. Se penso a come questi boschi potrebbero tornare a brulicare di operatori forestali, ingegneri, operai, attrezzature d’avanguardia e a come questo polmone potrebbe trovare la strada di generare benessere economico e sociale ottimizzando pure la sua manutenzione e la sua conservazione in piena salute, non sto nella pelle. Credo che anche l’ingegner Borghetti tornerebbe volentieri a dare una mano, se sapesse che partissero i lavori».