Banche venete a Intesa, analisti: «lieto fine»

Gian Maria Gros Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo (in foto), commenta l’operazione di Intesa sulla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Queste le sue parole riportate dall’Huffington Post: «l’intervento dello Stato non è a vantaggio di Intesa ma solo a pareggio degli oneri. Prendiamo in carico depositi e obbligazioni senior delle due banche venete, parliamo di circa 20-30 miliardi. Il prezzo di un euro è un prezzo simbolico. In realtà, le attività che noi riceviamo non sono in grado di coprire l’impegno che prendiamo».

«E’ stato scongiurato l’effetto domino – continua Gros Pietro – e i piccoli contribuenti possono stare tranquilli. I debiti che queste due banche hanno non vanno a loro carico». Stesso discorso per i lavoratori: «siamo convinti che sia possibile ricondurre l’organico a una situazione che si raggiunge senza licenziamenti imposti».

Anche gli analisti vedono come positiva l’operazione di Intesa sulle banche venete. Credit Suisse parla di «happy end per le banche italiane». Intermonte reputa «positivamente la soluzione in quanto si risolve la crisi delle banche venete e si liberano i fondi necessari ad Atlante per acquistare Npl di Mps e permettere la ricapitalizzazione precauzionale di Mps». Secondo le stime di Mediobanca Securities, Intesa avrà 250 milioni di utili entro il 2020, con un aumento del 6% del’utile per azione atteso, senza contare la forza commerciale che l’istituto potrà avere in Veneto avendo una quota di mercato del 30%.