Padova: più che vittoria di Giordani, sconfitta di Bitonci

Il neo-sindaco e il suo alleato Lorenzoni avrebbero fatto bene a risparmiarsi battute fuori luogo (hanno vinto i «buoni») e mostrare più umiltà

La vittoria del tandem Giordani-Lorenzoni è stata vissuta dai suoi sostenitori come un grande risultato. Trovo che il risultato vero sia stata invece la sconfitta del Podestà venuto dal contado, la cui arroganza (e ignoranza istituzionale) erano arrivate persino a “blindare” la Casa Comunale e a impedirvi il libero accesso dei cittadini, in una concezione “proprietaria” di ciò che invece è un bene comune. Cosa mai avvenuta nemmeno nei tempi cupi del terrorismo nero e di quello rosso. Bene hanno fatto quindi i padovani o, meglio, la maggioranza di quanti sono andati al voto, a rimandare a Cittadella chi riteneva di essere il “dominus” assoluto di una città a lui culturalmente estranea.

La infelice amministrazione Bitonci, cui temo la Corte dei Conti presenterà prima o poi un conto salato, se non altro (ma c’è ben di più!) per le liti temerarie avverso i (legittimi) ricorsi contro le pretestuose ordinanze di chiusura dei locali pubblici, quasi tutte bocciate da Tar e Consiglio di Stato, ha ignorato le peculiarità di Padova, snobbando il suo ruolo di polo universitario di eccellenza, di città d’arte (Giotto, Donatello etc.) e di centro logistico di importanza strategica nell’interscambio con l’Est Europa. Non va poi dimenticata la soppressione di manifestazioni importanti per il loro indotto turistico e culturale insieme, quali la “Fiera delle parole” e il “Biologico in Piazza”, vissute con fastidio per l’evidente successo che contrastava con la pochezza delle iniziative comunali.

Detto questo, la vittoria di Giordani-Lorenzoni – o, meglio, di Sergio Giordani, sindaco eletto – è davvero tale? Secondo i dati percentuali, e secondo la legge elettorale, ovviamente sì: Giordani batte Bitonci col 51,84% dei voti contro il 48,16%, superandolo di 3.400 voti esatti (47.888 Giordani, 44.488 Bitonci). Il fatto è che, dal punto di vista del consenso politico, tale vittoria è fortemente minoritaria, e lo stesso sarebbe stato se avesse vinto Bitonci.

Giordani, infatti, stante il pur più contenuto astensionismo padovano (42,97%) rispetto ai dati sia veneti che nazionali, è stato votato solo da poco meno del 29,22% dei padovani. Egli è cioè il sindaco di meno di un terzo dei 163.890 titolari del diritto di voto. Certo, si dirà, la colpa è di chi non è andato a votare. Ma è proprio così?

Sì, e no. Perché questa disaffezione al voto è certo un dato nazionale, ma è anche il riflesso di una campagna elettorale condotta su temi generici, spesso simili, quasi in fotocopia, a quelli dell’avversario/avversari, come la patetica dichiarazione di “amore” per la città, e la pressoché identica mano tesa (di Giordani e di Bitonci!) al M5S pur di accattivarsene l’elettorato. Che, dato l’elevato astensionismo, evidentemente è mancato.

Stante, comunque, l’essere un sindaco di una minoranza dei cittadini padovani, da Giordani mi sarei aspettato – nel momento in cui Bitonci riconosceva la propria sconfitta – toni diversi dalla trionfalistica affermazione che con lui avevano vinto i “buoni”. Avrei preferito una presa d’atto di essere stato votato da una minoranza di elettori, e una dichiarazione d’impegno di fare il possibile (e l’impossibile) per creare un diverso clima che favorisca una maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.

Già, perché questa sindacatura segna il fallimento della politica, intesa come arte del governo, della condivisione e dell’inclusione. Ed è un peccato, che – con un atto di umiltà – il sindaco Giordani non ne abbia preso atto. Il fatto è che il dilettantismo non paga. Personalmente, già l’ho scritto, trovo irritante e sbagliato continuare a parlare di società civile, con annesse liste (pseudo) civiche, contrapposte a un professionismo politico (e amministrartivo) giudicato tout court negativamente o, peggio, come il male assoluto.

Amministrare un paese, o anche una media città come Padova, richiede competenza e professionalità. Che non si possono improvvisare. Mai. Ne argomenterò in un prossimo articolo: confidando che Giordani, e il suo vice Lorenzoni, comincino a capire che non si amministra una città complessa come Padova con gli slogan, o con battute di pessimo gusto come la supposta contrapposizione tra “buoni” e “cattivi”: che fu la logica del Podestà venuto dal contado.

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