Sboarina non tradisca voglia di cambiare. O farà la fine di Tosi

Tra un Pd che si autodistrugge e una Bisinella che non poteva nè voleva essere credibile, si profila un futuro di scelte difficili

Per una strana coincidenza, tra un commento e l’altro sulla vittoria di Sboarina e la sconfitta di Tosi, la radio suonava “The Times they are a-changin’” di Bob Dylan. È ormai da più di cinquant’anni che il grande Bob commuove e dà speranze cantando “la linea è tracciata, il dado lanciato, il più lento adesso sarà il più veloce domani, e il presente di oggi sarà il passato di domani. L’ordine sta rapidamente scomparendo, il primo sarà l’ultimo, perché i tempi stanno cambiando“.

Nonostante le smentite, la speranza è dura a morire. E anche se i poeti hanno sempre torto, questa volta a Verona ha vinto il desiderio di un futuro migliore, non ha vinto Federico Sboarina – candidato del centro estra, che ha sconfitto Patrizia Bisinella e la coalizione dei sostenitori dell’ex sindaco Flavio Tosi. Non ha vinto la politica, ha vinto un sentimento, ha trionfato il desiderio di cambiare, come aveva ben detto Carla Cico dalle colonne di un giornale locale, e vogliamo credere che non sarà anche questa volta solo un sogno, perché (attenzione!) siamo vicini all’ultima chiamata, certamente per Verona – precipitata a livelli di declino mai raggiunti prima – probabilmente anche per il Veneto e per l’Italia.

Nella miseria dei pochi votanti, quelli che hanno scelto di mettere la croce sul nome di Sboarina sono stati in misura determinante i residui veronesi restanti che – contro ogni ragione ed evidenza – credono ancora nel cambiamento, sperano che, appunto, i tempi possano cambiare. Sboarina era partito male, con molte amicizie discutibili e certamente non nuove; come frutto di un metodo villano, irrispettoso della gente e ormai délabré, quello che fa sì che anche la politica locale non sia fatta da programmi e proposte, ma solo dall’appoggio di piccoli e aggressivi gruppi di potere.

Poi per strada, per distinguersi dai suoi avversari e per raccogliere il consenso necessario, ha dovuto cambiare direzione e programmi, ha dovuto mettere sostanza nella sua campagna elettorale, da conservatore è diventato rivoluzionario, ha dovuto raccogliere le istanze della gente, non solo di quella che non va votare, ma di tutti quelli che non ne possono più di una politica fatta su misura solo per gli interessi dei pochi contro quelli dei molti. La fiammella del cambiamento, non altro, ha consentito a Sboarina di superare la Bisinella, che su questo terreno non poteva né voleva essere credibile.

Ma ora viene il bello, soddisfare l’ansia di cambiamento, nel quale in pochissimi sono ancora a credere, ma che è indispensabile come l’aria per respirare, per evitare di sprofondare irrimediabilmente in un baratro disastroso, del quale purtroppo ora vediamo già l’orlo. Se quindi per Sboarina, la sfida cittadina sarà quella di “cambiare o morire”, nel senso di fare la stessa fine di Tosi, sommessamente gli sconsigliamo qualsiasi forma di gattopardismo, di riciclaggio di vecchie facce e vecchie idee, sotto un belletto che oramai non copre più nulla.

Se vuole il consenso, ma soprattutto, se veramente vuole il suo bene oltre che quello dei veronesi, che si concentri sull’interesse generale e non su quello di alcuni amichetti; che scelga sulla base non del ritorno economico di breve periodo, ma sulla base delle competenze, della professionalità e dell’autonomia morale delle persone. Se si circonderà di camerieri, sappia che in ogni caso non andrà molto più in la dal fare di Verona una pizzeria (già vista), e non certo di riportare quella che è una delle più belle città del mondo al ruolo di prestigio e dignità che le compete e che Tosi, purtroppo, ha drammaticamente stravolto.

Il quadro veronese postelettorale tuttavia non sarebbe completo senza un pensiero, non tanto alla sinistra politica, ma alle idee di solidarietà sociale e di difesa dei più deboli, che una volta erano patrimonio di quell’area politica. Il combinato disposto Renzi-modestissima classe dirigente locale ha fatto sì che si realizzasse una distruzione scientifica del Pd e della sinistra, così abile e così accurata che il migliore dei pianificatori non sarebbe riuscito né a progettare, né ad attuare.

Il Pd veronese è riuscito nell’impresa di autodistruggersi, al punto che ci vorranno lustri per riprendere un minimo di credibilità. Prima si è convinto con incredibile superficialità e senza confessarlo esplicitamente – forse per il sostegno a un governo traballante che accettava l’appoggio di chiunque «purché respirasse» (e.g. Verdini) – che fosse possibile fare un’alleanza con chi per un decennio era stato l’avversario più odiato. Poi in nome di questo calcolo errato, ha accettato di separarsi da quanti non potevano condividere questa repentina inversione (Bertucco). Infine davanti a una sconfitta elettorale al primo turno, che da sola avrebbe dovuto far riflettere e invertire la direzione, hanno pensato bene – a conferma del principio eterno che «Dio quando vuole distruggere qualcuno, non lo ammazza, semplicemente lo acceca» – di cercare di trascinare anche i pochi seguaci rimasti sulla strada di alleanze artificiali e innaturali, disperdendo anche il minimo di consenso e credibilità. E lasciando, quel che è ancor peggio, vuota la casella di coloro che sostengono quei principi, che non moriranno mai, di solidarietà e sostegno dei più deboli.

Insomma a Verona dopo la vittoria di Sboarina e la fine dell’epoca Tosi, non ci sarà molto tempo per esultare. Quello che si profila è un quadro di scelte difficili, di impegno amministrativo imponente e di lavoro (finalmente!) serio per evitare il peggio, e per non pregiudicare definitivamente il futuro della città.

Ph: Facebook Sboarina Sindaco