Veneto, non diciamo balle sui ballottaggi

Verona, Padova, Belluno: più che vincitori (l’astensione e Massaro), ci sono sconfitti (Tosi e Bitonci)

Ballottaggi nei capoluoghi veneti: non è come sembra. A Verona non ha vinto Federico Sboarina: ha perso Flavio Tosi che ha cercato furbescamente, ma non astutamente, la stampella nel Pd. A Padova non ha trionfato Sergio Giordani: si è sconfitto da solo Massimo Bitonci, per non aver saputo gestire quella parte di maggioranza, che è stata esattamente quella che lo ha condannato ieri. A Belluno l’uscente Jacopo Massaro non ha compiuto il miracolo: semplicemente, il centrodestra andava diviso e il suo ex Pd era già fuori dai giochi da tempo, dunque lui non aveva praticamente concorrenti.

IL “COMPAGNO” TOSI
In riva all’Adige è andato a votare appena il 42% degli aventi diritto. Oltre il 5% ha annullato la scheda o l’ha restituita bianca. Sboarina dunque è il nuovo sindaco non tanto e non solo perchè ha riportato al secondo turno chi l’aveva votato al primo, ma perchè gli elettori di centrosinistra e in particolare coloro che avevano sostenuto Orietta Salemi (Pd) se ne sono stati a casa, o sono fuggiti al mare o in montagna. Tosi, che da tempo pare essersi sganciato dalla realtà, si è forse dimenticato che la sua Verona è, e resta, di destra, e chi, provenendo dal centrodestra come lui, si appoggia alla sinistra comunque intesa (anche quando ipermoderata, praticamente un centro più à la page, com’è il Pd), dalle sue parti finisce pancia all’aria. In più ci si è messo pure quell’incontenibile jellatore di Matteo Renzi, che invitando i suoi a virare sulla candidata tosiana Patrizia Bisinella, pensato bene di darle il bacio della morte. Come si poteva anche solo presumere che quei veronesi che per dieci anni hanno sacramentato contro l’amministrazione un tempo centrodestrorsa, ora la premiassero in massa, solo perchè Tosi ha dato il suo, di bacio mortale, al renzismo inciucione nel referendum costituzionale, ch’è finito com’è finito?

BITONCI: CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL…
Ancora più interessante il caso padovano. L’ex sindaco Bitonci ha raggiunto il 48,16%, mentre Giordani l’ha superato con il 51,84%. Il differenziale è di 3,68 punti percentuali. Il leghista, quindi, ne esce in realtà bene, elettoralmente parlando. E tuttavia ha dovuto ammettere subito di essere stato battuto dal “Giorenzoni” (il ticket Giordani-Lorenzoni, il professore candidato della sinistra patavina). E altrettanto subito ha sottolineato quanta rabbia covi in corpo contro i suoi ex alleati (l’ex assessore Maurizio Saia, l’Ncd di Barbara Degani, il consigliere Antonio Foresta, il seguito dei forzisti anti-bitonciani, riuniti in Area Civica in supporto a Giordani). Il motivo di tanto risentimento non è solo, dato il carattere dell’uomo, personale. E’ anche politico: due settimane fa, Area Civica ha raccolto il 3,26%. Che corrisponde quasi interamente allo scarto che ha fatto vincere il candidato di centrosinistra. Nonostante l’efficace combattività dimostrata in campagna elettorale, Bitonci dovrebbe prendersela solo con se stesso, con la dimostrata incapacità di tenere assieme il centrodestra a Padova. E non venga a dire che è colpa della cattiveria di quei traditori che l’hanno fatto proditoriamente cadere con una congiura di palazzo: in politica i disaccordi, i cambi di fronte, le manovre sopra o sotto banco sono la regola, non l’eccezione.

MASSARO, CIVISMO VERO
A Belluno, il sindaco Massaro (confermatissimo con uno svettante 63,15%) è riuscito invece a emanciparsi totalmente dalla filiazione di partito, rendendo marginale il Pd. Ce lo ha spiegato lui stesso su queste colonne: il civismo bellunese come risposta trasversale ed egemonica all’insufficienza delle sigle nazionali. Il centrodestra, sostanzialmente Forza Italia, non ha invece saputo contrapporgli una alternativa valida e credibile (Paolo Gamba, fermatosi al 36%, è stato umiliato), mentre la Lega era andata per conto suo e al secondo turno non ha fatto alcuna differenza.

CONSERVATORISMO
Il dato unificante è forse uno soltanto: la forza inerziale delle tendenze elettorali pesa molto di più di quel che salta agli occhi. In parole povere, l’elettore tende a mettere la crocetta dove l’ha messa sempre. La vera sfida è trasformare in elettore il cittadino passivo, cioè convincerlo a recarsi al seggio per battere il vero vincitore seriale, di queste come di altre elezioni: l’astensione. E di conseguenza, per chi punta a conquistarne il favore, presentarsi con un format che lo rassicuri (coalizione compatta e coerente, non perdendo pezzi o stringendo alleanze contronatura) e, trattandosi di amministrative, risponda alle sue esigenze locali (programma decente, se non proprio lungimirante). Il Veneto, ricordiamocelo sempre, è conservatore. Sia a destra che a sinistra.