BpVi e Vb, Baretta: «è uno smacco veneto»

«E’ un rammarico reale. Non siamo riusciti,e uso il plurale perché mi sento parte del sistema Veneto, a coagulare le energie e le risorse necessarie a mantenere in ambito locale la proprietà di questi istituti. Abbiamo evitato che fossero fagocitati da un gigante straniero ma su questo insuccesso, perché tale è nei fatti, dobbiamo interrogarci tutti con onestà, anche per evitare che si ripeta in futuro». Così, intervistato da Filippo Tosatto a pagina 4 de La Tribuna, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta commenta la liquidazione delle banche venete e la loro cessione ad Intesa al prezzo di 1 euro nell’ambito di un operazione di salvataggio che graverà, secondo le stime, 17 miliardi sulle casse pubbliche.

«Le soluzioni alternative non si sono rivelate praticabili – continua Baretta – il nostro obiettivo prioritario era, e rimane, quello di scongiurare fallimento e bail-in (…) la procedura fallimentare europea avrebbe scaricato su correntisti e obbligazionisti il peso di colpe altrui. Perché punire i risparmiatori veneti se non c’è stato azzardo gestionale da parte loro?». Secondo il sottosegretario il crollo delle due banche «avrebbe avuto effetti drammatici anche sul sistema delle imprese. Perciò abbiamo operato nella direzione del salvataggio, secondo la stessa logica che ci ha guidato nei tavoli di crisi Alitalia e Ilva». «Occorrerà lavorare per cambiare le regole dell’Ue in materia: si sono rivelate rigide e inefficaci, fortunatamente non le abbiamo applicate», conclude Baretta.