BpVi e Vb, cause azionisti ripartono daccapo

Dopo il decreto “salva-banche” di domenica scorsa che ha dato il via libera alla liquidazione delle banche venete con la creazione di una bad bank e la vendita degli istituiti ripuliti dai crediti deteriorati ad Intesa, si complica la situazione per gli azionisti che hanno deciso di rifiutare l’Offerta pubblica di transizione (Opt) e fare causa. Come scrive Gianni Favero sul Corriere del Veneto a pagina 2, ci sono tre punti che mettono a rischio i ricorsi contro Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: in primis, scrive Favero, «la procedura di liquidazione amministrativa coatta imposta alle ex popolari ha natura concorsuale ed è disciplinata come un fallimento; in secondo luogo la bad-bank è un soggetto fallito ed in quanto tale «non può più essere praticata la strada del risarcimento ma si può solo chiedere al commissario di essere ammessi al passivo»; infine «un azionista, avendo scelto di partecipare al capitale di rischio, è un creditore chirografario. Ossia gli spetta eventualmente qualcosa una volta accontentati i creditori privilegiati (dipendenti, fornitori, consulenti etc.)».

Con la conversione del decreto in legge per gli azionisti esterni alla Otp «cambiano in toto i termini della strategie processuali sia in corso che future», spiega il legale padovano Paolo Quaggetto. «Le controversie in essere pare possano essere “riassunte”, come avviene per la morte di una parte, ma non sappiamo ancora se alla “bad bank” o alla “good bank”», aggiunge Emanuela Bellini, avvocato dell’Adusbef. «Abbiamo mandato a tutti i nostri assistiti una convocazione per poter dare loro dei chiarimenti – dichiara Valter Rigobon, segretario di Adiconsum Veneto – ma chi ha perso cifre inferiori ai trentamila euro meglio che si metta l’anima in pace». Intanto le associazioni dei risparmiatori che fanno capo a Don Torta sfileranno domani a Vicenza in un corteo di protesta.