Cattolica, direttore arrestato: perchè Bedoni non parla?

Inchiesta per tangenti al fisco, la compagnia assicurativa ha sospeso il dirigente. Ma il presidente e l’ad Minali restano in uno strano silenzio

La sede di Cattolica perquisita dalle Fiamme Gialle il 16 giugno scorso, il suo direttore amministrativo, Giuseppe Milone, arrestato assieme ad un collaboratore, Albino Zatachetto, con l’accusa di aver corrotto con Rolex da 20 mila euro un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, Christian David, e il finanziere Vincenzo Corrado, e il giudice tributario Cesare Rindone con un posto nella compagnia assicurativa per un suo amico, il tutto in cambio di uno sconto fiscale «da 8,8 a 2,6 milioni di euro», scrive la Procura di Venezia, tramite «la firma di un atto di adesione unificata per un totale esatto di 2.654.757 euro d’imposte». Il consiglio d’amministrazione della società che il 20 giugno decide di sospendere in via cautelativa Milone, «responsabile della Direzione Amministrazione e Bilancio e Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari», e di interrompere seduta stante il co.co.co con Zatachetto (il quale, tramite il suo legale, ha chiarito di «non aver mai ricoperto all’interno del gruppo carichi dirigenziali», quindi in pratica di non avere effettivo potere nell’organigramma).

Ci si sarebbe aspettati una parola da parte del presidente di Cattolica, Paolo Bedoni, e dall’amministratore delegato, Alberto Minali. Invece, a parte la nota ufficiale del board in cui si è annunciato di aver conferito «incarico immediato al Comitato Controllo e Rischi per effettuare una specifica e approfondita ricognizione interna, avvalendosi anche di consulenti esterni indipendenti», non una dichiarazione, non un commento, niente di niente. Specie dal primo, noto a tutti a Verona come un presidente molto presente, è lecito attendersi che spenda un po’ del suo tempo per far sapere all’opinione pubblica cosa ne pensa del fatto che la direzione amministrativa deputata a redarre la contabilità, nella persona di Milone, sia finita non solo sotto indagine, ma addirittura in carcere. Ma è probabile che la linea di Bedoni sia sempre quella: non intervenire mai quando il bollettino segna tempesta. Ne abbiamo avuto prova, per esempio, alla notizia della sua inclusione fra gli ex consiglieri d’amministrazione citati per danni nell’azione risarcitoria della BpVi.

Milone presunta mela marcia in un cesto interamente sano? Se il vantaggio andava alla compagnia, la compagnia, nei suoi piani alti, non ne sapeva nulla? Se dovesse essere dimostrato il reato, significa che gli è stata fatta sotto il naso, a Bedoni, Minali e all’intero vertice? La parola alla magistratura. Ma una parola da parte di chi presiede e amministra, sarebbe forse utile. E doverosa. Il silenzio non è sempre d’oro. E questo vale anche per la politica: non hanno niente da dire, il nuovo sindaco di centrodestra Sboarina e il consiglio comunale che ora si insedierà?