Veneto, 10 aziende hackerate. L’esperto: «una guerra»

Il nuovo virus ransomware che ha paralizzato l’Ucraina ha colpito anche il Veneto, dove tra aziende ed enti pubblici le vittime sarebbero almeno una decina. Non solo la multinazionale di macchine agricole Maschio Gaspardo di Campodarsego (Padova), dove la produzione ripartirà lunedì prossimo, ma anche l’azienda di trasporti olandese Tnt, con stabilimento in zona industriale a Padova, che si è ritrovata con i dispositivi di tracciamento fuori uso. Colpite anche Maersk, compagnia di navigazione danese con ufficio a Marghera, e il gruppo edile francese Saint Gobain. «Se Wannacry era una prova, questo sembra una strage – commenta Raoul Chiesa, hacker “etico”, intervistato da Alessandro Macciò sul Corriere del Veneto a pagina 9 -. Oltre a colpire i computer vulnerabili, il malware ha contagiato tutti quelli collegati nella loro rete con una sorta di auto-espansione».

«Il sospetto è che l’obiettivo fosse l’Ucraina e che l’attacco abbia sconfinato altrove, magari colpendo proprio le aziende con più contatti in quel paese – afferma Mauro Conti, docente di informatica all’Università di Padova e responsabile del team di ricerca su security e privacy “Spritz” -. Le aziende colpite in Veneto quindi sarebbero una sorta di effetto collaterale, come i civili nelle guerre. Del resto gli attacchi hacker sono una forma di cyber-guerra che punta a rallentare la produzione e a penalizzare il Pil senza sganciare bombe: il problema presto sarà all’ordine del giorno, bisogna alzare le barriere».