Carreri: «quando Fojadelli criticò me, Anm tacque»

La ex magistrato sul suo recente libro sulla sua vicenda legata al crack BpVi: «dovere di testimonianza»

«La mia vicenda – spiega Cecilia Carreri, ex magistrato, autrice del libro, uscito il 29 giugno, dall’inequivocabile titolo “Non c’è spazio per quel giudice. Il crack della Banca Popolare di Vicenza” (Edizioni Mare Verticale) – si è conclusa soltanto nei primi mesi del 2017, una vicenda incomprensibile che non poteva restare chiusa in un cassetto. Ho ritenuto mio dovere renderla pubblica perché la società ne conservasse una testimonianza. Un modo anche per chiudere definitivamente. Scrivere il libro è stata una grande sofferenza, ho dovuto ripercorrere il calvario che ho vissuto dal 2005. Oggi il giornalismo d’inchiesta ha fatto chiarezza di molti aspetti oscuri della mia vicenda, vista sotto una luce nuova». E sulle ragioni di quanto le è accaduto ricorda che «durante i quindici anni in cui» ha ricoperto «il ruolo di giudice per le indagini preliminari» ha respinto molte archiviazioni di indagini su personaggi eccellenti.

Dottoressa Carreri, lei nel libro ricorda circostanze relative a suoi ex colleghi facendo nomi e cognomi, come ad esempio quelli dell’ex procuratore di Vicenza, Antonio Fojadelli, o della ex presidente della Corte d’Appello di Venezia, Manuela Romei Pasetti, entrambi poi finiti a lavorare nel gruppo BpVi. Non teme altre reazioni e conseguenze?
La mia vicenda si è conclusa, mi hanno strappato la toga di dosso, cos’altro potrebbero farmi? Ho fatto nomi e cognomi perché ciascuno si assumesse le sue responsabilità, come ho fatto io.

Ha letto il recente decreto-legge sulla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca? Che ne pensa?
Sono pessimista, i fatti dimostrano che dal 2015 il Governo ha versato inutilmente miliardi di euro alla Banca Popolare di Vicenza e non una lira alle vittime. Miliardi che escono dalle nostre tasche, dalle riserve dello Stato, in una situazione di pesante debito pubblico, di mancanza di lavoro e di economia azzerata, come rilevato dall’Unione europea. Lo stesso accade con la messa in liquidazione della BpVi. Temo che si stia ripetendo il caso Alitalia, i cui effetti fallimentari sono sotto gli occhi di tutti. Il dramma di queste vicende è che alla fine le vittime restano vittime, e quelli che occupano le poltrone di comando di queste banche e aziende se ne vanno a casa con compensi da milioni di euro, senza rispondere delle loro responsabilità. Tutti impuniti.

Che effetto le ha fatto vedere le foto di Zonin in via Montenapoleone a Milano?
È un libero cittadino, può andare dove vuole, così ha deciso la Procura di Vicenza.

Da mesi non mancano i cittadini ex soci azzerati della Popolare di Vicenza che protestano sotto il palazzo di giustizia di Vicenza. Si è inceppato qualcosa, nella Procura vicentina, criticata per non aver messo agli arresti l’ex presidente Gianni Zonin e per non aver proceduto per tempo al sequestro dei beni?
Non si è inceppato nulla. Si tratta di decisioni formali dei magistrati vicentini, di loro scelte, e il Consiglio Superiore della Magistratura non può assumere iniziative contro l’esercizio del potere giudiziario, se non sconfina nell’illegalità o nell’illecito disciplinare. È il vecchio problema delle attitudini, della preparazione, della selezione dei magistrati in Italia.

Esiste una responsabilità morale dei vicentini, o dei veneti se si vuole, che sono poco inclini a protestare e combattere in circostanze in cui i codici civile e penali da soli non bastano?
Direi proprio di no. Il veneto è un grande lavoratore, affronta con spirito di sacrificio qualsiasi difficoltà. Sta reagendo con molta compostezza e dignità e questo è lodevole. La gente comune non può sostituirsi alla Magistratura o al Governo, può soltanto protestare in modo civile, fare esposti e denunce, andare dall’avvocato o dalle associazioni, come sta già facendo. Il resto è politica.

Che ne pensa del fatto che il Csm ha chiuso senza esito l’indagine sulla Procura di Vicenza? E della presa di distanza dell’Anm dal procuratore Cappelleri?
Ignoro le motivazioni del Consiglio superiore della magistratura con cui ha archiviato l’inchiesta, evidentemente hanno escluso profili di responsabilità disciplinare e di incompatibilità ambientale dei giudici che si sono occupati della vicenda della banca; vediamo ora come verrà decisa la domanda di trasferimento del procuratore Antonino Cappelleri alla Procura Generale di Venezia. Condivido la presa di posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati, esiste un principio di doveroso rispetto tra magistrati delle decisioni prese da ciascuno di loro nell’ambito dei propri poteri, in base all’autonomia e indipendenza che esiste tra gli uffici giudiziari. Se un provvedimento del collega non viene condiviso, lo si impugna con gli strumenti del codice, punto e basta. Accadde anche a me una situazione simile. Quando respinsi l’archiviazione chiesta dall’allora procuratore Antonio Fojadelli, questi rilasciò alla stampa una lunga intervista di critica contro la mia decisione, dal titolone «Zonin non andava processato», conservo ancora la grande pagina del Giornale di Vicenza. Quella intervista screditava la mia decisione e non potei interloquire, non ci fu replica. La gente lesse solo le argomentazioni dell’allora procuratore e non ebbi alcuna difesa dall’Associazione Nazionale Magistrati, né dal Csm. Ed era già un segnale?

Che cosa vorrebbe dire oggi al Csm, presieduto dal Capo dello Stato, e al ministro della Giustizia?
Mi rivolgo a tutti loro per dire che forse sarebbe il momento che le istituzioni, dopo il calvario che ho vissuto, facessero un gesto di pacificazione e di umanità nei miei confronti. Ho servito lo Stato per anni con dedizione e sacrificio. Ho chiesto soltanto di rientrare in servizio per fare il mio dovere di giudice, come ho sempre fatto. Sarebbe un messaggio forte.