Risparmiatori BpVi e Vb in piazza, Vicenza si volta dall’altra parte

Durante la manifestazione di ieri è andata in scena la protesta più dura. Ma con una sensazione di isolamento. Paragone: «ribellarsi!»

Frustrazione, rabbia, delusione, disperazione, qualche mugugno per una organizzazione un po’ improvvisata e soprattutto un pezzo della città completamente indifferente al dramma dei risparmiatori delle ex popolari venete, azzerati dai rovesci di BpVi e Veneto Banca. È questa l’istantanea che esce dalla manifestazione di ieri in piazza dei Signori a Vicenza, promossa dalle associazioni e dai comitati che hanno protestato animatamente per il decreto recentemente varato dal governo che di fatto consegna a Banca Intesa la parte sana dei due gruppi lasciando «in un limbo riferibile allo Stato tutta la parte marcia delle pendenze residue il che restringe al lumicino le possibilità di recupero da parte degli stessi risparmiatori».

Durante la serata di ieri alla testa del corteo si sono alternati tutti i volti più noti della protesta. Tra i primi a parlare è stato il prete anti-banche don Enrico Torta, parroco di Dese nel Veneziano: «Le istituzioni non permettano che si consumi anche con questo decreto una ingiustizia enorme». Durissimo è stato Luigi Ugone, presidente della associazione “Noi che credevamo nella BpVi” che commentando «una decisione dell’esecutivo con cui si fa un regalo enorme a Banca Intesa» attacca ad alzo zero Palazzo Chigi parlando di «stupro sociale di inaudita violenza». Dal canto suo Elena Bertorelli della Casa del Consumatore di Schio ha lanciato un appello alle forze politiche perché «in sede di conversione in legge del decreto si possa migliorare un testo assolutamente non condivisibile». Di alcune possibili modifiche parla Renato Bertelle, uno degli avvocati che per primi ha puntato l’indice contro l’ex vertice di BpVi: «Ci sarebbero un scacco di cose da dire e da fare. Alla maggioranza per esempio si potrebbe chiedere di introdurre il concetto per cui sia possibile detrarre fiscalmente e nei moduli per le esenzioni nei servizi sociali e di assistenza tra cui l’Isee le minusvalenze cagionate dalla perdita del valore delle azioni».

Francesco Celotto, vicepresidente dell’ Associazione Soci Banche Popolari spiega  che la stessa associazione non ha partecipato «non appoggiando la linea politicizzata degli organizzatori», aggiungendo che «la mobilitazione popolare sia utile solo se in grado di coinvolgere una massa consistente di soci e risparmiatori». Ancora diverso invece è il parere di un altro volto noto della protesta, quello di Patrizio Miatello (Associazione Ezzelino da Onara). Pure lui ieri era davanti alla basilica del Palladio, ha spiegato che sta lavorando alla richiesta per la creazione di «un fondo vittime dei reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza». Alfredo Belluco (Confedercontribuenti Veneto) approfondisce un altro aspetto: «Questo decreto contiene delle insidie micidiali che agevoleranno ancor più l’aggressione dei beni di coloro che sono soggetti a contenzioso con la banca».

È stato però Andrea Arman, un altro avvocato impegnato sul fronte del risparmio azzerato, a criticare il governo Gentiloni parlando di decreto che «pone le basi di un esproprio di massa lesivo delle prerogative costituzionali che mina in modo irreparabile il fondamento democratico del Paese». Quanto alla partecipazione ben al di sotto delle attese (c’erano meno di mille persone), si notava ieri sera l’indifferenza unita ad una nota di disappunto con cui l’altra Vicenza, quella che sorseggiava aperitivi nei locali sotto le logge della Basilica, ha accolto una manifestazione che ironia della sorte è stata colpita anche da un acquazzone. «Al popolo dello spritz – commenta Arman -vorrei dire che l’ignoranza è il modo migliore per pagare in modo tanto drammatico quanto salato il conto dell’indifferenza. A quei ragazzi più o meno cresciuti vorrei dire che quello che alcuni bizzarri signori stavano difendendo in piazza non sono i risparmi dei nonni o dei genitori, ma i loro risparmi».

Una disamina impietosa cui ha fatto seguito quella di Gianluigi Paragone, popolare giornalista il quale ha assistito «da cronista» al corteo venendo immediatamente identificato dalla piccola folla di piazza dei Signori come paladino anti-establishment: «Proteste come queste vanno bene ma rischiano di rivelarsi sterili. La gente deve cominciare a ribellarsi. Ribellarsi è una cosa positiva quando come in questo caso viene leso un diritto, come quello del risparmio, garantito dalla Costituzione. I cittadini devono arrabbiarsi e pretendere tutto».

All’indignazione dei risparmiatori hanno dato il loro supporto politico presenziando ieri diversi esponenti del M5S tra cui i senatori Enrico Cappelletti e Gianni Girotto e il consigliere regionale Simone Scarabel. A poca distanza gli uni dagli altri attivisti dell’area antagonista e della sinistra no global da un lato e militanti di Casa Pound e della galassia della destra radicale, dall’altro. Il tutto con il sottofondo di bordate all’indirizzo del sindaco di Vicenza Achille Variati (Pd) e del governatore leghista Luca Zaia, accusati di non essere presenti a differenza di altri sindaci dell’Alto Vicentino, che hanno partecipato con tanto di fascia tricolore. Altrettanto duri, a volte irriferibili, gli attacchi alla Procura berica, accusata di essere troppo lenta.