Unione civile a Schio, io sto con don Bepi. Non coi farisei

In tutte le epoche c’è qualcuno che rompe i tabù: ricordatevi che Gesù odia coloro che “sanno a memoria il diritto divino ma scordano spesso il perdono”

Vi dico fin da subito che io non sono credente, non lo sono mai stato. Eppure chi è interessato alla vita, non può essere indifferente al Cristianesimo. Come diceva Croce “non possiamo non dirci cristiani”, perché 2000 anni di cristianesimo sono stati evidentemente decisivi nella costruzione delle nostre strutture sociali, ma anche della nostra percezione del mondo. Mi piacciono quei pensatori che contemporaneamente colpiscono al cuore il cristianesimo e rivalutano la figura di Cristo.

Lo sapevate che Nietzsche, il più grande demolitore della religione occidentale, definiva Cristo un “santo anarchico”? E che dire poi del divino De Andrè che nel 1969, sempre in direzione ostinata e contraria, finchè i suoi amici occupavano le università si mise a ricostruire le vicende del cristo a partire dai Vangeli apocrifi? Da quello sforzo nacque un concept album prodigioso: la buona novella. Questo perché il cristianesimo è una religione che si fa immonda istituzione, ma anche creativa legge dell’amore, è Bonifacio VIII, ma anche San Francesco, è Alessandro VI Borgia, ma anche Fra Dolcino.

Veniamo ai fatti. A Schio per la prima volta si uniscono civilmente due ragazze. Alla cerimonia partecipa coraggiosamente Don Bepi che, dopo aver letto il Vangelo, benedice gli anelli. La reazione del Vescovo Beniamino Pizziol non tarda ad arrivare. Dichiara sui giornali che andrà a parlare con il prete. Inorriditi intervengono immediatamente i Mariani scledensi che difendono i “valori non negoziabili” per la civiltà cristiana, come la famiglia naturale.

Possiamo dire che don Bepi se l’aspettava. Durante la cerimonia ha interpretato il passo del Vangelo sull’adultera. I farisei, ovvero quelli che oggi sono i potenti della chiesa come i vescovi, volevano far lapidare un’adultera e chiesero consiglio a Gesù. Gesù disse: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Io, ha detto il prete, ho riposto la mia pietra. So che siete persone che meritano e volevo essere qui con voi in un momento così importante.

Come ricorda il grande teologo Bultmann due sono i bersagli polemici di Gesù: la ricchezza e l’ipocrisia. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli; non tanto per il problema dell’accumulazione, ma perché l’avarizia è un gabbia mentale, intrappola la mente e lo spirito. Poi è però grandiosa la critica all’ipocrisia: i farisei pregano a voce alta nelle sinagoghe e non nel profondo del loro cuore, durante i digiuni si truccano di bianco, per apparire più emaciati. Gesù vuole liberare la religione dalle cerimonie e dalle apparenze esteriori; preferisce il perdono alla condanna, l’amore ai formalismi della legge. Per questo potremmo dire, con il poeta genovese, che Gesù odia coloro che “sanno a memoria il diritto divino ma scordano spesso il perdono”.

Per questo la relazione tra don Bepi e la coppia Vescovo-mariani è come la relazione tra l’amore e la legge, le spinoziane passioni gioiose e le passioni tristi, l’Eros e il Thanathos, Don Gallo e Ruini, Gesù e i farisei, la vita che si accresce e la vita che si rattrappisce.

In tutte le epoche storiche c’è qualcuno che rompe i tabù del suo tempo. Questo non è mai indolore, bisogna avere il coraggio di affrontare il conflitto, non si può essere un don Abbondio qualsiasi. Chi fa questo contribuisce alla crescita della comunità, abbatte muri, demolisce pregiudizi e, di conseguenza, diminuisce il dolore. Ci vuole della stoffa e non tutti possiamo averla. Ognuno di noi può però decidere da che parte stare, se stare con Gesù o con i farisei di turno. Io sto con don Bepi.