Da Tarzo allo Sri Lanka: «qui sono felice, senza lo Stato italiano»

Mike, trevigiano di 36 anni, ha aperto una gelateria di successo: «in Italia mi sentivo in prigione. Ragazzi, lasciate il Paese e vedete il mondo»

A volte la vita ti dà la possibilità di scegliere, altre ti impedisce di deviare il percorso prestabilito. In certi casi ti regala delle occasioni che se sapute cogliere aprono la strada ad orizzonti impensati. E’ questo il caso di Mike da Ros, 36enne di Tarzo (Treviso) che sapendo sfruttare una serie di coincidenze, è diventato una persona di spicco a Galle, nello Sri Lanka.

La sua avventura comincia circa sette anni fa, quando abbandona il lavoro per recarsi alle Maldive. Racconta: «quel lavoro mi stava stretto: in tre anni lo stipendio era rimasto lo stesso a scapito di un orario che continuava ad aumentare e del tempo libero che si riduceva sempre più. Ad un certo punto mi sono chiesto chi me lo facesse fare e mi sono licenziato. Una volta giunto alle Maldive ho stretto una profonda amicizia con un cingalese di nome Manci. Da quell’istante cambiò ogni cosa». Sorride mentre mi parla del caso «quello che alcuni chiamano destino» – ma che lui preferisce nominare fortuna: ha dato il via ad una reazione a catena che l’ha condotto a diventare l’uomo che è ora: un uomo d’affari. Coi capelli lunghi sempre raccolti in un codino alla base della nuca protetti dall’immancabile cappello di paglia.

Mi si presenta così durante la nostra chiacchierata su Skype. Il suo Pedlars Inn Gelato è oramai un’istituzione nella città di Galle. Com’è stato possibile? «In Italia non mi sentivo minimamente soddisfatto. Ho cessato gli studi cominciati all’Istituto Professionale Statale per il Commercio di Conegliano, perché desideravo solo esplorare il mondo: lo studio non faceva per me. Poi una volta entrato nel mondo del lavoro facevo fatica a legare col titolare o con i colleghi stessi, a differenza di quanto avvenuto in Sri Lanka dove ho subito ricevuto stimoli incredibili. Mi sono sentito a casa! Credo sia questo il motivo per cui sono rimasto… all’inizio volevo solo avviare l’attività, ma poi mi sono innamorato del posto e lo Sri Lanka mi ha rapito: non sono più riuscito a partire!».

Ma l’amore per quella terra ha radici più profonde, che hanno a che fare con la routine, che in Italia, dice, è opprimente. «Casa, lavoro, le stesse amicizie, di nuovo lavoro e così via. Non ho mai sopportato questo tipo di vita. Ad alcuni può piacere, ma per me era una prigione. Appena aperto vivevo praticamente in gelateria, eppure stavo meglio che in un ufficio in Italia. Qui sono libero!». Al senso di libertà, poi, si aggiunge l’amara certezza che il suo Paese natale gli avrebbe regalato una vita senza prospettive e piena di rimpianti. Quando pensa all’Italia, mentre passeggia sulla spiaggia, godendosi il tempo libero che non si sarebbe potuto concedere a casa, dice «se fossi a Tarzo sarebbe tutto così sterile, probabilmente sarei depresso» e aggiunge «tornerei solo in vacanza e mai per più di un mese e se dovessi pensare di aprire un’attività in Europa… beh aprirei in Germania, dove le tasse sono senz’altro più basse».

Infatti le agevolazioni sono molte nell’ex colonia britannica: spese minori, controlli esigui e la mancanza di enti per ogni dettaglio dell’attività concedono all’imprenditore di vivere molto serenamente. A differenza del nostro Paese che, come sottolinea Mike, ha imposte fiscali troppo alte che scoraggiano gli investimenti. «Ti faccio un esempio: in Italia un’attività come la mia chiuderebbe l’anno fiscale con un lordo sicuramente maggiore, ma le tasse andrebbero a ridurre talmente tanto il netto, che per molti non risulterebbe conveniente avviare o mantenere un’attività. In Sri Lanka invece, a fronte di un lordo minore, ciò che ti rimane in tasca è quattro o cinque volte maggiore».

«Il nostro Paese dovrebbe lavorare su questo, altrimenti risollevarsi è impossibile – continua – una volta ho aiutato una ragazza ad aprire una gelateria. Dopo un anno ha dovuto chiudere perché non ci stava con le spese. Ci sono rimasto molto male e da tutta questa faccenda mi sembra evidente che l’unica impresa che fa profitto, in Italia, è lo Stato stesso. A questo punto se un giovane italiano ha delle buone idee gli consiglio di viaggiare, di lasciare il Paese e vedere il mondo. Nel bene e nel male sarebbe comunque un’esperienza indimenticabile, lo aiuterebbe a crescere e a vedere come funzionano davvero le cose fuori dal nido. Può non piacere, per carità, ma quando si ritorna a casa si è sicuramente più motivati a provare a far funzionare le cose in Italia».

Ma avere le idee chiare basta a fare successo o ci vuole qualcos’altro? Mike è convinto di una cosa: per fare successo ci vuole principalmente fortuna. Che bisogna sapere agguantare e cogliere al volo. «Sono convinto che buona parte del successo dipenda proprio da questo. Guarda il mio caso, tutto è partito da un viaggio e da un’amicizia. La vita offre poche occasioni e c’è poco da fare: quando arrivano bisogna saperle cogliere. In più non bisogna dare per scontato l’ambiente in cui viviamo, mai. Bisogna essere realisti, io sono sempre stato aiutato dai miei e tutt’oggi posso dire che loro rappresentano un’ancora di salvataggio nel caso in cui le cose dovessero prendere una brutta piega, ma molti non hanno questa sicurezza. Per questo viaggiare è importante. Se ci si ritrova a vivere sempre nello stesso posto, dove tutti la vedono allo stesso modo, ci si sterilizza e non si cambierà mai prospettiva».

Curiosità finale: ma il gelato che produce, è davvero italiano? «Sì, ho imparato la tecnica da mio padre, gelataio pure lui, e in più mi assicuro un certo standard di qualità: importo tutto dall’Italia, più precisamente da una ditta di Venezia».