Torrione a Vicenza, finiamola con la retorica dei “gioielli”

Manca una galleria civica d’arte moderna. Ma si preferisce andare avanti così: nell’ignoranza

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Ci sono amministratori pubblici che, pur tra le mille fastidi e problemi, si degnano di ascoltare la voce dei cittadini, attenti ai loro bisogni, sensibili ai loro umori. E, se non è facile per nessuno ricevere riconoscimenti e consensi, questi cercano almeno di non rendersi invisi con sprezzanti atteggiamenti di supponenza. Chi per orgoglio personale si sottrae al confronto con la gente non capisce che certi provvedimenti legati alla sensibilità popolare esigono prudenza e umiltà, specie se è il tempo a decretarne il successo. Certe impunture caratteriali si scontrano con il dovere di stare al servizio del prossimo. Fare un passo indietro è prova d’intelligenza quando si rischia di fare un salto nel buio.

Il braccio di ferro nato dal clima di ostilità sorto intorno al Torrione di Porta Castello a Vicenza, ha creato tensioni e contrasti che non giovano alla città, meno che meno a chi si dispone a presentarsi candidato alle prossime elezioni amministrative. Non serve ormai decidere chi ha vinto e chi ha perso nella gara per il possesso e l’utilizzo dell’insigne monumento medievale, che resta in ogni caso un bene pubblico inalienabile. Con i marchingegni della politica, passerà dalle mani private alle mani pubbliche, garantendo per trent’anni al privato il diritto di allestire con opere di sua proprietà, che nessuno conosce, una galleria d’arte moderna.

Vengono pertanto deluse le aspettative della città che continua a lamentare la mancanza di una galleria civica d’arte moderna dotata di opere di artisti vicentini ancora relegate nei depositi del Museo. La questione riguarda, a questo punto, i materiali che verranno esibiti nel Torrione, i quali non è vero che non impegnano moralmente l’Amministrazione Comunale, che non tiene conto dei lasciti dei collezionisti vicentini già riconosciuti benefattori della città.

A che serve sbandierare “l’arte nel Torrione”, se non si sa di che cosa si parla? Non si tratta di demonizzare “l’ideologia privatistica”, ma di capire se possa servire alla crescita culturale di una città che ha bisogno di riappropriarsi della sua identità. Fa sorridere la domanda dei giovani leoni della politica locale nei termini in cui è posta: «vogliamo abbracciare la possibilità dell’innovazione o spegnerci lentamente con la fiaccola di uno statalismo ormai antiquato?». Comunque se ne esca, una cosa è certa: la spaccatura che si è verificata negli apparati della maggioranza consiliare, ha avuto ripercussioni pesanti sulla cittadinanza. Messa di fronte al fatto compiuto, senza un pubblico dibattito, non mancherà di riaccendere la controversa questione ad ogni minimo incidente di percorso.

Intanto, si è potuto misurare tutta la distanza che separa la città dal palazzo, le attese della gente dai disegni dei politici. Non resta che valutare il peso concettuale delle trionfalistiche conclusioni del sindaco: «il Torrione sarà di proprietà del Comune e per 30 anni una Fondazione senza scopo di lucro che si costituirà per gestirlo lo farà vivere con opere d’arte contemporanea, moderna e visiva facendolo diventare uno dei gioielli di Vicenza e luce culturale e turistica della città». A forza di gioielli, Vicenza è in svendita.

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  • don Franco di Padova

    Non solo Vicenza e non solo i gioielli.
    Svendere ciò che è pubblico è il più grande affare per i mafiosi nostrani.
    E si svende di tutto, si svende agli amici, ai sostenitori, ai finanziatori, l’importante è fare come il fattore infedele del Vangelo di Luca (16, 1-8): imbrogliare e rubare per garantirsi degli amici.

  • Paolo Maria Ciriani

    Guardate che c’è un grosso equivoco : da ciò che leggo, mi pare che tutti pensino che il torrione del Castello Occidentale sia un bene pubblico, mentre attualmente è assolutamente privato (come La Rotonda ed altri monumenti simbolo della città). Se è sempre stata proprietà privata ed il privato lo vende, non si vede perchè a comprarlo debba proprio essere il Comune: mi pare che questo sia un bell’affare proposto dall’amico del quartierino, sotto le mentite spoglie di un affare culturale, amico che avendo invece necessità di monetizzare un immobile “pesante” dal lato fiscale e finanziario, farebbe una fatica tremenda a trovare un acquirente. Inoltre i termini dell’affare sarebbero che il privato, in cambio della monetizzazione della proprietà, offra un servizio di allestimento di una mostra d’arte contemporanea che, secondo molti, in città sarebbe richiestissima da tutta la cittadinanza: cosa assolutamente falsa perchè credo che proprio la cosa interessi solo una sparutissima minoranza di sedicenti intellettuali o pseudotali.
    Il Comune, invece di buttare i soldi in questo inutile acquisto, dovrebbe preoccuparsi maggiormente di gestire più dignitosamente tutto l’arredo urbano che è letteralmente da terzo mondo (in particolare il fondo stradale, la tombinatura, i marciapiedi) proprio in considerazione del fatto che Vicenza, con la fiera dell’oro ed altre attività commerciali internazionali non può presentarsi agli occhi degli stranieri in questa disastrata situazione urbanistica.
    Se l’associazione degli intellettuali modernisti ha interesse a lanciare una mostra d’arte contemporanea, a sue spese è liberissima di farlo per dimostrare l’interesse culturale e commerciale dell’affare ed il valore del gallerista: dopo di che se ne potrebbe parlare!

  • Paolo Maria Ciriani

    Dimenticavo: NON MI SENTO IGNORANTE se in città manca una galleria d’arte moderna: per questo me ne vado alla Biennale di Venezia!