BpVi e Vb, la difesa di Bankitalia fa ridere. Anzi piangere

C’è ancora qualcuno che pensa di riconfermare il governatore Visco. Invece si dovrebbe sbaraccare tutto

Aprile 2016. Banca d’Italia, su richiesta della Commissione d’inchiesta del Consiglio Regionale del Veneto, redige e invia una nota sul problema delle banche venete in difficoltà. Le conclusioni sono queste: “Il complesso degli interventi consentirà di accrescere notevolmente la capacità di accesso al mercato dei capitali, contribuirà alla risoluzione delle criticità che caratterizzano l’attuale processo di determinazione del prezzo delle azioni e assicurerà la liquidabilità dell’investimento per i soci che vorranno dismettere le azioni in loro possesso”.

Luglio 2017. Banca d’Italia redige una memoria per la VI Commissione della Camera dei Deputati. L’inizio è traumatico: “Il 23 giugno 2017 la Banca Centrale Europea ha dichiarato lo stato di «dissesto o rischio di dissesto» per Veneto Banca S.p.A. e Banca Popolare di Vicenza S.p.A.”. Quindici mesi, non sette anni, dividono le due prese di posizione.

In compenso, il 10 giugno 2017, intervistato da Federico Fubini per il Corriere della Sera, Ignazio Visco, governatore di Banca d’Italia, dichiara: “La Vigilanza [Bankitalia] ha lavorato con il massimo impegno utilizzando tutti gli strumenti a disposizione… Ma il nostro impegno da solo non è sufficiente. Un elemento cruciale ha a che fare con percezione e capacità di tutti i risparmiatori di fare scelte finanziarie equilibrate e complesse con consapevolezza”. Capito, signori azionisti? La colpa è sostanzialmente e interamente vostra. E se vi siete fidati di Banca d’Italia, ben vi sta.

10 dicembre 2015. Renzi dichiara di appoggiare la richiesta di Forza Italia e grillini di indagare anche sulla Vigilanza di Banca d’Italia: “Io vedo di buon occhio che il Parlamento possa aprire una commissione di inchiesta sul sistema bancario italiano ed europeo negli ultimi 10 anni. È giusto fare chiarezza”.

Nel suo libro “Avanti”, pubblicato poche settimane fa, lo stesso Renzi fa una specie di mea culpa: “Quando arrivammo a Palazzo Chigi il dossier banche era uno dei più spinosi. Ci affidammo quasi totalmente alle valutazioni e alle considerazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di quella prestigiosa istituzione. E questo è stato il nostro errore, che pagheremo assai caro dal punto di vista della reputazione più che della sostanza… Se avessimo avuto una struttura nostra a Palazzo Chigi avremmo lavorato meglio anche con la Banca d’Italia … la famosa vicenda delle quattro banchette l’avremmo fatta in modo diverso”.

Nella nota inviata il 16 aprile 2016 alla Commissione d’inchiesta del Consiglio Regionale del Veneto, sopra già citata, Banca d’Italia fa la cronistoria delle sue iniziative nei confronti delle banche venete. A proposito di Veneto Banca, a pag. 3, troviamo scritto quanto segue: “La Banca d’Italia richiese di pervenire, nel più breve tempo possibile, a un’operazione di integrazione con altro intermediario di adeguato standing, che consentisse di avviare un percorso di riposizionamento strategico e di riequilibrio tecnico patrimoniale in un quadro di corrette dinamiche di governance”.

Nell’aprile del ’16 il bubbone è già scoppiato e sta infettando il Veneto e non solo. Bankitalia, pudicamente, omette di ricordare, nella nota suddetta, che l’intermediario di adeguato (all’epoca l’aggettivo usato era elevato) standing altro non era che la Banca Popolare di Vicenza. Se fosse possibile, e non fossero troppi quelli che hanno sofferto, ci sarebbe da ammazzarci dalle risate.

Di fronte a tutto questo, c’è ancora qualcuno che pensa di riconfermare Ignazio Visco. Ragione e prudenza consiglierebbero, invece, di sbaraccare Banca d’Italia, cui, di prestigio, non è rimasto neanche il ricordo.

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