Pfas, nuovi scavi alla Miteni: «finora no rifiuti»

L’azienda Miteni di Trissino ha avviato nuovi scavi sotto la pavimentazione dell’azienda per verificare se, come sospetta il Noe, esistano rifiuti interrati responsabili di una ulteriore fonte d’inquinamento da Pfas e da Bft nella falda acquifera  dell’Ovest Vicentino e della Bassa veronese e padovana. «Abbiamo scavato una vera e propria trincea larga oltre un metro e profonda quanto occorre, invece di fare sondaggi ogni dieci metri, in modo da avere maggiore certezza di aver fatto una verifica accurata sulla presenza di sostanze – dichiara l’ad Antonio Nardone in un articolo di Piero Erle a pagina 11 del Giornale di Vicenza di oggi -. Abbiamo scavato un solco che attraversa l’azienda in quell’area, lungo oltre 40 metri, tirando su moltissima terra. E un altro lo stiamo facendo perpendicolare, sempre in trincea: invece di scavare “carote” ogni dieci metri, scaviamo tutta la fascia. Posso assicurare che per ora non abbiamo trovato nessuna traccia di rifiuto: solo terra e basta. Ovviamente siamo pronti a scavare nelle altre zone che ci vengono indicate dalle autorità e dalla Conferenza dei servizi».

Una prima fonte di inquinamento causata da rifiuti interrati, era stat individuata lungo l’argine del Poscola. Dopo il via libera dell’Arpav si sta ora provvedendo alla loro rimozione. «La massa che dobbiamo smaltire sarà di 250-300 metri cubi. Forse sono rifiuti vecchi di lavorazioni del passato dentro questa azienda, anche perché sono stati trovati sotto tubazioni che sono state posate negli anni ’80». Con le nuove piogge si capirà se era quella la fonte dell’inquinamento: «la dimostrazione matematica si realizzerà con le prime ingenti piogge, perché se è così la falda acquifera pur alzandosi di livello non dovrebbe più inquinarsi di nuovo».