BpVi, Zonin: «baciate? L’ho saputo dalla Bce»

Gianni Zonin (in foto), ex presidente di Banca Popolare di Vicenza, difende la sua posizione durante l’interrogatorio dei magistrati e dei vertici della guardia di finanza e afferma di aver saputo delle cosiddette operazioni “baciate” «per la prima volta durante il mio incontro con l’ispettore della Bce Emanuele Gatti a Milano, il 7 maggio del 2015. Il pomeriggio stesso sono tornato a Vicenza e ho consigliato al dg Sorato di dare le dimissioni». Come riporta Paolo Mutterle sul Giornale di Vicenza di oggi a pagina 16, la versione è opposta rispetto a quella di Sorato, per il quale era proprio il cda di Zonin a decidere sulle “baciate”. Gli inquirenti hanno fatto notare come la questione delle fosse stata sollevata anche dal socio Maurizio Dalla Grana nel corso dell’assemblea soci BpVi del 2014, l’ex presidente ha replicato: «Dalla Grana ha uno storico rancore nei miei confronti da quando suo padre era presidente della Banca popolare di Lonigo acquisita da BpVi. Chiesi al presidente del collegio sindacale Zamberlan e al dg Sorato di verificare se quella circostanza fosse vera, ovvero se vi fossero le cosiddette “baciate”. Entrambi mi risposero che dalle verifiche compiute con l’audit interno non era emerso nulla». Zonin ha inoltre affermato di non avere rapporti con i maggiori soci: «conosco alcuni membri della famiglia Amenduni, ho incontrato una o due volte i fratelli Ravazzolo e conosco un membro della famiglia Ferrari, ma non ricordo il nome. Vedo un paio di volte all’anno Folco e ho incontrato Loison, ma farei fatica a riconoscerlo. L’unico con cui mi frequentavo è Caovilla».

Nell’incontro del maggio 2015 con l’ispettore Bce Zonin avrebbe saputo anche delle lettere sottoscritte dai vertici della banca (direttore generale e responsabili delle strutture di rete e della divisione mercati) che garantivano ai beneficiari, soci che avevano acquistato azioni BpVi, il riacquisto dei titoli e un rendimento pari all’1-2 per cento dell’importo. Saputo di questa prassi, avrebbe quindi telefonato a Emanuele Giustini, responsabile della divisione mercati, ordinandogli di consegnarle a Cauduro, allora vicedirettore generale, ordine al quale Giustini avrebbe obbedito. Nel corso dell’interrogatorio Zonin è tornato ancora una volta sull’incontro con Emanuele Gatti, nel quale avrebbe saputo dell’investimento in fondi lussemburghesi che ha provocato perdite per la BpVi di 100 milioni di euro. Racconta Zonin: «Gatti mi ha illustrato la questione, sottolineando che erano coinvolte persone poco raccomandabili e che qualcuno in questa operazione aveva fatto i propri interessi truffando la banca, senza indicarmi chi». Sarebbe stata questa vicenda la goccia a far traboccare il vaso che lo avrebbe portato a chiedere a Sorato di dimettersi quel pomeriggio. «Sorato non ha parlato, – prosegue Zonin – né ha fornito giustificazioni o scaricato le colpe su altri».

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