Campo Marzo, ma quale esercito: i cittadini sono la soluzione

Come? Semplicemente riscoprendolo, apprezzandolo ed utilizzandolo

Chi si stupirebbe se i guardiani della sicurezza – quelli che addirittura invocano la presenza dell’esercito per arginare il metaforico cul de sac di Campo Marzo a Vicenza – si inventassero un punteggio per misurare il degrado? Il numero di arresti (di cui quanti clandestini?), gli accoltellamenti, le cicatrici, i punti di sutura dei feriti, la quantità di droga sequestrata, i tossicodipendenti sorpresi a bucarsi, gli alcolizzati sorpresi a bere birre ignoranti o cartoni di vino sulle panchine ecc. possano diventare delle interessanti proxy per sintetizzare la sicurezza di una determinata area.

Al raggiungimento di una determinata soglia di criminalità scatterebbe l’ambito premio di invitare nella propria città una pattuglia di militari a presidiare un luogo sensibile, fungendo perlopiù da vedette, o guest star, dell’ordine pubblico. Al di là delle provocazioni, ciò che sembra più evidente nel modo di affrontare le situazioni di degrado o di microcriminalità è la sensazione di ineluttabile entropia che sembra dominare certe zone urbane. Effettivamente, quando in una città di provincia tutto sommato tranquilla e neanche troppo soporifera vi è un’enclave in cui regna l’illegalità, viene da chiedersi se possa governare l’apparente caos che tanto scalpore desta.

Il pugno di ferro invocato da certi personaggi è sicuramente la risposta più immediata e veloce di fronte all’insicurezza percepita dai comuni cittadini che legittimamente vorrebbero circolare per la città senza incorrere in spiacevoli incontri. Tuttavia, bisogna prendere in considerazione tre aspetti fondamentali che, purtroppo, non sempre sono presi in considerazione.

Prima di tutto, le retate sono un fatto abbastanza frequente. Le attività illegali come lo smercio e l’uso delle sostanze stupefacenti si svolge – provare per credere – alla luce del sole o, al massimo, dietro qualche tronco di albero o arbusto. Se la situazione è tutt’altro che rasserenata, significa che evidentemente il solo intervento delle forze armate non è stato efficace nel debellare la piaga.

In secondo luogo, possiamo rivelare una colossale banalità valida urbi et orbi: ogni città ha i suoi spazi in cui si svolgono attività di microcriminalità. Tuttavia, nel modo in cui concepiamo il nostro rapporto con le istituzioni, i comuni cittadini che passeggiano con il cane non possono arrestare né tantomeno giudicare penalmente un criminale. Immagino che alcuni abbiano voglia di farsi giustizia da soli, ma il ruolo delle forze dell’ordine e della magistratura è insostituibile. Cosa possono fare i cittadini? Possono solo evitare di drogarsi o, se non riescono a contenere la propria dipendenza, procurarsi (o sintetizzare) le sostanze autonomamente.

Infine, la questione della microcriminalità può essere inquadrata al di fuori del dibattito che vede contrapposti i paladini della libertà a quelli con le manette facili. In poche parole, dovremmo rispondere a questa semplice domanda: di chi è Campo Marzo? I parchi pubblici sono liberamente accessibili da tutti e di fatto non appartengono a nessuno. Chi si sognerebbe di fare sloggiare un utente dalla panchina o di recintare un appezzamento per la pipì del proprio cane? L’attività malavitosa si è semplicemente insediata in uno spazio di nessuno, godendone dei benefici a scapito della collettività che sostiene i costi, incluse le mancate opportunità che un parco potrebbe offrire alla cittadinanza intera.

Coloro che tifano per l’esercito vorrebbero imporre le regole dello Stato in uno spazio che della legalità se ne è fregato per anni. Chi si è inconsapevolmente impossessato del parco ha semplicemente adottato le regole più comode a svolgere le proprie attività. Per questo motivo, non si può pretendere di risolvere la questione semplicemente cambiando le abitudini degli utenti cattivi. Il paradigma è così rovesciato: dato che uno spazio collettivo è prima di tutto dei cosiddetti city user, è la comunità che dovrebbe riscoprire, apprezzare ed utilizzare uno dei pochi parchi in cui vi si può sempre accedere. In questo modo non si risolverebbero tutti i problemi, ma certamente si vivrebbe in modo più vivace un angolo che è una delle vetrine della città.

Tags: , , ,

Leggi anche questo