Lorenzoni, batti un colpo su Bettin “sindaco-ombra” di Giordani

Il problema vero non è la retribuzione del neo-portavoce del sindaco. E’ il suo peso politico. Istituzionalmente devastante

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In una sorta di “soccorso rosso” in salsa postdemocristiana, Leonardo Padrin – un passato nella Dc, poi in Forza Italia e, da ultimo, sostenitore dello sconfitto ex sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci – ha ieri definito sul Mattino «ipocrite» le polemiche sulla retribuzione del portavoce del sindaco Giordani, Massimo Bettin (ex segretario provinciale del Pd), assolvendo quest’ultimo da ogni critica.

Quasi verrebbe da concordare, “assoluzione” di Giordani a parte: Bettin, infatti, non è né un malversatore né un rubagalline, ma solo la vittima di un grave errore di opportunità politica che è tutto in capo al duo Giordani-Lorenzoni. Che ha dimostrato – ancora una volta, ahimè, e al netto di ripetute pregresse gaffes – di essere incapace di marcare un minimo di quella discontinuità dal passato più volte da entrambi rivendicata in campagna elettorale come “cifra” dei loro rispettivi programmi.

Se Giordani voleva in qualche modo premiare/valorizzare l’indubbia sintonia maturata con Bettin durante tale campagna, poteva ugualmente affidargli il ruolo di suo portavoce, ma retribuendolo di tasca propria e sollevandone dall’onere l’Amministrazione. Sarebbe stato un atto di generosità, e di chiarezza.

Perché avrebbe sgombrato il campo da polemiche circa l’incongruo compenso annuo (incongruo in una pubblica amministrazione, non nella libera discrezionalità di un privato) per un diplomato di scuola superiore privo di requisiti specifici per la mansione assegnatagli. E avrebbe fugato ogni sospetto di preventivi accordi con il Pd per trovare occupazione pubblica a un probabile destinatario di Cassa integrazione da parte del suo datore di lavoro, ovvero lo stesso PD.

Un uomo d’impresa, comunque, e Sergio Giordani giustamente rivendica di essere tale, sa sempre trovare il modo di ricompensare un uomo di fiducia. Ma non ricorrerà mai alla leva salariale, perché – se incongrua – rischia di demotivare gli altri collaboratori. Beh, la demotivazione di funzionari e dirigenti è meno grave se avviene in Comune, e non in un’azienda privata? Sommessamente, io credo di no. Anzi!

Ma vengo alla sostanza dell’incarico affidato all’ex segretario provinciale del Pd, quello di portavoce. Che a me appare formalmente “dimezzato“, e al tempo stesso esponenzialmente rinvigorito dal peso che questi, come “uomo di fiducia” del sindaco, riesce ad esercitare sull’intero apparato della nuova Amministrazione.

Da un lato, infatti, l’incarico formale risulta “dimezzato” perché, non essendo giornalista professionista, Bettin non potrà dirigere l’ufficio stampa del Comune, tanto che teoricamente non potrebbe nemmeno emettere a sua firma alcun comunicato stampa, e ciò provocherà non pochi conflitti, temo, con chi verrà chiamato a quella responsabilità. Dall’altro, invece, egli si muove come fosse ben più che un portavoce. Il rapporto fiduciario stretto da mesi con Giordani lo rende punto di snodo nelle decisioni che questo via via assumerà. In sostanza, Bettin è già – al di fuori di ogni logica e legittimazione politica – l’alter ego del sindaco.

Non credo che Giordani, per non parlare del silente Lorenzoni, abbia colto la devastante deriva istituzionale che questa ambiguità può innescare. Di fronte a un tale scenario, la questione della retribuzione del portavoce – più che ipocrita – diviene irrilevante quanto fuorviante. Insomma: cos’è davvero Massimo Bettin? È solo un portavoce “dimezzato”, o il “consigliere” privilegiato del Principe, tanto da apparire il suo alter ego? Un alter ego che rende ancor più sbiadito il silente Lorenzoni… O, ipotesi inquietante, è il sindaco-ombra?

L’interrogativo non è peregrino. Il rilevante peso politico assunto da Bettin è indubbio, ed è inversamente proporzionale al (modesto) ruolo istituzionale assegnatogli. Si dà però il caso che egli non sia investito di alcun mandato elettorale. E a me questo appare mettere in crisi il principio di rappresentanza.

Se il sindaco eletto avesse scelto di dar vita a una Giunta tecnica, più volte da me e da altri sollecitata, avrebbe potuto senza problemi nominare Bettin assessore: premiandolo così per la fedeltà, e continuando ad avvalersi dei suoi consigli senza alimentare quella imbarazzante ambiguità di ruoli che egli ora si ritroverà ogni giorno tra i piedi.

Trovo incredibile che un uomo d’impresa abbia potuto infilarsi in un tale cul de sac. Credo, tuttavia, esistano ancora i margini per ristabilire i corretti confini operativi di un non eletto dal popolo. Solo che Giordani, per la sua stessa dignità, lo voglia, e che il (formalmente) n. 2 dell’Amministrazione, il prof. Lorenzoni, si degni di (finalmente!) battere un colpo. La città, e non soltanto il loro elettorato, tireranno un sospiro di sollievo.

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  • Giuseppe Drosera

    zanonato due la vendetta

  • E in cosa consisterebbe la vendetta, gentile Drosera, visto che Giordani era anche il suo candidato? Mi illumini, la prego.

  • pachiara

    Scusate se mi intrufolo ma questo continuo Bettin – Mannino lo fa apposta sicuramente – mi impressiona sempre più perchè pare sempre più, sputato, il famoso parroco padovano accusato di orge e orgette . Uno dice: cosa c’entra? c’entra c’entra perchè anche l’occhio (politico e non) vuole la sua parte…