Viaggio intorno al mondo coi bambini, l’impresa dei Miljian

La storia nel blog della famiglia Miljian spiega come e perché si può viaggiare anni attorno al mondo coi figli piccoli.

“Il giorno dopo scappò di casa e la sua patria diventò il mondo intero”, scrive Chiara Gamberale nel suo ultimo libro. Un romanzo per bambini e per adulti-bambini. Come quei libri che hanno dentro molte storie, una per ogni età. Anche questa è una storia per piccoli e grandi, un viaggio dall’Italia all’altra parte del mondo, senza una meta precisa. Senza data di ritorno.

La famiglia Miljian ha deciso di partire. C’è chi sogna ad occhi aperti e chi li mette in valigia e li porta con sé. Per davvero. Micaela non lascia spazio a immaginari da copertina: «questo è proprio un lavoro ed è veramente tosta oltre al fatto di avere due figli e una casa da gestire. Con un trasloco imminentissimo è dura, ma ce la stiamo facendo». Insomma, mamma di due bimbi, Teo e Lia – tre anni in due – Micaela ha deciso assieme al proprio compagno, Julien, di partire per un viaggio attorno al mondo. Anzi, «è più che altro una scelta di vita», puntualizza.

Da poco più di un anno hanno aperto un blog. «All’inizio era un progetto amatoriale, per aggiornare i nonni su quello che facevamo nella nostra Firenze, poi le cose sono evolute. Ed è diventato il mio lavoro. L’ottica è quella di comunicare un messaggio». La voce di Micaela sorride nella punta di francese con la quale spesso termina le frasi. Sarà che il suo compagno è parigino, sarà che in Francia ci hanno vissuto per un po’, in un appartamento troppo stretto, come tutti i giovani alle prese con gli esami, lo studio e un futuro da costruire.

I quattro partiranno il 5 settembre, prima meta Indonesia, con uno scalo a Dubai di qualche giorno per lasciare il tempo a Lia e Teo di ambientarsi lentamente al cambio di vita che li attende. L’esperienza sarà condivisa – cari amati e odiati social network – tra video, foto e post a raccontare il prevedibile e l’inaspettato. Regole di base, ogni volta che si oltrepassa la linea del via. Perché condividerla con tutti? «Non partiamo da zero», continua Micaela. «E’ da parecchio che lavoriamo in quest’ambito, le idee si sono costruite pian piano. Io e mio marito siamo due freelance, ci basta un computer e il gioco è fatto. Lavoriamo nel marketing da tempo e non nego che questo sia un vero e proprio progetto imprenditoriale. Non è una cosa per la quale uno si alza la mattina e dice ok, vado. Ci vuole una base da tutti i punti di vista per poterselo permettere».

Per una pagina Facebook che cresce di migliaia di follower di settimana in settimana, qualcosa fa supporre che l’idea possa funzionare. «Le collaborazioni che stiamo sviluppando con diverse aziende e realtà ci appoggiano nella nostra partenza a tutti gli effetti. Mi rendo conto anche io che fino a qualche mese fa non avremmo avuto le risorse per poterci imbarcare in questa avventura». Ecco come hanno fatto. Ah, hanno anche venduto i mobili di casa e tutto quello che non occorre. «Le partnership già in attivo e quelle future riguarderanno tutto ciò che concerne il senso del viaggio. Per esempio, con enti del turismo che ci faranno scoprire quello che si può fare con i bambini in ogni parte del mondo, con l’intento di far conoscere cose nuove agli altri». Tipo? «Una meta inaspettatamente family-friendly è Singapore. Chi mai pensa che una città simile possa essere assolutamente sostenibile con dei bambini piccoli?». Aggiungici che papà è esperto nella gestione del marketing alberghiero e che mamma ha competenze in fatto di moda, la somma è un gioco da ragazzi. Che poi, se la strada è quella giusta, si apre tutto da sé. E le curve sono dolci, anche fossero tornanti.

Micaela e Julien si sono dati quattro anni di tempo per questa sorta di follia ben strutturata. Quando Teo compirà sei anni, tutti a casa. Con la scuola dell’obbligo non si scherza. Non sono poche le famiglie che intraprendono questo tipo di percorso, i numeri sono in crescita. Le condizioni possono essere diverse, figli non figli, compagni non compagni. C’è per esempio “Mi prendo e mi porto via”, il blog dei viaggi di Elisa e Luca (più bimbo) diventato anche collaboratore per testate come Vanity Fair. Certo, all’estero è più facile, o almeno così pare. «In Italia ci sono mamme che hanno paura a prendere il treno con i propri figli. Io parto dal presupposto che in ogni parte del mondo nascono i bambini, se sopravvivono loro sapranno farlo anche i nostri. Basta mettere la testa nelle cose che si fanno, motivo per cui non ci vedrete mai nella giungla, per dire».

Nella Carta dei Diritti dei bambini all’Arte e alla Cultura, un’iniziativa nata nel 2009 da un gruppo di teatro per l’infanzia (La Baracca – Testoni Ragazzi), si scrive che i più piccoli hanno diritto “a condivivere con la famiglia il piacere di un’esperienza artistica”. Che il senso del viaggio possa essere dimostrazione di questo, che il senso del viaggio possa essere con e per i bambini. Assieme a loro, qualsiasi cosa. Noi da qui, aspettiamo le prove con il sorriso. Non dimentichiamo il finale, una punta di francese. Voilà.