“Vicenza si solleva”: «ci candidiamo a gestire il Parco della Pace»

Marchesini: «no al “progetto delle meraviglie”». Il rapporto di fiancheggiamento a Variati («perchè avremmo dovuto rinunciare al Bocciodromo?») va in crisi. E su Bulgarini: «etica elastica»

Enrico Marchesini è un volto relativamente poco noto all’opinione pubblica, ma è stato, ed è, uno degli esponenti più influenti dell’area “antagonista” di Vicenza, che negli anni ha assunto varie forme: dallo storico movimento No Dal Molin alle più recenti metamorfosi No Tav, No Borgo Berga e, da ultimo, “Vicenza si solleva”. Per alcuni, nonostante o proprio per il suo starsene defilato in pubblico ma presentissimo nelle assemblee interne, è lui la vera mente strategica dietro le decisioni di una componente della sinistra che nel capoluogo berico ha come luogo di riferimento il Bocciodromo, centro sociale regolarmente in affitto dal Comune, governato da un Achille Variati (Pd) con cui negli ultimi anni i rapporti sono stati di buon vicinato, se non di fiancheggiamento. Almeno fino ad ora, o meglio fino al caso politico che sta preparandonsi in vista delle comunali 2018 su uno spazio-simbolo come il Parco della Pace, compensazione acquisita dal municipio ad uno Stato che ha fortissimente voluto la base statunitense nell’ex aeroporto Dal Molin. E che fin dal nome rappresenta, almeno nelle intenzioni di chi si è battuto contro, l’aspirazione a testimoniare quel No alle servitù militari Usa che resta idealmente viva.

A luglio lei ha inviato ai giornali una nota pacata nei toni ma durissima nei contenuti, firmata da una buona parte del Tavolo della Partecipazione, la galassia associazionista e di comitati attiva sul fronte ambientalista e pacifista, in cui accusa l’amministrazione Variati, citando il rapporto Unesco-Icomos, di «rinforzare invece che diminuire il danno e l’impatto causato dalla base militare» con il progetto di Parco della Pace approvato dalla giunta di centrosinistra. Perchè?
Preciso che nel Tavolo della Partecipazione esistono molte sensibilità diverse, e infatti con un comunicato di metà agosto altri soggetti che ne fanno parte hanno criticato il nostro, accusandoci di essere contrari al parco. Invece no, siamo contrari a come viene pensato il parco, a questo progetto elaborato dal gruppo di architetti capitanato da Zagari che immagina una sorta di “parco delle meraviglie”, con questi canaletti, fontanelle, manufatti. Noi, come chiede l’Unesco, siamo per valorizzare il legame con la campagna veneta (io, scherzando, avevo proposto “campi di grano con papaveri rossi”, per citare De Andrè, piuttosto che riempirlo così).

Si sta pensando anche a come utilizzarlo per dare spazio ad un Museo dell’Aria o una sede della Protezione Civile.
Niente contro, ma vorremmo anche un ricordo, una presenza che tenga viva la lotta per la pace.

Uno spazio sociale, come usate dire.
Uno spazio per attività e per i movimenti, sì. Su questo c’è stata una rottura col sindaco e con quelle realtà che perseguono interessi di bottega, come chi vuole il campo da tennis o altro… Fra l’altro, va detto, più sono e più hanno bisogno di manutenzione, e quindi più costano, e il costo, dopo i primi due anni, sarà a carico del Comune: a chi affidi la gestione ordinaria? Noi pensiamo ad una fondazione ma non comunale.

Vi state candidando a gestirlo?
Ci candidiamo a renderlo un’officina di iniziative.

Veniamo al merito delle critiche.
Anzitutto, in alcune parti l’area si allaga, perchè gli americani hanno chiuso il canale che finisce in viale Ferrarin, demolendo i drenaggi. Di qui i canaletti del progetto, che devono contenere l’acqua.

E dove sta la critica?
Sta nel fatto che almeno lo dichiarino apertamente, che tutta quell’estetica serve in realtà a quello.

Cioè a mettere una pezza ad un danno derivato dalla base americana.
Esatto. Noi lo avevamo detto, ma diciamo che i comitati nelle commissioni che si sono occupate del progetto sono state un contentino per gestire la vicenda…

Crede che il Parco della Pace, all’approssimarsi ormai della campagna elettorale del 2018, sia un’operazione di sapore elettorale che Variati dispiegherà per favorire il suo favorito, ovvero il vicesindaco Jacopo Bulgarini che corre a candidarsi a sindaco per il centrosinistra?
Ricordo queste parole di Bulgarini sull’Unesco: “ci ha dato una bella sberla, dobbiamo evitarne altre in futuro”. E dopo un mese ecco la vicenda della Basilica Palladiana, con lo stop della Soprintendenza. Sul Parco della Pace sarebbe ancora in tempo.

Ma per rispondere alla mia domanda?
Bulgarini non ha mai partecipato al tavolo di lavoro con gli architetti che si è riunito circa una volta al mese, c’era in quelli aperti al pubblico. Variati invece c’era sempre.

E’ stato lui a tenere i rapporti, specie col Bocciodromo, con voi in questi anni. Che giudizio ne dà?
Intelligente. Spavaldo, il che a volte non è un bene. E con un’etica elastica.

C’è chi vi critica per aver scambiato un atteggiamento benevolo verso il centrosinistra di Variati, senza mai attaccarlo anche quando dal vostro punto di vista era palesemente in fallo, con la concessione di uno spazio, il Bocciodromo. Quanto c’è di vero?
Nel 2008 il nostro appoggio è stato determinante per far eleggere Variati. Quando ci offrirono lo spazio, ci fu chi disse che era meglio di no perchè ci avrebbe esposto a condizionamenti e ricatti. Ma perchè dire di no a priori? Sarebbe stato masochismo. Poi dipende dalle capacità e dai rapporti di forza.

Sì ma abbia pazienza, lasciando da parte il caso macroscopico di Borgo Berga che comunque politicamente ha un’origine di centrodestra (ma uno sviluppo di centrosinistra), prendiamo il più recente di tanti altri casi: quello del codice Rotondi sui comportamenti urbani. Sotto il profilo culturale, rappresenta un’idea di città che è agli antipodi della vostra. In altri anni vi sareste fatti sentire eccome.
Sì, questo sì. Ma dipende anche dallo stato di forze esistenti.

Cioè non avete abbbastanza attivisti per mancato riciclo generazionale?
Esattamente. Ma non vale solo per noi, ma per tutto il mondo dei centri sociali.

E nel frattempo avete trovato una sponda in consiglio nel consigliere comunale del M5S Daniele Ferrarin.
E’ stato efficace, ma per via delle regole del M5S (che per altro è sempre meno apprezzato dai movimenti per l’involuzione degli ultimi tempi), non può più ricandidarsi.

E la consigliera Dovigo, invece? Lei sarebbe di sinistra anche ufficialmente, per così dire.
La Dovigo sì che ha mancato di autonomia. Ma non voglio inoltrarmi in giudizi sulle singole persone.

Recuperiamo un po’ di sana critica: mi faccia un esempio di amministrazione Variati da stigmatizzare.
Dovrebbe farsi un giro ai Ferrovieri dove stanno recitando tutti i parchi e parchetti del quartiere con i fondi che il governo ha destinato e assegnato ai Comuni per l’accoglienza dei migranti. Gli stessi sui quali Rotondi ha pescato per l’acquisto di nuove armi per la polizia locale, di telecamere e altri dispositivi di controllo che per l’appunto con l’accoglienza sono perfettamente in sintonia. Insomma un uso spregiudicato di fondi, come per quelli che erano stati destinati alle periferie e poi utilizzati anche per il Querini, per il Parco della Pace e per quello in via Cattaneo che risponde a due esigenze: una rincorrere la destra sulla visa securitaria, l’altra per motivi essenzialmente elettoralistici.

A proposito: mi par di capire che con queste poche forze non presenterete una vostra civica alle elezioni dell’anno prossimo, come faceste con Vicenza Libera eleggendo Cinzia Bottene. Sosterrete qualcuno?
Se faremo una scelta, appoggeremo chi ci garantisce di più. Ma per ora, non c’è. Nel frattempo, stiamo per lanciare un appello per un’azione globale contro le basi militari in occasione dell’anniversario della guerra madre di tutte le guerre, quella all’Afghanistan, il prossimo 7 ottobre, in cui abbiamo coinvolto anche i No Muos e altri movimento stranieri, anche statunitensi. Ma non vogliamo che sia un rito e basta, piuttosto un modo per parlare dell’intreccio fra guerre, migrazioni e cambiamento climatico, che la Nato sfrutta come del resto fanno Russia e Cina per esempio nello scongelamento dell’Antartico. Vicenza è una città simbolo: da qui la 173ma brigata parte per l’Ucraina, qui c’è il comando Africom, qui c’è il Coespu. Noi cerchiamo almeno di tenere alta l’attenzione…

fra vicentini che sembrano indifferenti anche su questioni che poi si ritrovano a sopportare sulla loro pelle, come la tangenziale nord paesaggisticamente criticabile (e criticata, ma Variati e Anas hanno bocciato l’alternativa ideata da Italia Nostra).
E’ vero. Ma bisogna anche pensare che sono stati frustrati nelle loro aspirazioni.

Rischio che c’è sempre.
Se vuole restare patrimonio dell’umanità, Vicenza deve difenderne il riconoscimento fino in fondo. Non può sempre correre ai ripari dopo.

(Ph. Davide Travaglini)