Valdagno, la sua storia chiusa nell’archivio Marzotto: apriamola

Appello al Soprintendente e al sindaco Acerbi. Perchè l’identità veneta si trova anche nei suoi centri manifatturieri

Valdagno, antica cittadina industriale dell’Alto Vicentino, pur oggi economicamente e socialmente diversa da quando era il “feudo” dei Marzotto, conserva rilevanti testimonianze del suo essere stata a lungo il più importante centro europeo, e per qualche decennio anche mondiale, nella lavorazione e trasformazione della lana.

Essa ha, peraltro, la singolarità che parte della sua memoria storica è conservata non negli archivi comunali, bensì in ciò che rimane dell’archivio di Marzotto S.p.A. dopo qualche decennio di manomissioni, sottrazioni, incuria. Lì non c’è solo documentazione puntuale dei consistenti interventi, anche infrastrutturali, che l’azienda operò lungo tutta la vallata dell’Agno, ma vi è la “storia” di generazioni e generazioni di individui che lì vi faticarono, e – in controluce – quella dell’industria della lana in Italia e nel mondo.

Peccato che quell’archivio sia chiuso, inaccessibile, stipato in qualche sotterraneo, perché mai sottoposto a vincolo dalla competente (o incompetente?) Soprintendenza archivistica, nonostante le molte sollecitazioni in tal senso anche da me ad essa rivolte. A giugno scorso, l’attuale Soprintendente reggente mi ha assicurato che sarà sua cura riprendere l’iter che era stato avviato nel luglio 2013, e poi inopinatamente interrotto.

Strana vicenda, dato che la eccezionale rilevanza storica di quell’archivio era nota fin dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso. Anche se non ho motivo di dubitare della buona volontà del Soprintendente, non sarebbe male se il sindaco di Valdagno facesse qualche passo ufficiale, magari assieme agli altri sindaci della Valle.

Ma nelle more del vincolo archivistico, l’amministrazione comunale dell’ex “Città della lana”, che ha diversi “dossiers” aperti con Marzotto S.p.A., potrebbe percorrere la scorciatoia di una trattativa diretta con la stessa allo scopo di ottenere in comodato la disponibilità di quel patrimonio documentario, assicurandone così la fruizione agli studiosi.

Patrimonio che potrebbe anche non uscire dall’enorme e desertificato stabilimento valdagnese, ma essere reso disponibile alla consultazione in qualche salone dello stesso, opportunamente riattato allo scopo. Sarebbe questo un modo per aprire, finalmente, un dibattito sul riuso della cubatura ora abbandonata al degrado, in una virtuosa collaborazione pubblico-privato.

Un’idea peregrina? Mica tanto. Quei volumi potrebbero utilmente ospitare molte piccole manifatture 4.0 e non poca produzione immateriale, restituendo alla comunità non solo un pezzo della sua “memoria” ma preservando un territorio sempre più scarso da nuove cementificazioni che sarebbero invece necessarie per la voglia di “fare impresa” delle nuove generazioni.

Ci rifletta, sindaco Acerbi. Coltivare la memoria di un passato glorioso può essere un “affare”: anche per Marzotto S.p.A., dato che ritengo improbabile che i valdagnesi accetterebbero facilmente l’abbattimento di quel complesso di edifici per dar luogo a nuove speculazioni immobiliari. Mi creda.

Ph: wikipedia.org