Corvelva: «Zaia usa il no ai vaccini per il referendum»

Donolato, coordinatore del comitato per la libertà di scelta, critica il governatore veneto. E accusa la stampa di censura

La gestione delle vaccinazio obbligatorie in Veneto è diventato un caso nazionale. Non solo per le critiche fioccate sul governatore leghista Luca Zaia, accusato di essersi messo di traverso con la moratoria fino al 2019/2020 del decreto Lorenzin (firmata dal segretario generale della sanità Domenico Mantoan). Ma anche per la spaccatura politica che ha generato fra Lega e Forza Italia. Chissà quale dei due fattori è stato più determinante per  clamorosa retromarcia giunta quest’oggi da Palazzo Balbi a Venezia. A non fare alcun dietrofront è invece il Corvelva, sigla che raggruppa le famiglie che contestano l’obbligatorietà dei vaccini. Ferdinando Donolato, che ne è il coordinatore, spiega che l’associazione è operativa a livello regionale dal 1993 e ha dato sostegno negli anni «ad oltre 70mila famiglie. Ci chiamano anti-vax, no-vax, free vax e in altri mille modi. Il Corvelva in realtà ha preso forma dopo che si erano manifestati alcuni casi, regolarmente accertati dalle autorità, di danni causati sui bambini proprio dai vaccini. La nostra associazione ha come unico scopo quello di chiedere una legge che garantisca la libertà nella vaccinazione. Nel nostro gruppo ci sono persone che sono contrarie alla immunizzazione. Altre che chiedono per i loro figli la vaccinazione totale. Altre che sono per una immunizzazione parziale. Altre che chiedono una vigilanza sui farmaci più appropriata e una somministrazione tarata caso per caso. Ma la libera scelta è il nostro orizzonte. Le statistiche tra l’altro ci dicono che più aumenta il grado d’istruzione e più le persone si dicono per la libertà di vaccinazione».

RISPOSTE ALLE ACCUSE
Tuttavia le critiche che vengono rivolte ai dubbiosi o contrati ai vaccini sono esattamente di ignoranza, di abbeverarsi da notizie poco attendibili magari su Internet, di atteggiamento antiscientifico. «Le accuse formulate nei nostri confronti sono delle pagliacciate. Tanto che quando, e sottolineo quando, i soloni dell’obbligo vaccinale si confrontano con noi escono sempre con le ossa rotte. Noi facciamo affidamento su un comitato scientifico di altissimo livello, ma i medici che ne fanno parte, per non subire ritorsioni da parte del rispettivo ordine, mantengono riservata la loro identità. Dire che i vaccini fanno male o fanno bene a priori non ha senso. Bisognerebbe disporre di dati certi, analisi indipendenti, di una vigilanza sui farmaci fatta come dio comanda, capire se esistono problemi nella somministrazione combinata e valutare poi da farmaco a farmaco. Quello che non si può fare è il minestrone». I sostenitori dell’obbligo vaccinale fanno rilevare che alla fine in mancanza di obbligo si finisce col giocare con la salute dei bambini. «Questa – attacca Donolato – è un’altra corbelleria. Dico solo un paio di cose. I nostri nonni, coloro che hanno più di settant’anni, quelli che spesso e volentieri fanno da babysitter ai nostri nipotini, per lo più non sono mai stati vaccinati. Che facciamo li interniamo? E ancora per evitare eventuali contagi bisognerebbe immunizzare anche il personale non docente delle scuole. E poi gli insegnanti, i prèsidi, gli infermieri e i medici negli ospedali. Ma per cortesia…».

ZAIA? UNA DELUSIONE
Sul piano politico, il tira e molla di Zaia e le posizioni del suo partito, da Salvini al segretario regionale Da Re, sembrano voler dare rappresentanza ai No Vax. Anche se il governatore veneto ha precisato sul Corriere della Sera di ieri di non essere mai incontrato con i comitati come il Corvelva. Il portavoce respinge, per così dire, ogni collateralismo: «è più di due mesi che chiediamo di incontrare Zaia per consegnargli la nostra petizione sulla libertà di vaccinazione. Questo incontro non ci è mai stato concesso pur a fronte delle oltre trentamila firme raccolte. Noi siamo tanti. Lo sappiamo. Coloro che ci seguono sono di ogni credo politico, di ogni ceto sociale, dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro. Durante i nostri cortei sfila il vecchio esponente della sinistra radicale, l’indipendentista, l’uomo della destra dura e pura e al suo fianco la donna musulmana col velo. È chiaro che con la moratoria Zaia abbia cercato di tirare acqua al mulino del referendum sull’autonomia veneta del 22 ottobre. Diverso invece è il ricorso alla Consulta contro il decreto Lorenzin. Sul piano tecnico-giuridico è scritto benissimo, tanto di cappello. Ma è in quel solo ambito che si esprime e non nel merito delle nostre istanze che riguardano la libertà di vaccinazione. Ed è per questo che inizialmente noi avevamo nutrito nella Regione molte più speranze di quelle che nutriamo ora. L’interesse sull’argomento sembrava maggiore. Ora sta scemando».

MEGLIO LA LIGURIA. O LA PUGLIA
Il governatore della Lombardia Roberto Maroni, leghista anche lui, aveva optato per un approccio assai più morbido di Zaia, scegliendo fin da subito di non mettersi di traverso rispetto alle indicazioni di Roma. Di più: secondo Formiche.net la Lega sui vaccini si sarebbe spaccata: secondo il quotidiano online la giunta regionale ligure in cui il Carroccio ha assunto una posizione filogovernativa sui vaccini. «Le prese di posizione di alcuni esponenti della giunta ligure sono vere. Ma l’amministrazione in realtà è andata incontro alle famiglie con ben altra ragionevolezza di quella mostrata nel Veneto e in altre regioni grazie ad un protocollo operativo che di fatto in molti casi procrastina e non poco l’applicazione della vaccinazione obbligatoria. Per non parlare di quello che sta facendo il governatore Pd della Puglia Michele Emiliano sia in materia di assistenza sui ricorsi sia in termini di rapporti con chi è più scettico sui vaccini».

VOLUTA FARRAGGINOSITA’?
Un gruppo di mamme veronesi, per evitare di veder rifiutati negli asili i propri bambini, si sono ingegnate portando l’autocertificazione con rinvii “autonomi” di alcuni vaccini. «Se si tratta di adoperare quegli accorgimenti per sfuggire alla norma che anche noi abbiamo abbiamo suggerito, va tutto bene a patto che si rimanga nella legalità. Noi combattiamo con ogni mezzo ma alla luce del sole. La battaglia per la libertà la esprimiamo anche così. Tuttavia ci viene un dubbio. Quello per cui la norma sull’obbligo sia stata concepita in modo volutamente farraginoso. Tanto che, all’italiana, chi è proprio refrattario ai vaccini possa sfuggirvi lecitamente, mentre la spesa per l’acquisto dei vaccini a beneficio delle Big Pharma viene comunque garantita».

NO ALLA CENSURA
Donolato allarga la visuale in un affondo finale: «Abbiamo assistito a tutto questo bailamme sui vaccini. Ma perché il Veneto non è finito con la stessa forza sulle prime pagine dei giornali nazionali per il consumo di suolo, per il caso pfas e per tutti gli altri casi di inquinamento, per la questione delle cave, per il ricorso forsennato alle microcentrali elettriche? In questo caso l’informazione è carente, lontana dalla realtà e colpevole di censura». Il coordinatore cita due casi «in cui noi come Corvelva o in una con altre associazioni avevamo chiesto a due quotidiani non veneti del Gruppo L’Espresso di acquistare due spazi per spiegare le nostre ragioni. A pochi giorni dalla uscita il responsabile degli annunci ci ha ridato indietro i soldi comunicandoci che mai poi e poi mai avrebbero potuto pubblicare quell’annuncio». Ai media in generale imputa di non avere dato il giusto risalto alla vicenda della Mongolia dove si sono verificati 50mila casi di morbillo su 3,2 milioni di abitanti a fronte di una soglia di vaccinazione prossima al 100%. «Il potere e la pervasività dell’industria farmaceutica sono enormi, ma in altri Paesi come in quelli scandinavi, dove il controllo dell’opinione pubblica è più forte, non a caso l’obbligo vaccinale è ben meno stringente».