Pfas, Greenpeace: «”lavaggio” del sangue non basta»

A causa dell’inquinamento da Pfas in Veneto sono stati avviati screening sanitari per 85mila residenti nella zona più inquinata, ma anche fra gli esclusi dallo screening ufficiale c’è chi ha affrontato le analisi per via privata, come molti cittadini di Montecchio Maggiore (Vicenza). Come scrive Greenpeace Italia sul blog del Fatto Quotidiano, i risultati degli esami, sia quelli prescritti dalla regione sia quelli effettuati in autonomia, rivelano dati preoccupanti, con valori nel sangue fino a 40 volte maggiori dei livelli di riferimento per le sostanze Pfas.

La Regione Veneto, già a luglio, ha predisposto un programma di plasmaferesi, un lavaggio del sangue per abbassare la concentrazione degli agenti inquinanti ma, sottolinea Greenpeace, «in contemporanea a questa operazione di “disintossicazione” per parte della popolazione, non è stato previsto l’abbassamento dei livelli di Pfas consentiti nell’acqua potabile (tra i più alti al mondo). E non c’è traccia di piani per prevenire l’ulteriore immissione in ambiente di queste sostanze. Non intervenire sui livelli di Pfas ammessi nell’acqua potabile e non prevenirne l’emissione in ambiente, significa continuare l’esposizione dei cittadini a sostanze che ovviamente continueranno ad accumularsi nel loro sangue». Per Greenpeace, il Veneto dovrebbe immediatamente attivarsi per realizzare un immediato abbassamento dei limiti di Pfas. L’associazione ha diffuso una petizione online in tal senso, nell’ambito della campagna “Stop Pfas”.