Una band israeliana alla ricerca di Iva Zanicchi

Il lungometraggio sceneggiato dalla Boev, allieva del vicentino Costalunga. Su una “Diva Senza Tempo”

Un trip, ma senza droghe. Un viaggio tra realtà e finzione a giocare su binari che chissà dove portano. E, un giardino privato a mo’ di cinema incastonato tra le mura di Vicenza, con un grande schermo installato per l’occasione. La prima del lungometraggio “Diva Senza Tempo è andata così, tra la presenza degli autori e autoctoni palladiani seduti su sedie improvvisate e coperte, per quelli che i film li guardano a pancia in giù. O in su. Dipende.

«Vicenza respira molta arte, molta creatività», spiega Mela Boev, produttrice e sceneggiatrice del film di Jonathan Gottesmann, girato nel 2016 e ora pronto per le sale indipendenti d’Italia, e non. Negazione necessaria per un prodotto che racconta la storia di un viaggio che inizia a Tel Aviv con destinazione Roma, passando per Atene, Tirana, Matera, Salerno e Napoli.

Una band israeliana è alla ricerca di una cantante, ne hanno una ben in mente, anche se – si sa – è ormai fuori dalle scene da un pezzo. Tuttavia, è perfetta. Magistrale. E’ lei che vogliono: Iva Zanicchi. Da Tel Aviv al Caput Mundi, dunque, si parte. Non c’è tempo da perdere: trovarla, convincerla e portarla con sé. Il traghetto fischia quasi fosse un treno alla stazione, due membri del gruppo si imbarcano per una traversata che li porterà dritti dritti verso l’agognata città eterna. O forse no. Sullo sfondo una realtà plasmata in finzione, un finale a sorpresa e una colonna sonora con un perché difficile da spiegare, un po’ come quelle idee del mattino trascinate al tempo del caffè da una notte di ruminazione. Frullano lì, nella testa. Non se ne vanno.

Jonathan Gottesmann mette la firma al suo primo lungometraggio, 73 minuti di trash raffinato, mitologico, poetico, comico e tutta un’altra serie di aggettivi che finiscono per –ico. Fico. «Sono israeliano e ho vissuto a Tel Aviv per 20 anni», mi spiega. «Provengo dall’animazione anche se alla fine non l’ho mai fatta, preferisco lavorare con le persone». Da qui la sua collaborazione nel mondo della musica e della scena underground. «Disegnavo copertine dei cd e creavo videoclip per Israeli Music Channel». Al cinema, non ci aveva mai pensato davvero. «E’ stata un’escalation», continua. «Ho iniziato i progetti più lunghi con la band che ha composto la colonna sonora di Diva Senza Tempo, collaboro con loro da ormai quindici anni».

Mela Boev (padovana di nascita) è cresciuta artisticamente a Vicenza, nella scuola di Pino Costalunga, icona vicentina del teatro. «Questa città mi ha regalato molto, sono stati degli anni intensi, poi ho sviluppato la mia ricerca personale, iconoclastica. Mi sono concentrata più sulla scrittura e sul suono, non mi interessava l’immagine video. Trasformavo le mie performance in una sorta di colonna sonora. E quando ho incontrato lui», continua mentre sorride a Jonathan, «ho capito che era arrivato il momento di aggiungere altro».

«Ci siamo incontrati per caso in Israele durante un buffet, lui mi ha passato qualche videoclip» prosegue Mela, «io stavo lavorando lì come artista residente, ma vivevo a Londra. Quando ho guardato quella roba ho pensato “this is very bad”, ma era talmente terribile che doveva per forza avere del buono». Ride. «Non capivo perché ero attratta da questa cosa che lui chiama giustamente trash, ma non è solo questo. Aveva qualcosa che mi intrigava perché era a metà strada tra cinema e arte. Non si capiva». Ha deciso di incontrarlo di nuovo. Da lì hanno iniziato a lavorare insieme e lui l’ha introdotta a un gruppo di musicisti israeliani – Energya Psychotronics – il cui album “Miracles between poles” ha scandito i fotogrammi del lungometraggio Diva Senza Tempo.

«Il suono è qualcosa che tu non vedi, ti lascia lo spazio di immaginare ciò che in realtà non si è mai verificato. Con il video invece è diverso, abbiamo dovuto trovare un compromesso», forse è anche per questo che mi parla della colonna sonora come di un vero e proprio personaggio del film. La musica guida i protagonisti. «Abbiamo smontato e rimontato le varie tracce dell’album creando un prodotto nuovo, cinematografico», puntualizza Gottesmann. No, gli Energya Psychotronics non si sono offesi, visto che il compositore e leader del gruppo è uno dei due protagonisti del film (l’altro è lo stesso Gottesmann), un dagherrotipo a metà strada tra il trash e la psichedelia. E sì, il film è un continuo gioco di realtà parallele, basti pensare che la band alla ricerca della cantante esiste davvero. Gli autori della colonna sonora sono infatti un insieme di musicisti che per ogni album hanno ingaggiato una diversa cantante-attrice israeliana, famosa o meno.

I rimandi alle realtà parallele si trovano lungo tutta la storia e l’improvvisazione è parte integrante del film. Dal cambio di location per la piazza di Salerno, alle battute a ruota libera dei personaggi principali, alla collaborazione in remoto con Andrea Canova – altro vicentino e regista del documentario “Je so’ pazzo” sull’ex OPG di Napoli – di cui appare un cameo e che ha assistito Boev e Gottsmann girando alcune scene in loro assenza proprio nella città partenopea. Per dire, «sapevamo che nella storia ci servivano delle donne», racconta Mela, «avendo poco tempo abbiamo appeso dei poster per la città di Salerno chiedendo alle donne di presentarsi per girare alcune scene. E’ venuta una sola persona: un uomo».

Ma Iva, cosa c’entra? Esiste un vinile della Zanicchi intitolato “Shalom”, un disco del ’79 in cui lei canta in ebraico. Mela e Jonathan l’hanno trovato inaspettatamente durante un viaggio in Italia mentre curiosavano nella collezione di un rivenditore ambulante. «Abbiamo iniziato a ridacchiare di questa cantante e show woman». E Diva.