Amarone, scontro tra produttori e Consorzio

Negli scorsi giorni le Famiglie dell’Amarone d’Arte (associazione di 13 etichette storiche della Valpolicella che gestiscono il 25% dei vigneti e realizzano il 17% della produzione di Amarone) hanno contestato la decisione del Consorzio di tutela della Valpolicella di limitare i quantitativi di uve da destinare all’appassimento (tecnica produttiva proprio per l’Amarone). Come scrive Giorgio dell’Orefice sul Sole 24 Ore di oggi a pagina 11, a scatenare lo scontro tra i produttori è lo scarso rendimento della vendemmia 2017.

Sabrina Tedeschi, presidente dell’associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte, ha dichiarato: di fronte alla vendemmia 2017, nella quale si registrerà un calo produttivo del 15% in Veneto e del 10% in Valpolicella, applicare una riduzione lineare a tutti i produttori, sganciata cioè da valutazioni qualitative e senza tener conto dei differenti costi di produzione tra collina e pianura, rischia di rivelarsi penalizzante per chi predilige la qualità ai volumi. Ci dicono che la scelta è dettata dall’esigenza di tutelare la redditività. Ma anche svendere il prodotto, come fa qualcuno, non aiuta i fatturati».

Risponde il direttore del Consorzio della Valpolicella, Olga Bussinello: «non condividiamo i numeri, nella nostra area abbiamo subìto meno i danni da gelate e siccità che nel resto della regione e il calo produttivo atteso è nell’ordine del 2%. E non sono d’accordo neanche che la riduzione delle uve da destinare all’appassimento penalizzi i produttori di collina: la percentuale del 40% è fissata sulla resa massima di 120 quintali di uva a ettaro. Pertanto, chi produce di meno, ad esempio 100 quintali, potrà destinarne 48 ad appassimento, ovvero più del 40%».