A lezione da Varoufakis: «la sinistra? Neoliberale come la destra»

L’ex ministro delle finanze greco in Italia: «il problema non è il capitalismo, ma lo strapotere della finanza»

«There is no centre left in this country». Non esiste il centrosinistra in questo Paese. Yanis Varoufakis, economista ed ex ministro delle finanze della Grecia, è un tipo diretto, senza giri di parole. Nelle ultime settimane ha percorso l’Italia per raccontare la sua idea di Europa e di democrazia. «Il pensiero neoliberale ha contaminato la sinistra al governo in questo paese come nel resto d’Europa», ha detto, per esempio, a Ferrara.

Varoufakis snocciola una lezione di economia e di politica, torna sulla crisi e le cause di questa, ancora poco comprese dall’establishment europeo «che distrugge l’Europa». Rifugge da etichette anti-europeiste, perchè si dice europeista a tal punto da volerne costruire una nuova Europa democratica che affondi le radici nel movimento DIEM25, di cui è cofondatore. «La democrazia, con la sua vecchia accezione di governo del popolo, è l’elemento costitutivo di un nuovo movimento che deve guardare alla crescita a alla riduzione delle diseguaglianze». Nessuna rivoluzione: i veri cambiamenti si fanno da dentro, creando un’alternativa.

C’è bisogno di un’Europa «meno neoliberale». Con questa parola s’intende il modello che privilegia il libero mercato e la circolazione di beni e capitali finanziari ponendo lo Stato in un ruolo marginale. Con la finanziarizzazione dell’economia come involuzione finale. «L’aumento in termini di speculazione finanziaria è andato di pari passo con l’incapacità delle socialdemocrazie di bilanciare e mediare il rapporto tra profitto e salario; quest’ultimo ruolo era stato fondamentale negli anni del dopoguerra dove le socialdemocrazie servivano da ponte per indirizzare una parte dei profitti verso la costruzione del welfare state».

La sinistra è diventata neoliberale come la destra. «L’Italia non dovrebbe essere in questa situazione, voi siete un paese che produce, che inventa, che esporta», dice Varoufakis rivolgendosi al pubblico e ricordando la disoccupazione giovanile oltre il 30%. Quando il giornalista tedesco Michael Braun gli chiede cosa ne pensa del libero scambio, dei trattati commerciali che vogliono aprire sempre più frontiere, Varoufakis risponde che «la sinistra è per definizione internazionalista but not globalist”, in senso economico, specifica. «Essere globalist in economia significa essere a favore della liberalizzazione dei capitali, far si che un capitale nel paese X possa muoversi verso un’altra giurisdizione nel paese Y. Io sono a favore del libero movimento delle merci e delle persone, ma non dei capitali».

Continua la lezione di economia spiegando come il problema non sia il capitalismo, inteso come modello di produzione che risale al fordismo, quanto piuttosto il tipo di capitalismo a cui si tende. Il «financialised capitalism» è alla base della stagnazione e delle enormi diseguaglianze che hanno colpito i cosiddetti developed countries negli ultimi anni, una forbice che è aumentata e ha emarginato le classi più svantaggiate. Senza che nessuno facesse niente, neanche chi storicamente aveva un ruolo per opporsi a questo meccanismo. Cioè la sinistra, «che ha colpe enormi» e che non ha fatto che piegarsi, pian piano, alla struttura dominante. È un modello che abbraccia anche l’educazione: «dobbiamo smetterla di trasformare l’umanità in capitale umano, straccerei le tanto rinomate lauree in marketing, business e management e farei leggere 50 buoni libri obbligatoriamente».